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When we were kings: quando la boxe è veramente un’arte

Breve analisi del documentario premio Oscar 1996 sullo storico combattimento tra Muhammad Alì e George Foreman.
Muhammad Ali mette mette al tappeto George Foreman, Kinshasa 1974

When we were kings: quando la boxe è veramente un’arte

Muhammad Ali mette mette al tappeto George Foreman, Kinshasa 1974
Breve analisi del documentario premio Oscar 1996 sullo storico combattimento tra Muhammad Alì e George Foreman.

Il regista Leon Gast, dopo ventidue anni di lavoro su filmati d’epoca degli anni Settanta e interviste realizzate negli anni Novanta, riuscì a realizzare questo documentario su quello che viene considerato ancora oggi l’evento sportivo più visto nella storia. Si calcola infatti che l’incontro sia stato seguito da sessantamila persone presenti ed oltre un miliardo attraverso la televisione.

Le premesse agonistiche erano le seguenti: Foreman, all’epoca indiscusso campione del mondo dei pesi massimi e di sette anni più giovane, difendeva il titolo contro Alì, che era da poco tornato sul ring dopo una lunga assenza dovuta ai problemi giudiziari a causa della renitenza alla leva (si ricorderà la sua famosa frase: “Non ho niente contro i Viet Cong. Non mi hanno mai chiamato sporco negro”). Foreman era dato nettamente favorito nei pronostici della vigilia.

Le premesse sociologiche erano però ben diverse. Alì, che aveva compiuto un atto di ribellione contro l’America dei bianchi, si era convertito ai Musulmani Neri cambiando anche nome, in quanto considerava Cassius Clay il suo nome da schiavo. Aveva compiuto quindi un gesto considerato di riscatto sia dagli afroamericani che dagli africani. Il giornalista sportivo Rino Tommasi, considerato a ragione il miglior telecronista italiano di boxe, disse che, nonostante i pronostici favorevoli a Foreman, Alì aveva vinto l’incontro prima ancora di salire sul ring. Il documentario, ricostruisce, infatti, non solo gli eventi che precedettero l’incontro, ma anche le aspettative del pubblico formato in larga parte da persone di colore.

Il combattimento fu organizzato da Don King, re di nome e di fatto dei promoter, si disputò il 30 ottobre 1974 nello stadio “Tata Raphael” di Kinshasa – capitale dello Zaire, ex Congo Belga ed oggi Repubblica Democratica del Congo – fu soprannominato “Rumble in the Jungle”, “Battaglia nella Giungla”, e venne considerato l’evento che mise lo Zaire sulle carte geografiche in quanto, fino ad allora, l’esistenza dello Stato dell’Africa Centrale era sconosciuta al grosso pubblico.

Il documentario ci spiega che gli abitanti dello Zaire erano tutti a favore di Alì al punto che, quando Foreman atterrò all’aeroporto di Kinshasa, molti si stupirono di trovarsi di fronte ad un altro pugile di colore, in quanto i più credevano che Foreman fosse bianco. Il colore della pelle, però, non cambiò il fatto che Foreman rappresentasse comunque l’America dei bianchi né scalfì il tifo degli zairesi a favore di Alì. Infatti, durante il combattimento, il pubblico gridava la frase “Alì bomaye” (Alì uccidilo). Da notare che nel 2012 questa frase divenne il titolo di un brano dei The Game.

Il documentario ci mostra anche il festival “Zaire 74”, tre giorni di musica (sullo stile di quanto era avvenuto a Woodstock nel 1969) con i migliori artisti di colore dell’epoca, tra i quali ricordiamo James Brown, B.B. King e Miriam Makeba, la famosa cantante sudafricana anche detta Mamma Africa, costretta a vivere quasi tutta la vita in esilio all’estero a causa dell’apartheid. Il festival doveva precedere il combattimento nell’immediato ma in realtà ebbe luogo un mese prima, in quanto Foreman si era ferito durante gli allenamenti e dovette rimandare di un mese, appunto, la data dell’incontro.

Tornando al combattimento, questo non viene riproposto integralmente, ma ne sono disponibili numerose registrazioni in rete e in DVD. L’aspetto più importante è l’attesa, la preparazione e il clima che attorno ad esso si erano creati. Si rimanda quindi ai tanti articoli che sul combattimento sono stati scritti. È considerato da molti come l’incontro del XX secolo se non addirittura del Millennio. Vinse Alì per KO all’ottava ripresa. Quando Alì mise a segno il colpo del KO, Foreman indietreggiò e barcollò attraverso metà ring, prima di cadere a terra. Rino Tommasi riporta voci secondo le quali Alì non lo colpì ulteriormente per non sciupare lo spettacolo di Foreman che andava al tappeto.

Ventidue anni dopo questo storico combattimento, i due pugili si ripresentarono di nuovo al pubblico in occasione della Notte degli Oscar per ritirare il premio insieme al regista del documentario Leon Gast. Per ironia della sorte, Alì si era ritirato da tempo ed era già sofferente a causa del Parkinson mentre Foreman era ancora in attività pugilistica e di nuovo detentore del titolo mondiale dei pesi massimi che aveva riconquistato da poco, alla veneranda età di 46 anni, primato questo, per il momento non ancora superato nella storia del pugilato. Foreman e Alì si tenevano a braccetto e Foreman aiutò Alì a salire gli scalini per salire sul palco.

Nel link, Gast, Alì e Foreman ritirano il premio nella Notte degli Oscar.



Informazioni sulla pubblicazione

Testo inviato da Raimondo Banchetti
Muhammad Ali mette mette al tappeto George Foreman, Kinshasa 1974
Picture of Raimondo Banchetti

Raimondo Banchetti

Laureato in lettere ad indirizzo storico-artistico, appassionato di musica, ha studiato diversi strumenti, sia a fiato che a corda.