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La pratica dei piedi di loto: tradizione e sofferenza nella Cina imperiale

Nella storia della Cina imperiale, una delle pratiche culturali più singolari e controverse è stata quella della fasciatura dei piedi, nota anche come “Piedi di Loto”.
Piedi di Loto

La pratica dei piedi di loto: tradizione e sofferenza nella Cina imperiale

Piedi di Loto
Nella storia della Cina imperiale, una delle pratiche culturali più singolari e controverse è stata quella della fasciatura dei piedi, nota anche come “Piedi di Loto”.

Nella storia della Cina imperiale, una delle pratiche culturali più singolari e controverse è stata quella della fasciatura dei piedi, nota anche come “Piedi di Loto”. Questa usanza, iniziata nel tardo periodo della dinastia Song (960-1279 d.C.) e gradualmente abolita solo agli inizi del XX secolo, rappresenta un fenomeno complesso che intreccia estetica, status sociale e sofferenza fisica.

Origini e simbolismo

Le origini della pratica dei Piedi di Loto sono avvolte nel mito e nella leggenda. Una delle storie più diffuse narra di una concubina dell’imperatore Li Yu della dinastia Song, che danzava sulla punta dei piedi su una piattaforma a forma di loto, incantando così l’imperatore e dando inizio alla moda dei piedi piccoli come simbolo di bellezza e raffinatezza. Col tempo, i Piedi di Loto divennero un prerequisito per il matrimonio nelle classi superiori, simbolo di status e di virtù femminile, oltre che metafora di erotismo e attrattiva sessuale.

La pratica della fasciatura

La fasciatura dei piedi iniziava tipicamente tra i 4 e i 9 anni di età, quando i piedi delle bambine erano ancora morbidi e più suscettibili alla modifica. Il processo includeva la rottura delle ossa del piede e l’attorcigliamento delle dita sotto la pianta, seguito dall’avvolgimento stretto con delle bende per impedire la crescita naturale del piede. Questo procedimento era estremamente doloroso e spesso causava infezioni, deformità e problemi di mobilità a vita.

Implicazioni sociali e culturali

I Piedi di Loto erano più di una semplice pratica estetica; erano un segno distintivo di identità culturale e di appartenenza alla classe superiore. Le donne con i Piedi di Loto erano considerate più desiderabili per il matrimonio, poiché la loro incapacità di muoversi liberamente era vista come un segno di femminilità e dipendenza, qualità allora apprezzate in una moglie. Tuttavia, questa pratica limitava severamente la partecipazione delle donne alla vita pubblica e alle attività lavorative, rinforzando così il loro ruolo subordinato nella società.

Il declino della pratica

La pratica dei Piedi di Loto iniziò a declinare alla fine della dinastia Qing, sotto l’influenza delle pressioni sia interne che esterne. I movimenti riformisti cinesi, insieme all’influenza delle potenze occidentali, condannarono la pratica come barbarica e retrograda, simbolo dell’arretratezza della Cina. Solo con l’avvento della Repubblica di Cina si iniziarono ad adottare leggi per proibire la fasciatura dei piedi, e con l’ascesa del comunismo e la promozione dell’uguaglianza di genere, la pratica divenne obsoleta. Per una definitiva scomparsa dobbiamo arrivare intorno alle soglie del 1950.

Eredità, riflessioni e risorse visive

Oggi, i Piedi di Loto sono un simbolo potente del passato culturale della Cina, evocando contemporaneamente bellezza e dolore, status e oppressione. La pratica solleva questioni complesse riguardo ai sacrifici fatti in nome della bellezza e dello status sociale, e rimane un argomento di riflessione sulle pressioni culturali che modellano le pratiche di bellezza e l’identità femminile in diverse società.

La fasciatura dei piedi è un esempio di come le tradizioni culturali possano influenzare profondamente la vita individuale, lasciando un’eredità che continua a stimolare dibattiti e riflessioni anche molto tempo dopo la loro scomparsa.

A chi desidera approfondire attraverso le immagini questa terribile tecnica (avvertiamo che serve stomaco per guardare foto e video), riportiamo di seguito un bel video ed un link per accedere alla gallery del fotografo Jo Farrell.



Informazioni sulla pubblicazione

Emiliano Cecchi

Emiliano Cecchi

Web Designer per la PuntoWeb.Net sas, mi occupo anche di editoria online sin dal lontano 1996. Già ideatore e curatore di vari portali, sono il co-founder di LiquidArte.it dove svolgo anche il ruolo di content manager. Sono appassionato di storia e di tutto quanto può accrescere la mia cultura.