Avrebbe compiuto 83 anni il 28 febbraio 2025 Oliviero Toscani, che era nato a Milano nel 1942. Toscani aveva respirato fin dall’infanzia l’arte della fotografia, ereditando la passione dal padre Fedele, rinomato fotoreporter del Corriere della Sera. La sua formazione artistica si consolidò presso la Kunstgewerbeschule di Zurigo, dove studiò dal 1961 al 1965, affinando una visione che avrebbe presto sconvolto il panorama visivo contemporaneo. Negli anni successivi, Toscani si immerse nel mondo della moda, collaborando con prestigiose riviste come Elle, Vogue e Harper’s Bazaar tuttavia, il suo spirito inquieto lo spinse oltre i confini della fotografia patinata, verso una comunicazione più incisiva e provocatoria. Nel 1982, l’incontro con il marchio Benetton segnò l’inizio di una collaborazione che avrebbe ridefinito i canoni della pubblicità.
Le campagne ideate da Toscani per Benetton erano più di semplici promozioni commerciali; erano potenti dichiarazioni sociali. Le sue immagini affrontavano temi come il razzismo, la guerra, l’AIDS e la pena di morte, sfidando lo spettatore a confrontarsi con realtà spesso ignorate. Celebre è la fotografia di un neonato ancora con il cordone ombelicale, simbolo di vita universale, o quella di un prete che bacia una suora, un invito a riflettere sui tabù religiosi. Queste immagini, sebbene criticate da alcuni per la loro audacia, hanno avuto il merito di portare questioni cruciali al centro del dibattito pubblico. Lo stile di Toscani era inconfondibile: immagini pulite, spesso su sfondi neutri, che amplificavano il messaggio senza distrazioni. La sua fotografia non si limitava a vendere un prodotto ma mirava a evocare una risposta emotiva, a stimolare una riflessione profonda. La scelta di soggetti controversi e l’uso sapiente della composizione visiva trasformavano ogni scatto in un manifesto sociale, rompendo le barriere tra arte e pubblicità.
Oltre al lavoro con Benetton, Toscani ha fondato nel 1990 la rivista Colors, un progetto editoriale innovativo che celebrava la diversità culturale e affrontava temi globali con un approccio visivo unico. Nel 1993, ha dato vita a Fabrica, un centro internazionale per le arti e la ricerca della comunicazione moderna, offrendo a giovani creativi di tutto il mondo un’opportunità per sviluppare il proprio talento in un ambiente stimolante.
Lo scorso agosto, Toscani – benché gli fosse stata diagnosticata nel giugno 2023 – aveva dichiarato di essere affetto da amiloidosi, una malattia rara e incurabile caratterizzata dall’accumulo di proteine anomale nei tessuti e negli organi. La diagnosi era avvenuta circa un anno prima, quando Toscani ha iniziato a manifestare sintomi come gonfiore alle gambe e difficoltà nel camminare. La malattia lo aveva portato a perdere 40 chili in un anno, costringendolo a sottoporsi a trattamenti sperimentali nel tentativo di rallentare la progressione dell’amiloidosi. Nonostante la gravità della condizione, Toscani ha affrontato la situazione con il coraggio e la franchezza che lo hanno sempre contraddistinto. E’ deceduto all’ospedale di Cecina (LI). Viveva dagli anni ’70 con la terza moglie, l’ex modella norvegese Kirsti Moseng, dalla quale aveva avuto tre dei suoi sei figli – Rocco, Lola e Alì – in Toscana, più precisamente a Casale Marittimo (PI) in una grande tenuta dove produceva vino e olio biologici e allevava cavalli.








