Il whiskey è un distillato di culto: è l’insieme di storia, tradizione e cultura concentrato in un bicchiere. Lo si consuma da decenni, in ogni angolo del pianeta e si ottiene dalla fermentazione di cereali, come orzo, mais, segale o frumento, che vengono successivamente distillati e invecchiati in botti di legno.
Per scoprire qual è l’origine del whiskey, bisogna soffermarsi proprio sui metodi di produzione che lo hanno portato ad essere, oggi, uno dei distillati di maggior rilevanza mondiale in assoluto.
Il metodo di produzione di cui accennavamo poc’anzi dice molto sulle origini del whiskey perché, come vedremo, ne esistono almeno tre tipologie differenti, con altrettanti specifici percorsi storici.
Whisky, whiskey e bourbon
Distinguere i distillati è semplice. Il whisky è scozzese, emana odori di torba e di oceano, è invecchiato almeno tre anni e ha un animo duro, come le ripide scogliere rocciose delle isole nordiche da cui proviene.
Il whiskey, invece, è irlandese. Si produce con tripla distillazione, caratteristica che lo rende morbido e avvolgente sul palato, rendendolo immediatamente distinguibile per odori, sapori e finale.
E per finire c’è la versione USA, il bourbon, un whiskey dolce e caramellato che proviene dal mais e che trae le sue note vanigliate e giocose dall’invecchiamento in botti di rovere carbonizzato.
Origine e storia del whiskey
Le origini del whiskey risalgono a oltre un millennio fa. Il termine stesso deriva dal gaelico irlandese “uisce beatha” (acqua della vita), latinizzato come aqua vitae. I monaci irlandesi e scozzesi furono tra i primi a perfezionare l’arte della distillazione, inizialmente usata a scopi medicinali.
Già nel Medioevo, l’Irlanda divenne uno dei principali centri di produzione di whiskey. Con il passare dei secoli, la distillazione passò dalle mani dei monaci a quelle di artigiani locali, trasformando il whiskey in un prodotto molto popolare e ricercato.
L’industria del whiskey ha affrontato alti e bassi, tra guerre, divieti e crisi economiche. Ciò nonostante, specialmente il whiskey irlandese, ha saputo resistere e rinascere, consolidando la sua reputazione di distillato pregiato. Jameson è uno dei principali artefici di questa rinascita.
Un Whiskey d’eccezione
Jameson Irish Whiskey nasce nel 1780, quando John Jameson fonda la distilleria Bow Street a Dublino. La filosofia del marchio si è sempre basata su tre principi fondamentali: tradizione, qualità e convivialità.
Ciò che rende unico questo distillato è un mix di valori, tra i quali spiccano la tripla distillazione, la miscela di orzo maltato non maltato e un invecchiamento molto particolare.
Quanto al processo, la tripla distillazione è uno degli aspetti distintivi di Jameson. Essa rende il whiskey eccezionalmente morbido e rotondo.
Rispetto al tipo di miscela dei cereali, invece, la scelta di unire l’orzo maltato a quello non maltato, permette di ottenere un equilibrio perfetto tra i toni della dolcezza e quelli più speziati.
Infine, l’invecchiamento in botti di rovere usate per bourbon e sherry, dona al Jameson note ricchissime, che spaziano tra spezie, vaniglia e frutta secca.
Il risultato è un whiskey versatile, morbido e bilanciato, capace di soddisfare sia i puristi che i mixologist più creativi.
Come degustarlo?
Il bello di Jameson, come detto, è la sua versatilità. Può essere assaporato in diversi modi a seconda delle preferenze. Chi ama apprezzare appieno le sue note fruttate e speziate può optare per il Jameson liscio, in apposito tumbler basso. Per rinfrescare e ammorbidire leggermente l’effetto alcolico si può gustarlo con ghiaccio, oppure mixato in cocktail vari, dai più classici alle sperimentazioni moderne.
Tra i drink che esaltano le peculiarità del Jameson, è possibile provare il Whiskey Sour oppure l’Old Fashioned. Il primo è a base di succo di limone fresco, sciroppo di zucchero e albume d’uovo: davvero sofisticato ed estremamente bilanciato.
Per gli amanti dei drink più robusti, invece, c’è l’Old Fashioned, a base di scorza d’arancia, angostura e zucchero.








