- Casa Editrice: Nuova Ipsa Editore
- Collana: Mnemosine
- Genere: Romanzo storico
- Pagine: 312
- Prezzo: 18,00 €
«Tentò di considerare quanto le costrizioni culturali del suo passato ne avessero condizionato i sentimenti e le scelte. Ma il ribollire della sua rabbia sorda e violenta, cui non riusciva a dare una direzione, poteva solo farlo annegare nei sensi di colpa per quello che aveva fatto o che aveva omesso di fare. E quando giungevano i giudizi su sé stesso e quel vago senso di solitudine e tristezza che lo aveva sempre perseguitato, si illudeva di poter governare gli eventi con la sua apparente indistruttibile energia fisica. Ma la frana del suo paese era lì, a dimostrare quanto grandiose potessero manifestarsi le forze della natura al confronto delle quotidiane miserie umane»: il commissario di Pubblica Sicurezza Benedetto Giannetto non è solo l’intenso protagonista del romanzo storico “Lina” di Alfredo Ingegno ma è stato anche il nonno dell’autore; ciò conferisce all’opera un valore aggiunto, perché in ogni pagina è possibile rintracciare l’emozione con la quale lo scrittore ha raccontato le vicende di vita di Benedetto e di sua figlia, nonché madre dello stesso Ingegno, Lina. Il protagonista è un uomo dal carattere burbero, che non sa manifestare a nessuno ciò che davvero sente nel cuore; la sua infanzia lo ha sicuramente forgiato ad essere la persona impenetrabile che è ma anche le vicissitudini della sua esistenza hanno contribuito pesantemente a renderlo schivo e rigido. Benedetto deve inoltre fare i conti con un senso di colpa che ha scavato un vuoto incolmabile in lui; ci troviamo nei primi anni venti del Novecento, quando essere un funzionario di Stato voleva dire sottostare a delle regole ferree: tra queste, l’obbligo di procreare solo all’interno del matrimonio, oppure si sarebbe perso il lavoro e si poteva incorrere in denunce penali. Benedetto ha però messo incinta la donna che frequenta clandestinamente; Lina, la bambina nata da questo amore illegittimo, non può essere assolutamente ricondotta a lui. E così il protagonista sceglie una strada vile, contravvenendo ai suoi obblighi paterni: fa affidare Lina a un brefotrofio, disinteressandosi del suo destino; questo macigno sulla sua moralità lo porta a chiudersi in sé stesso, alimentando i suoi rimorsi derivanti anche dal fatto di dover servire un regime politico violento e ingiusto, in cui non si riconosce. Alfredo Ingegno narra una storia toccante e avvincente, ambientata durante gli anni del ventennio fascista: una vicenda di colpe e redenzioni, di lotte per la libertà contro la tirannia e di ritorni improvvisi, che fanno sperare che ci sia ancora una possibilità di rimediare ai propri errori.
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