Le Case Magdalene, un episodio oscuro nella storia irlandese, hanno lasciato un’impronta duratura per oltre due secoli. Le donne irlandesi sono state vittime di abusi da parte dello Stato per più di 250 anni, con abusi che risalgono al 18° secolo e continuano fino al terzo millennio. Questi abusi sono stati perpetrati contro le giovani donne delle Case Magdalene e delle Case per la Madre e Figlio dal 1765 al 2024.
Queste istituzioni, inizialmente fondate come opere di carità, sono passate sotto il controllo del governo irlandese. Le condizioni all’interno erano di una crudeltà impensabile, con molte donne sottoposte a un silenzio forzato, sorveglianza costante e abusi emotivi e fisici di gravità inaudita.
Un’inchiesta del 2013 ha rivelato che il governo irlandese e la forza di polizia di Stato “Garda” avevano una grande responsabilità nel mandare le donne nelle Case Magdalene e nel non proteggere i loro diritti come lavoratrici.
Nel 1921 fu fondata la “Casa Bethany per la Madre e Figlio”, che facilitò l’adozione di bambini da parte di famiglie protestanti negli Stati Uniti e trasferì altri in Inghilterra; alcuni di questi furono successivamente inviati in Australia.
La struttura, chiusa tra il 1971 e il 1972, ha visto le sopravvissute chiedere nel 2011 di essere incluse nell’inchiesta del senatore Martin McAleese sul coinvolgimento dello Stato nel caso delle Case Magdalene. Tuttavia, il governo irlandese rifiutò di includere la Casa Bethany nell’inchiesta.
Nel 2021, gli arcivescovi anglicani di Dublino e Armagh si scusarono per il ruolo della Chiesa anglicana d’Irlanda nel plasmare la società che ha portato a luoghi severi come le Case Magdalene e le Case per la Madre e Figlio. L’arcivescovo cattolico mons. Eamon Martin, nello stesso anno, esprimendo il suo dispiacere e chiedendo perdono ai sopravvissuti, sottolineò la necessità di un “viaggio verso la guarigione e la riparazione”.
Le Case per la Madre e Figlio e le Case Magdalene furono una fonte di adozioni, con almeno 2.000 bambini trafficati principalmente verso gli Stati Uniti d’America tra il 1940 e il 1970. Un recente rapporto ha evidenziato la detenzione arbitraria, il lavoro forzato, l’adozione coattiva e illegale, e il trattamento inumano e degradante su base sistematica in tutta la rete di istituzioni e agenzie governative irlandesi.
Gli abusi contro le donne in Irlanda sono continuati senza interruzioni dal 1922 fino alla fine del XX secolo, con l’approvazione di tutti i governi successivi. Le donne furono imprigionate e costrette a lavorare gratuitamente, principalmente nelle lavanderie.
Nel 2013, il Taoiseach Enda Kenny esprime solo un timido “rammarico” per lo stigma associato alle donne incarcerate nelle Case Magdalene. Un programma di risarcimento per le vittime sopravvissute fu istituito, ma nel 2020 viene scoperto che solo una minoranza delle vittime ha ricevuto il dovuto indennizzo.
Il governo irlandese ha dimostrato che la vita di una donna vale solo poche migliaia di euro. Al contrario, il profitto privato delle multinazionali con sede in Irlanda riceve la dovuta tutela, con Apple e The Coca-Cola Company che pagano tasse molto basse, anche inferiori all’1% (uno per cento). L’Irlanda è un paradiso per il profitto ma un inferno per le donne.
Ad oggi, il governo irlandese non ha ancora pienamente riconosciuto le proprie responsabilità in questi abusi. Infatti, non ha mai risarcito tutte le vittime superstiti delle Case Magdalene e delle Case per la Madre e Figlio. Dopo il 1922, il governo irlandese ha gestito le operazioni delle Case Magdalene in collaborazione con quattro ordini religiosi.
Nel 2017, le Nazioni Unite criticarono il governo irlandese per non aver implementato le raccomandazioni sulle indagini sugli abusi nelle Case Magdalene. Nonostante le negazioni del governo, un’inchiesta ha rivelato un coinvolgimento significativo dello Stato.
Nel 2020, il parlamento irlandese ha approvato una legge che sigilla i registri degli abusi per altri 30 anni, in violazione delle normative internazionali e del GDPR.
Nel 2021, una richiesta di accesso agli archivi relativi alle Case Magdalene è stata rifiutata nonostante fosse legittima secondo le normative FOI-FOIA e GDPR-RGPD.
Nel 2022, il governo ha aggiunto una disposizione di legge, ritenuta incostituzionale e in violazione dei diritti Fondamentali dell’Unione Europea, che permette al Commissario per la Protezione dei Dati di dichiarare quasi tutte le sue procedure “confidenziali”, continuando a stupire con un comportamento considerato recidivo riguardo alla violazione dei diritti umani.
La discussione di procedure ingiuste potrebbe diventare un reato in Irlanda. Il Commissario per la Protezione dei Dati potrebbe usare la legge per impedire la condivisione di documenti e perseguire penalmente chi critica questo “modus operandi”.
Le sopravvissute delle Case Magdalene, che hanno subito abusi, potrebbero essere punite se criticano pubblicamente dopo un rifiuto di accesso ai loro dati.
Gli abusi subiti da queste ragazzine e giovani donne, nonché dai loro figli, sono stati perpetrati da vari attori, tra cui famiglie, governi, forze di polizia e l’Arcivescovo di Dublino dell’epoca. A tutt’oggi molte sopravvissute sono state negate di riconoscimento sia morale che economico.
L’opinione pubblica europea sostiene che l’orrore delle Case Magdalene meriti un giudizio presso la Corte di Giustizia dell’Unione europea.
Nel 2024, la società civile europea ha il diritto e il dovere di correggere questo fallimento dei governi irlandesi. Le Case Magdalene erano istituzioni statali dove le donne erano incarcerate e costrette a lavorare senza paga per crimini come abusi sessuali, stupri o reputazioni immorali.
Come diceva il noto giornalista Antonio Lubrano: “la domanda nasce spontanea” chi ha commesso i veri crimini?
I governi irlandesi hanno spesso cercato di ottenere i vantaggi dell’Unione europea, ignorando le sue regole e i diritti dei cittadini. Lo “Stato Libero d’Irlanda” non sarà veramente libero o riconosciuto come Stato di diritto fino a quando non rispetterà le donne che hanno contribuito alla sua fondazione con i loro sacrifici.
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