Fenoglio e i 23 giorni di Alba

Beppe Fenoglio e la lotta partigiana: storia, poesia e memoria delle Langhe raccontate con crudezza e autenticità.
Beppe Fenoglio, Autore ignoto, Einaudi, pubblico dominio

Fenoglio e i 23 giorni di Alba

Beppe Fenoglio, Autore ignoto, Einaudi, pubblico dominio
Beppe Fenoglio e la lotta partigiana: storia, poesia e memoria delle Langhe raccontate con crudezza e autenticità.

Nella storia della letteratura italiana del Novecento ci sono due figure che emergono per il loro spirito di azione, personaggi solo apparentemente antitetici eppure portatori di splendide assonanze: Gabriele D’Annunzio e Beppe Fenoglio. Un abruzzese, un piemontese. Il primo, uomo di destra ma in fin dei conti antitetico al fascismo. Il secondo, monarchico e allo stesso tempo partigiano.

Se ai più è nota l’esperienza di azione del “vate” con la presa di Fiume e la proclamazione della Repubblica del Carnaro, meno risalto ha avuto nella memoria collettiva l’esperienza partigiana della presa di Alba, “riconsegnata” all’esercito della Repubblica Sociale Italiana dopo 23 giorni di battaglia eroica e disorganizzata. Accadde tutto esattamente ottant’anni fa, tra il 10 ottobre e il 2 novembre del 1944.

I partigiani si presero la capitale delle Langhe in superiorità numerica rispetto al plotone fascista, logorato dai continui martellamenti ai fianchi dettato dalle truppe della Resistenza. Entrarono quindi in città, accolti dalla popolazione con tanto di campane festanti, foto di rito e parata fino al municipio. Il 24 ottobre i repubblicani ritentarono, fallendo, di riprendersi la città ma a quel punto le autorità fasciste, che vissero quella sconfitta come una vera “macchia”, architettarono il piano per andarsi a riprendere Alba.

I partigiani che, intanto, avevano instaurato un governo civile a presidio dei commerci, si sentivano al sicuro, complice la piena del Tanaro che isolò la città e il crollo di un ponte nevralgico nei pressi di Pollenzo. Così, l’esercito fascista ebbe il tempo di riorganizzarsi, riparò al sopracitato ponte e nella notte del 2 novembre accerchiò la città che, dopo 4 ore di battaglia, ritornò in loro possesso.

Questa, in sintesi, la fredda cronaca. Poi c’è la poesia, ovvero la meravigliosamente scarna essenzialità del racconto di Fenoglio. I ventiré giorni della città di Alba diventeranno, nel 1952, data della prima pubblicazione, una raccolta di racconti in cui troviamo tutto il mondo del Beppe nazionale, partigiano e langarolo. Pagine che parlano di guerra ma anche di vita contadina, non meno dura e faticosa della prima.

Per chi, come l’autore di questo articolo, ha vissuto fin da piccolo vicino a quelle colline, oggi divenute patrimonio dell’UNESCO e un sito turistico molto affollato, Fenoglio è una presenza quotidiana. Per tutti però può essere un autore da riscoprire soprattutto per la sua inarrivabile modernità, nonostante i temi trattati nei suoi romanzi descrivano un’epoca di cui ormai pochi sopravvissuti all’incedere del tempo, possano averne memoria.

La sua cifra stilistica asciutta, la descrizione totalmente priva di retorica, oggettiva e terribilmente lucida, ne fanno ancora oggi un divulgatore e allo stesso il paradigma del “bel scrivere”. Testi fondamentali per chi vuole cimentarsi nella scrittura, sia per hobby sia per professione. Quei tre pacchetti al giorno di sigarette, che accompagnavano soprattutto le sue notti insonni alla macchina da scrivere, non gli hanno permesso di affacciarsi sulla retorica del boom degli anni Sessanta, sui contrasti sanguinosi degli anni di piombo e sull’Italietta filo reaganiana degli anni ’80.

Chissà come avrebbe riletto, con quel suo narrare crudo, tutto ciò che è stato figlio della Guerra, che lui stesso aveva combattuto e che trova lucifero splendore nelle pagine del Partigiano Johnny, romanzo “sacro”, seppur pubblicato nel 1968, postumo ed incompleto. Le Langhe, soprattutto in autunno, presentano colori irripetibili, paesaggi naturali intrisi di cultura e vino, oggi finalmente riconosciuto come ricchezza non solo enogastronomica.

Deviando dai circuiti propriamente turistici, ci si imbatte anche in luoghi ameni dove spesso si trovano indicazioni per addentrarsi nei cosidetti “sentieri fenogliani”, luoghi descritti nei suoi romanzi e vissuti fisicamente dall’autore stesso. Sono percorsi naturalistici nei quali, tra un buon bicchiere di vino e la lettura di qualche pagina di italiano e non italiano (è ben noto l’uso a sorpresa di vocaboli inglesi da parte dell’autore) del suo rappresentante più noto, si potrà comprendere perché le Langhe evocano ancora oggi un fascino intimo, una Una Questione Privata appunto, parafrasando uno dei romanzi più belli di Giuseppe Fenoglio. Il Beppe nazionale.

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Informazioni sulla pubblicazione

Immagine di copertina – Beppe Fenoglio, Autore ignoto, Einaudi, pubblico dominio
Immagine di Marco Ruffinengo

Marco Ruffinengo

Da sempre mi occupo di emozioni e anche nel campo dell'arte, più che della tecnica, ne esploro il percorso emotivo. Mi piace da sempre giocare con le parole, la mia passione per la scrittura, con il tempo, è diventata un lavoro. Oggi mi occupo principalmente di sceneggiatura, dopo aver attraversato esperienze nel teatro e nell'editoria. Considero la poesia come massima espressione di comunicazione.

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