Un indio nel presepe e nella storia dell’arte: il saggio di Carlo Zuccheri tra pittura e visione universale

“Il pellerossa nel Presepe. Storia dell’adorazione di Vasco Fernandes”, a cura di Carlo Zuccheri.
Photo credits: Il Pellerossa nel Presepe, Carlo Zuccheri

Un indio nel presepe e nella storia dell’arte: il saggio di Carlo Zuccheri tra pittura e visione universale

Photo credits: Il Pellerossa nel Presepe, Carlo Zuccheri
“Il pellerossa nel Presepe. Storia dell’adorazione di Vasco Fernandes”, a cura di Carlo Zuccheri.

Nel suo saggio Il pellerossa nel Presepe. Storia dell’adorazione dei Magi di Vasco Fernandes, Carlo Zuccheri – classe 1999, milanese, formatosi tra il Liceo Artistico Sacro Cuore e la Scuola civica Arte&Messaggio – ci guida in una riflessione colta e sorprendente sul dialogo tra arte, storia e inclusione. Autopubblicato, il libro parte da un’idea semplice quanto illuminante: collegare la poesia omonima di Gianni Rodari alla pittura rinascimentale portoghese.

Il filo rosso? Un indio, figura atipica, inserita nell’Adorazione dei Magi dipinta nel 1506 da Vasco Fernandes, detto Grão Vasco.

Zuccheri costruisce un’indagine visiva e storica attorno a quest’opera singolare conservata al Museo Grão Vasco di Viseu, una cittadina portoghese che nel Rinascimento fu fulcro artistico e sede della scuola pittorica beirense. L’inserimento di un quarto magio – un amerindio con copricapo piumato, pepite d’oro in mano e vestito in abiti europei – spinge l’autore a interrogarsi sul senso di questa scelta pittorica. Era solo un’esotica decorazione? O un segnale, ancorché inconsapevole, di un’apertura universale?

Il saggio trova la sua forza nell’intreccio tra analisi iconografica e riflessione etico-politica. Accanto alla descrizione meticolosa dei 14 pannelli del retablo della Cattedrale di Viseu, Zuccheri si addentra nella storia del pensiero cristiano sulla dignità dei popoli amerindi, portando il lettore fino alla Bolla Veritas Ipsa di Papa Paolo III del 1537, in cui si afferma per la prima volta che anche gli Indios “sono uomini veri” e non possono essere ridotti in schiavitù. Fernandes, con il suo indio inginocchiato davanti alla Sacra Famiglia, avrebbe quindi anticipato, in forma visiva e poetica, una verità che la Chiesa cattolica avrebbe sancito solo trent’anni più tardi.

Lo stile del saggio è accessibile ma non semplicistico, e il tono è insieme divulgativo e appassionato. Zuccheri dimostra una sensibilità rara nel cogliere come l’arte possa farsi strumento di inclusione, e come una scelta iconografica apparentemente marginale possa riflettere mutamenti profondi della mentalità europea del primo Cinquecento. L’elemento rodariano, pur centrale nelle intenzioni iniziali, rimane sullo sfondo rispetto alla più ampia ricostruzione storico-artistica: un ponte simbolico tra il mondo dell’infanzia e quello della cultura accademica, forse non del tutto sviluppato ma comunque evocativo.

Il pellerossa nel Presepe è un libro breve ma denso, che si fa apprezzare per l’originalità dell’approccio e per la passione con cui Zuccheri invita a osservare i dipinti con occhi nuovi. Se la forma editoriale resta quella di un’autopubblicazione, il contenuto merita ben altra considerazione: è un piccolo saggio che accende riflessioni profonde su arte, alterità e umanità. Una voce giovane, quella di Zuccheri, che sa maneggiare con delicatezza temi grandi. E ci ricorda che anche un indio nel presepe può insegnarci qualcosa sul senso autentico del Natale – e della nostra storia.

Informazioni sulla pubblicazione

Testo inviato da: Adriano Mutti
ID: 419559
Licenza di distribuzione:
Immagine di Diana Millan

Diana Millan

Magistero in Scienze Religiose conseguito presso l'ISSR "Beato Niccolò Stenone" di Pisa, lavoro per comunicati-stampa.net e sono responsabile editoriale di LiquidArte.it. Appassionata di cinema e libri.

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