Dodici singoli. Dodici tasselli. Dodici finestre aperte su un universo artistico che da oltre quarant’anni continua a sfuggire a qualsiasi definizione.
Con l’uscita di Un ragazzo di strada, pubblicata il 29 maggio, si completa infatti il percorso dei dodici singoli estratti da “Due.I” il progetto multimediale con cui Ivan Cattaneo ha raccolto musica, arte visiva, sperimentazione e memoria in un’opera che sembra racchiudere l’essenza stessa del suo percorso.
Tra i brani pubblicati spiccano sicuramente “Abbaio alla luna” e proprio “Un ragazzo di strada”, rilettura di una canzone che Ivan aveva già reso sua negli anni Ottanta. Un ritorno che non ha il sapore della nostalgia, ma quello della continua trasformazione: un concetto che da sempre accompagna la sua carriera.
Perché “Due.I” non è soltanto una raccolta di canzoni. È un progetto multimediale che mette insieme tutte le anime di Ivan Cattaneo. C’è la musica, naturalmente, ma c’è anche la pittura, c’è la ricerca visiva, c’è quella continua tensione verso l’innovazione che lo ha reso uno degli artisti più originali e imprevedibili del panorama italiano.
Accanto alle riletture dei suoi classici trovano spazio anche brani inediti. Tra questi colpisce particolarmente “Lacrime e merda”, una canzone intensa e provocatoria che denuncia la progressiva perdita di umanità nei rapporti tra le persone, tema più che mai attuale in un tempo dominato dall’individualismo e dalla superficialità.
E poi c’è l’artista visivo. Nei suoi celebri “visi di-visi” emerge ancora una volta quella capacità di scomporre e ricomporre la realtà che ha sempre caratterizzato il suo lavoro. Un linguaggio personale, riconoscibile, libero da mode e convenzioni.
Guardando questi dodici singoli nel loro insieme, si ha quasi l’impressione di trovarsi davanti a un piccolo riassunto del mondo di Ivan Cattaneo: la sperimentazione, la ribellione, la libertà creativa, l’ironia, la provocazione e la continua voglia di guardare oltre.
Qualcuno potrebbe leggere “Due.I” come una sorta di bilancio artistico, quasi un testamento culturale. Ma forse sarebbe una lettura troppo semplice. Ivan Cattaneo ha sempre fatto della trasformazione la sua cifra distintiva e, proprio per questo, ciò che appare come un punto d’arrivo potrebbe in realtà essere soltanto un nuovo punto di partenza.
Perché gli artisti veramente liberi non chiudono mai un cerchio: ne aprono sempre un altro.









