Nella Milano rinascimentale, tra le ombre delle botteghe artistiche e i riflessi dei canali, si aggirava un giovane dal fascino ambiguo e dall’animo irrequieto: Gian Giacomo Caprotti, meglio conosciuto come il Salaì. Nato a Oreno il 27 dicembre 1480, entrò appena decenne nella cerchia del genio Leonardo da Vinci, divenendone allievo, modello e, forse, qualcosa di più.
Leonardo stesso annotò l’arrivo del fanciullo nella sua bottega il 22 luglio 1490, descrivendolo come “ladro, bugiardo, ostinato, ghiotto”.
Nonostante queste marachelle, il maestro toscano non poté fare a meno di affezionarsi a quel “piccolo diavolo”, soprannominandolo appunto Salaì, derivato da “Saladino”, termine che evocava un demonio nel poema “Morgante” di Luigi Pulci.
Il legame tra i due si fece sempre più profondo. Salaì accompagnò Leonardo nei suoi spostamenti tra Milano, Venezia, Firenze e Roma, divenendo il suo assistente più fidato. Il suo volto dai tratti androgini ispirò diverse opere del maestro, tanto che alcuni studiosi ipotizzano che possa aver posato per il “San Giovanni Battista” e persino per la celebre “Gioconda”.
Nonostante l’aura di mistero e le speculazioni sul loro rapporto, Salaì intraprese una carriera artistica autonoma, inserendosi nel movimento dei leonardeschi. Tra le opere a lui attribuite spiccano una “Madonna col Bambino e Sant’Anna”, una copia del “San Giovanni Battista” e la discussa “Monna Vanna”, una versione nuda della Gioconda.
La vita di Salaì si concluse tragicamente a Milano il 19 gennaio 1524, quando, all’età di 44 anni, fu colpito mortalmente da un colpo di archibugio in circostanze mai del tutto chiarite.
La sua eredità, contesa tra i familiari, comprendeva diverse opere d’arte, alcune delle quali attribuite a Leonardo stesso, alimentando ulteriormente il mito e il mistero attorno alla sua figura.
Oggi, Gian Giacomo Caprotti rimane una figura affascinante e controversa del Rinascimento italiano, simbolo di un’epoca in cui arte, passione e ambiguità si intrecciavano inestricabilmente.








