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Turandot di Puccini con finale di Berio, per la Stagione lirica regionale 2023 di Spoleto e dell’Umbria

Regia di Alessio Pizzech. Dirige l’orchestra O.T.Li.S. del Teatro Lirico Sperimentale il maestro Carlo Palleschi. Coro e Piccolo Coro del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto “A. Belli”, diretti dal maestro Mauro Presazzi.
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Turandot di Puccini con finale di Berio, per la Stagione lirica regionale 2023 di Spoleto e dell’Umbria

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Regia di Alessio Pizzech. Dirige l’orchestra O.T.Li.S. del Teatro Lirico Sperimentale il maestro Carlo Palleschi. Coro e Piccolo Coro del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto “A. Belli”, diretti dal maestro Mauro Presazzi.

Il nuovo allestimento della Turandot di Giacomo Puccini,su libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni, con Il finale scritto da Luciano Berio nel 2001, chiude il cartellone della 77ma Stagione Lirica Sperimentale di Spoleto e dell’Umbria

Dirige l’orchestra O.T.Li.S. del Teatro Lirico Sperimentale il maestro Carlo Palleschi. Coro e Piccolo Coro del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto “A. Belli”, diretti dal maestro Mauro Presazzi.

Interpreti dello spettacolo e della stagione 2023 sono i cantanti risultati vincitori e idonei dei Concorsi 2022 e 2023, oltre ad altri selezionati dalla Direzione artisticatra i cantanti che si sono presentati alle audizioni e quelli delle scorse edizioni. Suada Gjergji, Tso Hanying e Rosa Vingiani si alternano nella parte di Turandot; Francesco Domenico Doto è Altoum; Giuliano Farina e Marco Gazzini Timur; Dario Di Vietri, Mickael Spadaccini, Hector Lopez Mendoza Calaf; Aloisia de Nardis, Chiara Guerra, Alessia Merepeza Liu’; Davide Peroni e Davide Romeo Ping; Oronzo D’urso e Jesus Hernandez Pong; Paolo Mascari e Roberto Manuel Zangari Pang; Luca Failla e Dario Sogos Un mandarino; Francesco Domenico Doto Il Principe di Persia.

Maestri collaboratori: Dahyun Kang, Mauro Presazzi, Pablo Salido Pulido, Lorenzo Tomasini e Antonio Vicentini. Personale tecnico, organizzativo e amministrativo dello Sperimentale.

“Turandot” è la messa in atto di un’allegoria d’amore tormentoso, misterioso, ma alquanto desiderato. Sulla scena vediamo il nostro inconscio svelare meccanismi nascosti e irrequietudini, che nascondono la profonda voglia del proibito, della sfida. Calaf, il principe, ama dal profondo Turandot, ne ama la bellezza, ma, sopra ogni cosa la complicatezza. Come spesso accade nelle liriche persiane, l’innamoramento avviene per fama, per sentito dire, basta una voce per stimolare quella curiositas così inspiegabilmente umana e primordiale. Ed è proprio questa curiosità che spinge la “superba testa” anche di questo Principe Ignoto a tentare la sorte, come molti hanno fatto prima di lui, a sfidare la morte per enigmi. L’amore, però, non risparmia nessuno ed anche Turandot ne viene presa, si innamora anch’essa di un mistero e solo con esso il principe la conquista. In lui percepisce quella stessa cripticità che lei stessa incarna. Si trovano e si riconoscono uguali, decisi a sacrificare ogni cosa pur di vincere. Puccini indaga nel profondo le passioni umane, con quanta forza irrompono e con quale voracità si impongono negli animi. Il loro potere è tale da far venir meno il desiderio di vita, da rendere sopportabili le torture e da minare l’orgoglio. La strutture psicologiche dei personaggi si fanno plastiche e materiali, com’è il caso di Turandot, intrappolata nella gabbia del suo letto tanto quanto lo è ne nel suo orgoglio, che la spinge all’imperterrito “Mai nessun m’avrà”. Come una spirale sempre più stringente Turandot arriva alla resa dei conti e si ritrova a dover cedere al principe, per di più straniero, come colui che era stato causa della morte della zia che la bella principessa voleva vendicare. Solo il potere del nome, la consapevolezza di avere ancora la sua vita nelle mani la convince ad accettare. L’opera si chiude così con un finale quasi fiabesco di promessa d’amore dei due personaggi, in cui, eccezion fatta per la morte della schiava, non ci sono grandi sconvolgimenti e ogni cosa va come deve. Una scelta che, per quanto rispondente al tradizionale lieto fine della narrativa di ambientazione persiana della favola originale, sembra prendere le distanze dal resto dell’opera pucciniana. In questo cambio di rotta si può forse leggere anche un positivo distacco che vuole riconoscere a Berio la sua parte e non ridurlo ad un autore “fantasma”.

Ricordava il Maestro Riccardo Chailly, in occasione della presentazione a Milano, come Berio fosse letteralmente infiammato da questa opera e dicesse “Ma noi italiani l’abbiamo capito a sufficienza il primo atto di Turandot? È la musica italiana più importante della prima metà del Novecento?”

E così è per il primo e secondo atto di Turandot, testamento artistico e spirituale di Puccini volto al futuro, mentre, per le parti nuove del terzo Atto, Berio non imita lo stile di Puccini ma realizza un collage delle sue intenzioni musicali, scrivendo autonomamente e partendo dal suo linguaggio e dai suoi temi.

I ponti che uniscono uno schizzo all’altro hanno anche qualcosa di personale, ma con una funzione di collegamento: uno stile diverso che si modula con l’originale e resta sempre vivo e sicuramente stimolante, ponendosi, in qualche modo fuori dal tempo, proiettato nel futuro.

La scelta di Berio di introdurre un interludio orchestrale costruito con i temi dell’opera tra cui quello lirico del primo atto, ma soprattutto con la citazione del Leitmotiv del filtro d’amore del Tristan und Isolde di Wagner dopo il bacio, segnano il carattere sinfonico della sua partitura.

Grande interesse e successo pieno della nuova produzione, con una conduzione attenta e precisa del Direttore Carlo Palleschi. La regia di Alessio Pizzech fa sì che, nel complesso, la parte visiva scorra con cura, là dove il continuo movimento non lascia spazio a momenti di stasi.

Buona in generale, con alcune eccellenze, la parte vocale degli interpreti e del Coro e Piccolo Coro del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto “A. Belli”, diretti dal maestro Mauro Presazzi.

Stagione lirica regionale 2023 di Spoleto e dell’Umbria.

Teatro Morlacchi di Perugia, lunedì 18 e martedì 19 settembre, ore 20.30
Politeama Clarici di Foligno, mercoledì 20 settembre, ore 20.30
Teatro degli Illuminati di Città di Castello, giovedì 21 settembre, ore 20.30
Teatro Comunale di Todi, venerdì 22 e sabato 23 settembre 2023, ore 20.30.

Informazioni sulla pubblicazione

Testo inviato da Giancarlo Garoia
ID: 383351
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Diana Millan

Magistero in Scienze Religiose conseguito presso l'ISSR "Beato Niccolò Stenone" di Pisa, lavoro per comunicati-stampa.net e sono responsabile editoriale di LiquidArte.it. Appassionata di cinema e libri.