Avviato nel 2022, il suo percorso artistico si sviluppa attraverso una pratica completamente analogica, nella quale il collage e il disegno intervengono sulla memoria visiva senza cancellarne le tracce originarie.
Il lavoro di Michele Rigoni prende forma dall’incontro tra immagini preesistenti e nuove possibilità narrative. Cartoline che hanno viaggiato, fotografie di persone da album di famiglia e materiali provenienti dal passato vengono raccolti, selezionati, ritagliati e ricomposti per generare storie che non appartengono più interamente alla storia originaria delle immagini, ma neppure la cancellano, ma costruiscono un nuovo universo narrativo
Rigoni ha iniziato nel 2022 il proprio percorso artistico dedicato alla costruzione di quelle che nei materiali biografici ed espositivi vengono definite “nuove storie”. Prima e parallelamente a questa attività, il suo percorso professionale è legato, da oltre venticinque anni, alla comunicazione digitale, alla direzione creativa e alla regia. È titolare dell’agenzia milanese Keymove e ha lavorato alla realizzazione di progetti crossmediali, video, eventi, installazioni interattive, multiproiezioni e video mapping. Questa esperienza con il linguaggio audiovisivo e con le tecnologie digitali costituisce un elemento biografico significativo proprio perché la pratica artistica di Rigoni procede, per scelta, nella direzione opposta: il processo con cui realizza i collage è dichiaratamente analogico.
Dal materiale trovato alla nuova immagine
Alla base delle opere vi è un processo concreto di raccolta e manipolazione. Rigoni utilizza vecchie cartoline viaggiate, fotografie e immagini provenienti anche da album familiari, reperite nei mercatini o provenienti da raccolte private. I diversi frammenti vengono osservati, ritagliati e riassemblati; successivamente l’artista intervenire direttamente sulla superficie con elementi disegnati a mano.
Il punto centrale non è dunque la produzione ex novo dell’immagine fotografica, ma la sua trasformazione. Un volto può essere separato dal proprio contesto, un paesaggio può accogliere figure che originariamente non vi appartenevano, elementi provenienti da epoche o situazioni diverse possono convivere all’interno della stessa composizione.
Nel comunicato della personale “Still Frame[s]”, ospitato direttamente sul sito dell’artista, il processo viene descritto esplicitamente come privo di manipolazione digitale: Rigoni seleziona, ritaglia e riassembla le immagini, completandole con dettagli realizzati manualmente. Si tratta di una caratteristica tecnica importante per comprenderne il lavoro e per distinguerlo dalle modalità contemporanee di ricombinazione digitale dell’immagine.
“Still Frame[s]”: immagini provenienti da altre vite
Una tappa documentata del percorso di Rigoni è la mostra personale “Still Frame[s]”, presentata a Milano da Stazione Arte Contemporary dal 21 novembre al 5 dicembre 2024. La mostra riuniva opere realizzate attraverso frammenti di fotografie e cartoline che avevano realmente circolato e viaggiato nel tempo.
Il principio compositivo consisteva nell’accostare materiali provenienti da storie indipendenti per costruire situazioni nuove e plausibili. La fotografia, sottratta alla propria funzione originaria di documento personale o souvenir, entrava così in una seconda struttura narrativa.
È significativo che il progetto mantenesse leggibile la fisicità dei materiali. Carta, taglio, sovrapposizione e disegno non cercavano di simulare l’unità perfetta tipica del fotomontaggio digitale, ma rendevano visibile la costruzione stessa dell’opera.
Tra passato e presente: la bipersonale con Sofia Fresia
Nel febbraio 2025 Rigoni ha partecipato a una bipersonale con Sofia Fresia presso iKonica Art Gallery a Milano. La mostra, aperta dal 4 al 15 febbraio, metteva a confronto due ricerche differenti: quella di Fresia concentrata sulla contemporaneità e quella di Rigoni orientata invece alla rielaborazione di materiali provenienti dal passato.
Anche in questa occasione le fonti espositive identificavano nel concetto di “nuove memorie” uno degli assi principali della sua ricerca, confermando la continuità del lavoro avviato nel 2022.
“Storie sospese” e la memoria come materiale
Il progetto trova un ulteriore sviluppo nella personale “Storie sospese”, allestita allo Spazio HUS di Milano dal 19 novembre all’11 dicembre 2025, con la cura di Francesca Bianucci e Chiara Cinelli.
In questa mostra la provenienza materiale delle immagini assume un rilievo ancora più esplicito. Le opere nascono da vecchie cartoline, fotografie e album di famiglia: oggetti che portano sulla propria superficie i segni della conservazione, dell’uso e del trascorrere del tempo. Rigoni non elimina necessariamente queste tracce. Il materiale preesistente rimane riconoscibile e diventa parte della composizione.
Il procedimento documentato dalle fonti comprende una sequenza precisa: raccolta, osservazione, riassemblaggio, taglio, incollaggio e intervento disegnato. Il risultato non coincide con il recupero filologico della storia contenuta nelle fotografie. Al contrario, i diversi frammenti vengono utilizzati per produrre scenari ulteriori, situati tra dato reale e costruzione narrativa.
È in questo senso che il termine “memoria”, ricorrente nella presentazione del suo lavoro, può essere inteso prima di tutto come categoria operativa: Rigoni lavora concretamente con oggetti visivi che provengono dal passato e li inserisce in configurazioni nuove.
La montagna come soggetto
Un altro elemento documentato nella produzione più recente è la presenza del paesaggio montano. Già il comunicato di “Still Frame[s]” ricordava come la montagna fosse un tema particolarmente caro all’artista.
Questa linea di ricerca è emersa chiaramente anche nella collettiva “Still Olympic”, svoltasi dal 6 al 22 febbraio 2026 nello Studio d’Arte SL al Palazzo delle Stelline di Milano, in concomitanza con le Olimpiadi invernali Milano Cortina. Per l’occasione Rigoni ha presentato opere nelle quali centinaia di vecchie cartoline vengono ricomposte per generare paesaggi montani successivamente popolati da figure ritagliate da altre immagini.
La tecnica rimane dunque coerente con il resto della produzione: materiali fotografici esistenti vengono smontati e organizzati secondo nuovi rapporti spaziali, mentre personaggi e paesaggi provenienti da contesti differenti vengono fatti convivere in una nuova immagine.
Una ricerca ancora in sviluppo
Nel luglio 2026 Rigoni figura inoltre tra i diciotto artisti selezionati per la quarta edizione di “Les Artistes – La forma e l’essenza”, progetto espositivo presentato a Monza dall’Associazione Arti<>sta e documentato anche dal portale ufficiale InLombardia. La mostra, tenutasi dal 3 al 18 luglio, affiancava a ogni opera un’essenza olfattiva appositamente selezionata, inserendo lavori appartenenti a linguaggi differenti — tra cui pittura, scultura, collage e tecniche miste — all’interno di un percorso multisensoriale.
A pochi anni dall’inizio dichiarato del suo percorso artistico, la produzione di Michele Rigoni mostra quindi alcuni elementi già chiaramente individuabili: l’impiego di immagini fotografiche preesistenti, il ricorso al collage analogico, l’intervento manuale attraverso il disegno, l’interesse per la materialità delle fotografie e la costruzione di nuove narrazioni a partire da documenti visivi del passato.
Più che cancellare la storia degli oggetti utilizzati, il suo metodo li sottopone a un nuovo montaggio. Il principio compositivo non consiste nel riprodurre ciò che quelle immagini hanno già raccontato, ma nel renderle disponibili a una seconda configurazione. In questo passaggio tra documento e costruzione si definisce, allo stato attuale, uno dei caratteri più riconoscibili della ricerca di Michele Rigoni.
Il 2026 ha visto e vedrà Rigoni presente in mostre collettive e personali.
LINKS:
Website: https://www.michelerigoni.it/
Instagram: https://www.instagram.com/michelerigoni/








