Informazione creata ad arte (e cultura)

Le acconciature nella Roma Antica

Potevano le donne dell’antica Roma sottrarsi da una delle pratiche più diffuse per la donna moderna? Quale? Ma è ovvio: stiamo parlando del “farsi bella“.
Busto Fonseca, età Flavia
In foto: Busto Fonseca, età Flavia

Le acconciature nella Roma Antica

Busto Fonseca, età Flavia
In foto: Busto Fonseca, età Flavia
Potevano le donne dell’antica Roma sottrarsi da una delle pratiche più diffuse per la donna moderna? Quale? Ma è ovvio: stiamo parlando del “farsi bella“.

È anche attraverso le acconciature, che si è riusciti a datare i reperti e i ritratti che ci sono pervenuti fino a noi. Esse rappresentavano anche uno status sociale.

Durante l’età repubblicana, le signore si prendevano cura dei capelli in maniera molto semplice: le anziane li tenevano raccolti sulla testa con una treccia avvolta e fermata sulla cima del capo o dietro la nuca, a forma di cono chiamata “tutulus”. Le giovani invece preferivano i capelli lunghi, divisi da una righa centrale e raccolti dietro a coda di cavallo o con una treccia fermata da spilloni.

Ma è verso la fine del I secolo a.C. che nasce la prima pettinatura tipicamente italica, ed era detta “alla Ottavia”, contraddistinta da un riccio gonfio sulla fronte e da una ciocca di trecce sulla parte posteriore. Non necessitava dell’aiuto della schiava pettinatrice ed era usata soprattutto dalle donne anziane appartenenti alla famiglia imperiale, come Ottavia maggiore, Ottavia minore e Livia.

Le acconciature diventeranno più rifinite con l’età imperiale, dove farà la sua comparsa un attrezzo molto simile all’odierno ferro arricciacapelli: il cosiddetto calamistrum. Inoltre, venivano volumizzati attraverso un toupet.

Durante la dinastia dei Flavi, Tito e Domiziano (79-96 d.C.), prese corpo l’acconciatura detta “alla Giulia di Tito”, chiamata così perché ideata dalla figlia dell’imperatore Tito. Si trattava di un artificioso blocco di riccioli disposti a corona sulla fronte e trecce che cadevano sulla nuca.

Fu una moda portata avanti anche durante il periodo di Traiano (98-117 d.C.), dove però aumentò notevolmente il volume dell’acconciatura e, di conseguenza, il tempo necessario per curarli e preparali.

Fu grazie a Sabina, moglie dell’imperatore Adriano (117-138 d.C.), che ritornò a Roma la pettinatura alla greca, il cosiddetto stile a melone, con i capelli molto voluminosi e mossi e tirati indietro sul retro della nuca o legati in due nodi sulla parte alta della testa.

La seconda moglie dell’imperatore Settimio Severo (193-211 d.C.), Giulia Domna, era solita portare parrucche molto sfarzose, che rappresentavano anche un modo per non perdere molto tempo nella preparazione.

E gli uomini?

Proprio come accade oggi, anche l’uomo dedicava l’inizio della sua giornata a curare il suo viso, a radersi la barba, e se apparteneva ad una famiglia nobile aveva un servo che svolgeva le funzioni di barbiere. Per chi non poteva permetterselo c’era la figura dei barbieri, detti tonsores, i quali esercitavano l’attività nella tonstrina, piccole botteghe dove si radeva la barba, si tagliavano e persino si tingevano i capelli. I clienti aspettavano su delle panche il loro turno, poi, coperti da un camice detto involucrum, venivano serviti dal barbiere che applicava un taglio alla moda, il più delle volte rifacendosi al taglio dell’imperatore regnante.

Fino a quando il mondo romano non subì l’influenza e il fascino di quello greco, circa nel terzo secolo a.C., gli abitanti di Roma portavano capelli e barba lunghe e incolte. Successivamente alle conquiste coloniali greche, si diffuse l’abitudine a rasarsi la barba e tagliare i capelli corti o addirittura rasarli.

Col finire dell’età repubblicana, i capelli venivano portati corti e in avanti; era un modo per celare stempiature o calvizie. Per lo stesso motivo si ricorreva anche alle parrucche, preparate con una tecnica egizia che prevedeva l’uso della cera d’api e della resina per fissare le trecce di capelli su una testa di legno.

Dal I secolo d.C., i capelli saranno ben curati con ciocche che calano sulla fronte. Il primo taglio della barba dei giovani romani era celebrato con la “depositio barbae”, si trattava di una cerimonia religiosa dove i peli venivano riposti in un cofanetto (più o meno di valore, in base al ceto sociale del giovanotto) e offerti in dono alle divinità, accompagnando il tutto con banchetti dove venivano invitati parenti ed amici.

Sotto la dinastia di Adriano (117-138 d.C.), faranno la loro comparsa barba e capelli lunghi e ricci. Sembra che l’imperatore non tagliasse più la barba per nascondere una cicatrice sul viso. Prenderà piede anche la tintura, si usava spesso portare i capelli biondi, e per chi era calvo c’era l’usanza di dipingerli con la tintura. Inoltre, l’imperatore Commodo (180-192 d.C.), per dimostrare il suo primato sul resto del popolo romano, usava tingerli con la polvere d’oro.

Informazioni sulla pubblicazione

Testo inviato da Annunziata Mazzitelli
In foto: Busto Fonseca, età Flavia
ID: 257079
Licenza di distribuzione:
Picture of Emiliano Cecchi

Emiliano Cecchi

Web Designer per la PuntoWeb.Net sas, mi occupo anche di editoria online sin dal lontano 1996. Già ideatore e curatore di vari portali, sono il co-founder di LiquidArte.it dove svolgo anche il ruolo di content manager. Sono appassionato di storia e di tutto quanto può accrescere la mia cultura.