Il reperto più antico relativo all’uso di sapone è stato ritrovato in Mesopotamia (attuale Iraq) e risale circa al 2800 a.c.: esso consiste in alcune anfore di terracotta contenenti una sostanza simile al sapone. Inoltre, è stata rinvenuta una tavoletta con caratteri cuneiformi risalente al 2200 a.c. che descrive la preparazione del sapone con acqua, sostanze alcaline e olio di cassia. I Sumeri, popolo noto per l’abilità nella scrittura e nell’arte, furono anche pionieri nell’arte della saponificazione. Utilizzavano grassi animali e cenere di legno per creare una sostanza detergente rudimentale. Questo processo si diffuse poi in altre civiltà, come gli antichi Egizi e i Greci.
I Sumeri furono tra i primi a sviluppare la tecnica della saponificazione, un processo fondamentale per la produzione di saponi. Utilizzavano grassi animali e cenere di legno, che conteneva una forma primitiva di soda caustica, per creare una sostanza detergente. Questo composto risultante, sebbene rudimentale, consentiva loro di pulire e igienizzare sia il corpo che gli indumenti. Questo metodo si diffuse rapidamente nelle civiltà circostanti, compresi gli antichi Egizi e i Greci, che adottarono la tecnica sumera alle proprie esigenze e tradizioni culturali. Gli Egizi, ad esempio, usarono oli profumati e resine per creare saponi profumati e lussuosi, spesso riservati all’uso dei nobili e dei sacerdoti.
IL SAPONE PER I GRECI, I ROMANI E NEL MEDIOEVO
La storia del sapone “non passa” per la cultura greca e romana antica. Greci e romani non utilizzavano sapone ma oli profumati e strigili, ovvero attrezzi ricurvi in metallo (dei raschietti insomma) con cui veniva rimosso lo sporco dalla pelle. Ciò non significa che il sapone (in latino sapo) non fosse noto. Secondo la leggenda il nome di „sapone” viene dal posto chiamato „Monte Sapo” dalla Vecchia Roma, dove il grasso proveniente dal sacrificio degli animali si mischiava con la cenere e andava giù verso il fiume, finchè iniziava a piovere. Le donne che lavavano la lavanderia nel fiume Tibro hanno visto che questa mistura faceva andar via le macchie molto di più che lavarle solo con l’acqua. Plinio il Vecchio, nella sua Historia Naturalis, descrive la tecnica con cui si potevano ottenere detergenti usati per pulire i capelli stigmatizzando al contempo il largo uso che ne facevano gli uomini germani e galli. Quest’ultimi preparavano i saponi con sego, cenere e calce e li utilizzavano come cosmetici. Sarebbe stato il medico greco Galeno (129-201) a indicare per primo l’uso del sapone come detergente al posto della liscivia.
Nel medioevo, i monasteri divennero centri di produzione di saponi, tramandando antiche ricette e tecniche di produzione. Le abbazie in Francia e in Italia divennero famose per i loro saponi di alta qualità, preparati con cura utilizzando ingredienti locali. Nel Medioevo i monasteri svolsero un ruolo significativo nella produzione di saponi, diventando veri e propri centri di eccellenza per la preparazione di saponi di alta qualità. Questo fenomeno si verificò in tutta l’Europa, ma in particolare le abbazie in Francia e in Italia erano rinomate per la loro maestria nella produzione di saponi. I monasteri medievali possedevano spesso vasti terreni agricoli e disponevano di risorse naturali abbondanti, consentendo loro di coltivare erbe aromatiche e raccogliere ingredienti locali utili per la produzione di saponi. Inoltre, i monaci erano ben istruiti nelle arti chimiche e nella preparazione di rimedi naturali, incluso il sapone. Le antiche ricette e le tecniche di produzione venivano tramandate di generazione in generazione all’interno delle mura del monastero, mantenendo viva la tradizione e garantendo la qualità costante dei saponi prodotti. I monaci dedicavano tempo e cura alla preparazione dei saponi, utilizzando ingredienti di alta qualità e metodi artigianali che garantivano un prodotto finale superiore. I saponi prodotti nei monasteri medievali erano spesso apprezzati per la loro delicatezza sulla pelle e i loro profumi naturali, ottenuti con l’uso di erbe aromatiche e oli essenziali. Questi saponi di alta qualità erano molto ricercati e venivano utilizzati non solo per l’igiene personale, ma anche per scopi cosmetici e terapeutici. L’eredità dei saponi prodotti nei monasteri medievali vive ancora oggi attraverso alcune tradizioni artigianali, con piccoli produttori che si dedicano alla creazione di saponi naturali e di alta qualità utilizzando ricette e tecniche antiche.
I centri medioevali più importanti di produzione del sapone erano Savona in Italia e Marsiglia in Francia, seguite poi da Genova, Venezia e Alicante (Spagna). Produzione che si affinerà nel corso del 16° secolo e che rimarrà comunque artigianale almeno per un altro secolo e mezzo.
Quattro furono le città che conobbero grande rilevanza nella storia della produzione artigianale del sapone: Savona, Marsiglia, Venezia e Genova. Queste città erano così legate alla produzione di detergenti da avere addirittura leggende legate a questo argomento. Una delle più famose narra della scoperta della ricetta del sapone, che fu scoperta dalla moglie di un pescatore facendo bollire della cenere con dell’olio d’oliva.
I VERI INVENTORI DEL SAPONE SONO GLI ARABI
Gli studi storico-archoelogici assegnano agli arabi il primato di veri inventori del sapone moderno. La storia del sapone per come lo intendiamo oggi è quindi una storia araba. I saponi venivano prodotti per l’igiene personale con una base di olio d’oliva, di timo o alloro, tuttora gli elementi principali del sapone di Aleppo. Lo sviluppo del sapone ebbe origine proprio nella zona di Aleppo in Siria dove erano presenti abbondanti coltivazioni di piante di olivo e di alloro. Da queste materie prime gli arabi ottennero un sapone molto fine, profumato e colorato che in breve tempo si diffuse in tutto il mondo arabo. Gli arabi producevano sia saponi solidi che liquidi. Dal 7° secolo in poi il sapone veniva regolarmente prodotto in Palestina (oggi Cisgiordania) a Nablus e in Irak (Kufa e Basra). Il sapone arabo era colorato e profumato e poteva essere sia liquido sia solido. Nei manoscritti di Al-Razis (854-925) viene spiegato chiaramente come produrlo, così come in altri manoscritti del 13° secolo, contenenti vere e proprie ricette per la saponificazione. In Europa, invece arriverà nell’800 con l’espansione araba in Spagna e Sicilia e il suo uso si diffonderà ancora di più con la fine delle crociate. I primi saponifici d’Europa furono impiantati nel XII secolo in Castiglia (Spagna) e in Italia (Savona, Venezia), poi in Francia dove nacque il sapone di Marsiglia, che deriva direttamente da quello di Aleppo. Ma si trattò per lo più di produzioni a carattere artigianale, pur se in quantitativi considerevoli per il tempo. Per la saponificazione veniva usata per la prima volta la soda caustica (Al-Soda Al-Kawia), metodo praticamente utilizzato fino all’età moderna.
IL SAPONE NELL’ETÀ MODERNA
La storia del sapone prodotto artigianalmente finisce con la rivoluzione industriale. Alla fine del 17° secolo il chimico francese Nicolas Leblanc inventò una procedura per ottenere dal sale comune la soda, sostanza alcalina. La produzione di soda caustica da soluzioni saline perfezionata negli anni successivi fece da volano per l’industrializzazione della produzione del sapone. I successivi progressi della chimica nel corso del 19° secolo posero le basi scientifiche per la fabbricazione su larga scala del sapone. Certo anche oggi è possibile acquistare, spendendo magari un po’ di più, pregiate saponette prodotte in modo artigianale, realizzate con le antiche tecniche e di qualità di gran lunga superiore rispetto alle concorrenti “commerciali” (vedi i detergenti sintetici); un mercato di nicchia, un po’ come lo era quello degli esordi del sapone in Europa. Facendo un passo indietro e tornando alla storia del sapone è in Inghilterra che partono le prime produzioni industriali per poi diffondersi nel resto del globo. La vendita veniva accompagnata da campagne pubblicitarie che legavano l’uso del prodotto all’igiene personale e quindi alla salute.
COME SI FABBRICA OGGI
Inizialmente la produzione industriale del sapone avveniva facendo bollire gli ingredienti in grandi caldaie scoperte. Un operatore esperto controllava il procedimento utilizzando una paletta. Dal modo in cui il sapone scivolava dalla paletta bollente l’operatore capiva se era necessario modificare il procedimento o il dosaggio degli ingredienti. La fabbricazione moderna del sapone consiste in linea di massima di tre fasi. La prima è la saponificazione, durante la quale gli oli o i grassi vengono fatti reagire con alcali per produrre sapone puro e glicerina, in un composto che contiene circa il 30 per cento d’acqua. A volte questa fase si svolge ancora col metodo della bollitura nella caldaia, ma la maggioranza dei produttori odierni usa sistemi computerizzati. La seconda fase è l’essiccazione che mediante calore, vuoto e nebulizzazione trasforma il sapone puro in grumi contenenti solo il 12 per cento circa di acqua. La terza e ultima fase è detta rifinitura. I grumi vengono impastati con l’aggiunta di profumi, coloranti e altre sostanze che daranno al sapone la sua fragranza e le sue caratteristiche. Le barre di sapone così prodotte vengono poi compresse per ottenere la forma voluta. Oggi il consumatore vuole saponi che contengano profumi fruttati ed estratti di erbe per avere la sensazione di usare un prodotto “naturale” con un maggiore effetto tonificante. Benché si siano fatti notevoli progressi nella comprensione della chimica delle sostanze detergenti e nei metodi di fabbricazione, il sapone tradizionale non ha perso la sua popolarità.
SAPONE DI ALEPPO
La prima testimonianza dell’esistenza del sapone risale al 2800 a.C. e proviene da scavi nella zona dell’antica Babilonia. In quella zona fu ritrovato un materiale simile al sapone conservato in cilindri d’argilla che recano incise delle ricette per la preparazione. Nella Bibbia (Antico Testamento – circa V secolo a.C.) viene usato il termine ebraico borith traducibile con la parola sapone. (Giobbe – Anche se mi lavassi con la neve e mi pulissi le mani con il sapone; Geremia – Anche se ti lavassi con il nitro e usassi molto sapone, la tua iniquità lascerebbe una macchia …). La produzione dei saponi proveniva esclusivamente dall’olio di oliva e di conseguenza le saponerie sorsero in zone coltivate ad olivo.
Aleppo, città della Siria nord-occidentale, è cinta di mura con numerosi quartieri e sobborghi etnici e vasti bazar coperti. L’importanza economica di Aleppo è dovuta alla posizione sulla via che unisce la Mesopotamia al mare Mediterraneo. Gli arabi, già nell’antichità, utilizzando materie prime naturali (olio di oliva e di alloro) che abbondavano nei loro territori, avevano creato dei saponi molto fini e profumati.
Dopo l’800 d.C., sull’onda dell’espansione araba in Europa, questi prodotti si diffusero in tutto il bacino mediterraneo, raggiungendo la Spagna e la Sicilia. Le tecniche di lavorazione non sono state variate negli ultimi duemila anni. La lavorazione inizia a novembre dopo la raccolta delle olive. L’olio di oliva è cotto a fuoco lento, a fine cottura sarà aggiunta una percentuale di olio di alloro che potrà variare dal 1% al 16%. A seconda della percentuale si otterrà un olio più o meno pregiato. Alla fine di questo processo produttivo vi sarà il taglio in panetti e l’essiccazione all’aria aperta che dura da 10 a 12 mesi. Fin dall’antichità, il sapone di Aleppo viene utilizzato nei bagni turchi d’Oriente come trattamento di bellezza prima del tradizionale massaggio, infatti applicato per 3/4 minuti sul viso ha un effetto molto simile, se non migliore, di una maschera cosmetica. Le proprietà emollienti dell’olio di oliva e di alloro, rendono il sapone di Aleppo indicato per l’igiene della persona ( corpo e capelli ). Il suo uso è altresì raccomandato per il lavaggio della biancheria, per chi necessita dell’utilizzo di detergenti naturali, per soggetti affetti da patologie della pelle ( eczemi, allergie, psoriasi, ecc. ).
SAPONE DI ANTIOCHIA
Situata a un’ottantina di chilometri a est di Aleppo, la biblica Antiochia rimane a tutt’oggi un punto di riferimento culturale per tutta la Mesopotamia. Qui sopravvive una delle più pregiate manufatture di sapone al mondo: quella del sapone di Antiochia, un sapone prodotto da tempi immemorabili e sempre allo stesso modo: completamente a mano. Il ritrovamento di panetti fossilizzati ne attesta l’esistenza a oltre 1500 anni fa. Come quello di Aleppo, anche il sapone di Antiochia utilizza la caratteristica combinazione di olio di oliva con olio di alloro, risultando essere a tutt’oggi apprezzato in tutto il mondo. Prodotto ad Antiochia nella rinomata officina di Reçit Muftuoglu (in quarta generazione), questo sapone rappresenta il meglio della millenaria tradizione saponifera di Mesopotamia. Utilizza esclusivamente oli di oliva e alloro accostandoli come nel sapone di Aleppo. Con però due differenze fondamentali: da un lato il sapone di Antiochia impiega acqua distillata (al posto dell’acqua di fonte di Aleppo), e dall’altro l’olio di oliva usato è rigorosamente di prima spremitura, ovvero vergine. Queste peculiarità fanno del sapone di Antiochia un prodotto di grande purezza e qualità, e gli donano la caratteristica fragranza fresca e piacevole. Il sapone di Antiochia è un prodotto naturale al 100% composto esclusivamente da olio d’oliva e olio di alloro provenienti da colture naturali non trattate. Realizzato con olio d’oliva vergine di prima spremitura e olio di alloro al 35%, il sapone di Antiochia risulta particolarmente emolliente e idratante. È indicato per ogni tipo di pelle, si usa su corpo, viso e capelli, come anche per l’igiene intima. Grazie alle virtù disinfettanti e antinfiammatorie dell’alloro, il sapone di Antiochia è particolarmente apprezzato in presenza di problemi dermatologici quali psoriasi, allergie, acne ed eczemi.
SAPONE DI NABLUS
Un piccolo sapone completamente bianco prodotto con puro olio d’oliva di prima spremitura. Un gioiello la cui produzione sopravvive in un contesto geo-politico non proprio fra i più facili.
Un sapone fra tradizione e politica
Nablus, antichissimo borgo situato nel cuore della Cisgiordania a pochi chilometri da Gerusalemme, si trova in quelli che comunemente vengono chiamati i Territori Occupati. Al di là delle dispute territoriali, la sua storia è millenaria e così lo sono le sue tradizioni che sopravvivono, fra mille difficoltà. Negli anni ’80 a Nablus erano attivi ancora oltre venti saponifici, alcuni dei quali antichissimi. Nel 2006 ne sono rimasti in attività 2, forse 3. Sovente, anche se non sempre, le cause di questo degrado sono da ricercare nella difficile situazione politica e militare. Acquistare un sapone di Nablus non è una scelta politica, quanto piuttosto un contributo concreto al mantenimento in vita di una tradizione millenaria.
SAPONE DI MARDIN
Mardin è una piccola cittadina del sud est della Turchia dove viene prodotto questo sapone. Prodotto ancora oggi in piccole quantità e secondo regole e modalità invariate da secoli, il sapone di Mardin contiene il prezioso olio di pistacchio selvatico ottenuto da semi aromatici profumati e di colore verde smeraldo. L’olio di Pistacia Terebinthus, in turco bittim o menengiç, è aggiunto all’olio di oliva di prima spremitura e quindi cotto a fuoco lento per preser varne le proprietà per tre giorni e tre notti. Pistacia Terebinthus è una specie di pistacchio indigena ormai rara, in quanto sovente innestata e trasformata nel più comune e più commerciabile pistacchio da tavola dai frutti più grandi. Del sapone di Mardin esiste anche una versione più rara di colore arancione vivo. Si tratta di un sapone perfettamente identico a quello verde, a cui i produttori di Mardin amano aggiungere del carotene naturale… Come dire, anche l’occhio vuole la sua parte. Al di là del colore, dai tempi antichi è un alone di mito ad avvolgere il sapo ne di Mardin, che a detta della popolazione locale possiede qualità straordinarie – in particolare sul cuoio capelluto. L’olio di pistacchio selvatico ha un alto contenuto di acidi grassi essenziali (oleico e linoleico), lecitina, ferro, magnesio e vitamina E.
SAPONE DI MARSIGLIA
Tradizionalmente, il sapone di Marsiglia è un sapone prodotto con metodo tradizionale con solo olii vegetali e deve contenere almeno il 72% di acidi grassi (il sapone vero e proprio). Inizialmente veniva prodotto esclusivamente con olio d’oliva, ma attualmente sono consentiti altri tipi di olii vegetali. In Francia si può trovare prodotto con olio d’oliva (colore verde) o con miscele di olio di cocco o di palma (colore bianco). Purtroppo in Italia si trovano prodotti che sebbene etichettati come sapone di Marsiglia contengono anche derivati da altri tipi di grasso. A partire dal 1300, la disponibilità d’olio d’oliva prodotto localmente favorì la nascita della produzione del sapone a Marsiglia. La soda (anche se in questo caso non era propriamente soda caustica) veniva ricavata dalle ceneri di salicornia, una pianta perenne ampiamente diffusa in zona. Crescas Davin, nel XIV secolo, è il primo saponaio ufficiale della città. Nel 1593, Georges Prunemoyr, superò la fase artigianale, fondando la prima fabbrica marsigliese. All’inizio del XVII secolo, la produzione dei saponifici marsigliesi soddisfaceva appena la domanda della città e del territorio. Il Porto di Marsiglia riceveva anche saponi da Genova ed Alicante. Ma quando la guerra bloccò l’approvvigionamento dalla Spagna, i saponai marsigliesi dovettero aumentare la loro produzione per poter soddisfare i francesi del nord e gli acquirenti olandesi, tedeschi ed inglesi.
All’inizio dello XX secolo, nella città di Marsiglia c’erano 90 saponifici. François Merklen fissò nel 1906 la formula del sapone di Marsiglia: 63% d’olio di copra o di palma, 9% di soda o sale marino, 28% d’acqua.
Il sapone di marsiglia ad essere usato per l’igiene del corpo è il “vero marsiglia”, ovvero quello puro al 100% fatto con puro olio vegetale. Un sapone che porta buoni pensieri e concilia la tranquillità, emolliente e nutriente grazie all’olio di mandorle e all’olio di alloro. L’olio essenziale di gelsomino e di incenso aiutano a rilassarsi e profumano la pelle. Da utilizzare quando si è stanchi, stressati e si ha voglia di cancellare i cattivi pensieri.
SAPONI Dr. BRONNER’S
Dr. Bronner’s produce saponi dal 1858 rispettando principi ecologici e di integrità morale. I suoi saponi sono completamente biodegradabili e hanno tutti la stessa base vegetale di oli extra vergini di cocco, oliva, jojoba e canapa: ciò che cambia sono solo gli olii biologici aggiunti nelle diverse profumazioni. Adatti per il corpo, per i capelli e la detergenza del viso e sono disponibili nella versione liquida o solida (saponetta). E’ un detergente diverso da tutto quello cha avete provato fin’ora. Una combinazione di olii extra vergini di Cocco, Oliva, Jojoba e Canapa provenienti da agricoltura biologica che insieme a olii essenziali purissimi crea un sapone unico. Deterge con efficienza senza essere aggressivo e produce una schiuma vellutata che lascia la pelle super liscia e rinfrescata. I prodotti Dr Bronner’s sono sinonimo di qualità e semplicità, saponi ancora oggi prodotti con la stessa formula messa a punto nel 1948. I saponi Dr Bronner’s conengono Vit E naturale ricavata dai semi di girasole, non sono presenti agenti chelanti, coloranti, sbiancanti o profumi sintetici. Vengono utilizzati solo oli essenziali puri e di alta qualità, certificati biologici, sono100% a base vegetale, cruelty-free, vegan e biodegradabili. Super concentrati necessitano di diluizione a seconda dell’uso che si desidera farne. Ben 18 usi per un unico sapone dall’uso cosmetico al domestico. È un prodotto multifunzione che potrebbe diventare il manifesto della beauty nell’era di twitter. Si possono usare per lavare i capelli, la pelle del viso e del corpo, i denti, la frutta, la verdura, gli abiti e persino gli animali domestici.
Emanuel Bronner, nato nel 1908 rappresenta la terza generazione di mastri saponai della famiglia ebreo-tedesca Bronner’s, originaria del sud della Germania. Nel 1929 Emmanuel emigra in America e porta con se le formule dei suoi saponi, dando vita alla Dr. Bronner’s Magic Soap nella sua forma attuale. Famosissimi per la loro qualità, versatilità e alta attenzione all’ambiente, i saponi del Dr. Bronner’s cominciano ad ottenere alto successo già dai primi anni di attività. A partire dagli anni ‘60 le vendite cominciano a decollare proprio per l’elevata qualità ed ecologia del prodotto onsieme al motto del Dr. Bronner’s, contenuto nell’etichetta, per la realizzazione di un’unità trascendente al di sopra di tutte le divisioni religiose ed etniche. Il passaparola ha reso il sapone del Dr. Bronner’s famosissimo, usato e sponsorizzato dagli hippies, dai pacifisti e dagli attivisti per i diritti civili. Negli anni seguenti si diffonde in ogni negozio bio negli Stati Uniti e successivamente diventa il sapone Biologico più venduto nel Nord America. Oggi la quarta e la quinta generazione della famiglia Bronner continuano a produrre saponi ineguagliati con la stessa attenzione e integrità morale. Il 2008 segna il 60° anniversario della Dr. Bronner’s Magic Soaps in America e il 150° anniversario dalla prima tradizionale attività di mastri saponai nel sud della Germania. La famiglia Bronner continua tutt’oggi a onorare la propria tradizione attuando un modello di business progressista, destinando i profitti dell’azienda a cause meritevoli e a opere di carità in tutto il mondo
Fonte: https://mauro.shop/il-saponaio/saponi-e-storia/









