È impressionante l’impatto visivo de La (grande) onda presso la costa di Kanagawa (Kanagawa oki namiura), opera iconica del noto pittore e incisore orientale, databile all’incirca al 1830, parte della serie Trentasei vedute del monte Fuji (Fugaku sanjūrokkei), ed esposta all’interno della mostra a lui dedicata. Una passione, quella nell’uso del colore blu di Prussia (detto anche di blu di Parigi o di Berlino), che Hokusai maturò al momento dell’arrivo in Giappone del pigmento, negli anni ’30 del XIX secolo (al tempo sviluppato in Europa lavorando e mescolando sangue secco di bue e altre parti dell’animale con polveri, allume, vetriolo verde e acido cloridrico, e che oggi sappiamo ottenuto trattando con un sale ferrico una soluzione di ferrocianuro potassico), il cui uso sapiente ed equilibrato si apprezza in moltissimi suoi lavori. Ma non solo blu: ogni sua opera è un vero e proprio tripudio di colori.

Nato nel 1760 a Edo, oggi Tokyo, trascorse una lunga vita all’insegna dell’arte, esercitandosi sin da piccolo nel riprodurre la natura e qualsiasi paesaggio o soggetto stimolasse la sua attenzione e creatività, sperimentando la pittura in ogni sua forma: proseguì così per circa 70 anni, conoscendo e godendo della fama dovuta alla sua maestria, molto richiesta in ogni ambito, cambiando stile e, spesso, anche il proprio nome come autore, fino a spegnersi nel 1849. «Dall’età di sei anni – scrisse – ho avuto la mania di disegnare la forma delle cose. Verso i cinquanta avevo prodotto una quantità di disegni, ma tutto ciò che ho fatto prima dei settant’anni non merita considerazione. A settantatré anni ho imparato un po’ di come sono fatte realmente le cose, uccelli, animali, insetti, pesci e l’erba e gli alberi. Di conseguenza, a ottant’anni avrò fatto ulteriori progressi, a novanta penetrerò il mistero delle cose, a cento anni sarò decisamente arrivato a un livello meraviglioso e a centodieci, ogni punto, ogni linea avrà vita propria.»

Il periodo in cui visse vide particolari cambiamenti istituzionali, sociali e culturali in Giappone, la cosiddetta epoca Edo, iniziata con lo shogunato Tokugawa, un lungo arco temporale di pace che inaugurò anche un momento di prosperità per il Paese. In questo contesto si esercitò – con ottimi risultati – in particolare nell’arte dell’ukiyo-e (“immagini dal mondo fluttuante”), tipo di stampa artistica impressa su carta con matrici di legno che andava sviluppandosi proprio in quel periodo. E il “mondo fluttuante” era proprio la sua epoca, così tradizionalista quanto aperta verso un futuro di prosperità e di mutamenti, in continua evoluzione. Una volta apertosi al resto del mondo a metà XIX secolo, la cultura del Giappone sbarcò in occidente: in Italia iniziarono a crearsi collezioni private di opere d’arte e di oggetti, sviluppando quel fenomeno che conosciamo come “Giapponismo”; in altre parti d’Europa, il lavoro di artisti come Hokusai venne apprezzato da personalità del calibro di Claude Monet ed Edgar Degas.

La mostra di Pisa, curata da Rossella Menegazzo, docente di Storia dell’arte dell’Asia orientale all’Università degli Studi di Milano, è stata sviluppata in otto sezioni, ovvero “Vedute celebri del Giappone”, “Vedute del Monte Fuji”, “Manga e manuali”, “Shunga” ovvero rappresentazioni della sessualità, “Rappresentazioni di poeti e poesie”, “Surimono” (raffinati biglietti augurali e inviti), “Hokusai pittore” e “Hokusai presente”: in quest’ultima si è potuto apprezzare come i nuovi artisti moderni abbiano fatto tesoro della lezione del maestro secondo la cultura pop. Di particolare rilievo le opere dedicate al mondo letterario e poetico, che vedono nelle xilografie Specchio dei poeti giapponesi e cinesi e Cento poesie per cento racconti la massima espressione di quest’arte, insieme ai rotoli dipinti a mano (kakejiku). All’interno della mostra, esposizione di un’opera digitale Memory waves del collettivo TeamLab e la tempera su tela Il grande sogno dell’illustratore Simone Legno, ideatore anche di Luce, la mascotte del Giubileo 2025.

Dopo Pisa, è pronta un’altra esposizione sull’opera di Hokusai, ospitata dal Museo civico “Luigi Bailo” di Treviso. Curata e ideata da Paolo Linetti, in collaborazione con l’Associazione Mnemosyne, verrà inaugurata sabato 29 marzo e sarà aperta fino a domenica 28 settembre 2025.








