Classe 1984, Brucci nasce a Napoli ma cresce artisticamente nella tensione costante tra razionalità e creatività. Laureato in Scienze del Turismo e poi in Didattica dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, l’artista vive oggi una doppia vita: quella di impiegato alla Banca d’Italia e quella, ben più inquieta, di artista visuale. “Sono il mio stesso mecenate”, afferma in uno dei suoi scritti, rivendicando la libertà di creare al di fuori dei vincoli del mercato.
Il suo debutto risale al 2016, con la mostra personale DIVERSITY – Oltre i pregiudizi, allestita proprio nella sede napoletana della Banca d’Italia. Un contesto inusuale per l’arte, eppure già significativo: lì Brucci espone il suo primo ciclo di opere e dà vita al personaggio del Tuffatore, che da quel momento in poi diventerà emblema del suo percorso.
La sua poetica si muove tra linguaggi diversi: pittura, fotografia, installazione, scultura, poesia. Ogni opera è un frammento di viaggio, non solo fisico ma anche psicologico. Le sue immagini interrogano la percezione, scavano nella fragilità, mettono in discussione le categorie di identità, memoria, diversità. In alcune opere emerge con forza l’attenzione verso la condizione delle persone non vedenti, un tema che Brucci esplora con tatto e intensità, trasformando il limite in linguaggio.
Ma è lo sguardo il vero filo conduttore della sua produzione. Non a caso, tra le sue figure ricorrenti, compaiono occhi, volti evanescenti, elementi riflettenti. L’arte per Brucci è un esercizio di visione oltre il visibile: una forma di archeologia dell’anima, come lui stesso ama definirla. Scavare nel sé, risalire alla luce.
Negli ultimi anni, il suo lavoro ha attraversato diverse città italiane: Genova, Matera, Benevento, Firenze, Lecce, Salerno, Forte dei Marmi. Le sue opere sono state esposte in rassegne come la Biennale Terra d’Otranto, Dante e gli Artisti, Liquid Sky al Galata Museo del Mare, e nella personale a Villa Bertelli nel 2024. Ha inoltre partecipato alla collettiva MAN presso la Casa Cava di Matera, parte di una serie di mostre dedicate ai temi dell’identità e del genere, successiva al progetto WOMAN. Da non confondere con il progetto omonimo M.A.N. – Matera Art Network, di diversa natura.
Dietro ogni esposizione, però, resta il gesto semplice e radicale del tuffo. Un gesto che non è mai fine a se stesso, ma sempre preludio di qualcosa: un riemergere, appunto. Forse è questo che rende Roberto Fabio Brucci un artista così contemporaneo e insieme così legato a una certa visione umanista dell’arte: la capacità di far dialogare il dato biografico con l’universale, la materia con il simbolo.
Non cerca clamore, né riconoscimenti immediati. “Lavoro per stratificazioni”, direbbe. E in effetti le sue opere si lasciano scoprire come reperti: vanno toccate con gli occhi, osservate nel tempo. Come fossili di emozioni sopravvissute al presente.
Nel silenzio del suo studio, il Tuffatore continua il suo viaggio.
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