Il 20 marzo ricordiamo la scomparsa di Nadar, poliedrico intellettuale dell’Ottocento
In questo stesso giorno, nel 1910, si spegneva a Parigi Gaspard-Félix Tournachon, noto con lo pseudonimo di Nadar: figura eclettica e innovativa, celebre come fotografo, caricaturista, giornalista e pioniere del volo aerostatico. Nato a Parigi nel 1820, abbandonò gli studi di medicina per intraprendere la carriera giornalistica, avvicinandosi poi alla caricatura con collaborazioni a importanti testate satiriche dell’epoca.
A partire dal 1846, il suo talento grafico gli valse una crescente notorietà, ma fu con l’avvento della fotografia che Nadar trovò il suo autentico mezzo espressivo. Nel 1854 diede avvio al progetto fotografico più emblematico della sua carriera, il Panthéon Nadar, una raccolta di ritratti dei protagonisti della cultura e della società del tempo.
Fu anche un precursore della fotografia aerea: nel 1858 realizzò una delle prime immagini riprese dall’alto, grazie a un volo in mongolfiera. Appassionato di aerostatica, costruì un pallone aerostatico di grandi dimensioni, Le Géant, che ispirò il celebre romanziere Jules Verne.
Nadar non si limitò alla pratica fotografica: fu un promotore dell’arte e della cultura, offrendo spazi espositivi ai nuovi movimenti artistici. Nel 1874 ospitò nella sua galleria la prima mostra degli impressionisti, contribuendo in maniera decisiva alla diffusione dell’arte moderna. Negli ultimi anni della sua vita si dedicò alla scrittura, pubblicando l’autobiografia Quand j’étais photographe, preziosa testimonianza del suo percorso umano e professionale.
Celebre per la sua straordinaria abilità nella ritrattistica, Nadar seppe cogliere l’interiorità dei soggetti, gestendo con maestria luci e composizione per restituire psicologie e stati d’animo. È oggi riconosciuto come uno dei pionieri della fotografia artistica, grazie alla sua sensibilità e alla visione innovativa del mezzo fotografico.
Emblematica della sua concezione della fotografia è la celebre affermazione:
«Non esiste la fotografia artistica. Nella fotografia esistono, come in tutte le cose, delle persone che sanno vedere e altre che non sanno nemmeno guardare».
Questa mia opera realizzata con la tecnica della “Computer Art” è in suo omaggio e memoria.
Bruno Pollacci
Direttore dell’Accademia d’Arte di Pisa









