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La bellezza dolorosa delle donne giraffa

Le donne giraffa, con il loro collo allungato, sono diventate una delle immagini più iconiche dell’antropologia culturale. Questa pratica, che viene eseguita dalle donne della tribù Karen in Myanmar e Thailandia, ha una storia lunga e complessa che risale a diversi secoli fa.
kayan
Foto di Tony Wu

La bellezza dolorosa delle donne giraffa

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Foto di Tony Wu
Le donne giraffa, con il loro collo allungato, sono diventate una delle immagini più iconiche dell’antropologia culturale. Questa pratica, che viene eseguita dalle donne della tribù Karen in Myanmar e Thailandia, ha una storia lunga e complessa che risale a diversi secoli fa.

Un’analisi storica delle donne giraffa: significato antropologico e sociale

L’allungamento del collo viene eseguito attraverso l’uso di anelli metallici che vengono gradualmente aggiunti al collo della donna fin dalla giovane età. Questa pratica, sebbene dolorosa e talvolta mortale, viene vista come un segno di bellezza e prestigio nella cultura della tribù dei Kayan, i Paduang (che tradotto dalla lingua birmana significa ”lungo collo”), ossia un’etnia del popolo dei Karen, una minoranza tibeto-birmana.

L’allungamento del collo ha un significato antropologico e sociale importante per le donne giraffa. Questa pratica è vista come una forma di distinzione sociale e di appartenenza alla comunità Karen; tant’è che viene visto come un modo per le donne di attrarre un marito e di garantire la loro posizione nella società.

Tuttavia, questa tradizione ha anche un significato simbolico più ampio nella cultura delle donne giraffa.
Questa pratica rappresenta la relazione tra la natura e la cultura, tra il corpo e la società. Il collo allungato diventa un simbolo della forza fisica, della bellezza e del prestigio delle donne giraffa.

Negli ultimi decenni, l’allungamento del collo è diventato una pratica controversa e criticata dalla comunità internazionale per il suo impatto sulla salute delle donne nonostante continui a esistere e ad essere rispettata nella cultura Karen.

Come viene eseguita la pratica dell’allungamento del collo

Questa pratica consiste nell’utilizzo di anelli di rame o di ottone che vengono gradualmente aggiunti intorno al collo delle donne per allungarlo.

Questo processo può iniziare già in giovane età, e la quantità di anelli viene aumentata progressivamente nel tempo. Le donne che portano gli anelli di solito hanno un collo molto allungato, che può raggiungere anche lunghezze di oltre 25 centimetri.
Il procedimento per allungare il collo inizia a 5 anni, quando vengono messi i primi anelli al collo delle bambine. A 10 anni è data loro la possibilità di scegliere: continuare ad aggiungere anelli, diventando così donne giraffa o interrompere il procedimento e liberarsi degli anelli. Infatti solo dopo i 10 anni si iniziano ad avere effetti sull’ossatura dovuti da questi pesanti anelli, cioè spirali in metallo dorato che in una donna adulta arrivano a pesare fino a 5/6 chili.

La bellezza a costo di sacrifici

La pratica di questa tradizione ha conferito loro vari soprannomi, da donne giraffa a donne cigno, poiché all’apparenza il collo di queste donne risulta allungato ma, in realtà, sono le spalle a scendere e le clavicole a deformarsi a causa del peso degli anelli, che viene progressivamente aumentato nel corso della vita della donna.

Sebbene questa pratica possa apparire dolorosa e pericolosa, le donne che la eseguono vedono gli anelli come simboli di bellezza e prestigio.
Nonostante ciò, ci sono anche molti dibattiti riguardo l’etica di questa pratica e le conseguenze sulla salute delle donne. Alcuni studiosi hanno evidenziato l’effetto negativo degli anelli sull’equilibrio posturale, sulla respirazione e sulla circolazione sanguigna, con una conseguente deformazione permanente della clavicola e della colonna vertebrale. Infatti, dopo tanti anni passati ad indossare gli anelli, i muscoli del collo sono talmente indeboliti da non riuscire più a sorreggere la testa: la rimozione degli anelli è una delle punizioni previste per l’adulterio e costringe la donna a trascorrere tutto il resto della propria vita in posizione sdraiata.

Bellezza estetica o segno di sottomissione culturale?

Il governo thailandese ha rifiutato di concedere alla tribù dei Kayan lo status di rifugiati, di conseguenza questo popolo risulta senza cittadinanza ed è obbligato a rimanere nei territori assegnatogli dal governo thailandese. I Kayan vivono quindi in una condizione di semi prigionia, poiché non possono né lavorare sul territorio thailandese né spostarsi al di fuori delle aree delimitate per il loro popolo.

Negli ultimi anni le donne giraffa hanno acquisito molta popolarità e portano infatti un utile guadagno alle comunità locali, poiché i turisti che vogliono visitare i villaggi devono pagare un ingresso in denaro, a cui poi si aggiunge l’eventuale acquisto di prodotti realizzati a mano dai Kayan in cambio di foto.
Secondo molte organizzazioni umanitarie, quindi, non è solo il legame con le proprie tradizioni a spingere le donne giraffa a continuare ad indossare gli anelli di metallo: questa pratica rappresenterebbe l’unica fonte di sopravvivenza per il popolo Kayan.

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Foto di Tony Wu