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Tony Lip, Don Shirley e l’alchimia di “Green Book”

Tra i film premiati con gli Oscar negli ultimi anni, ce n’è uno che ha il merito di aver fatto conoscere al grande pubblico due personaggi che hanno dato vita ad una storia straordinaria. Un film che affronta con sensibilità e profondità tematiche di grande rilevanza sociale, come il razzismo, la discriminazione e il potere dell’amicizia.

Tony Lip, Don Shirley e l’alchimia di “Green Book”

Tra i film premiati con gli Oscar negli ultimi anni, ce n’è uno che ha il merito di aver fatto conoscere al grande pubblico due personaggi che hanno dato vita ad una storia straordinaria. Un film che affronta con sensibilità e profondità tematiche di grande rilevanza sociale, come il razzismo, la discriminazione e il potere dell’amicizia.

Correvano gli anni Sessanta quando un futuro attore e un pianista si incontrarono quasi per caso unendo le loro storie che sono state raccontate nel film “Green Book”.

Frank Anthony Vallelonga (1930-2013) conosciuto col soprannome di Tony Lip, datogli dagli amici e che successivamente usò anche come nome d’arte per la sua carriera cinematografica, nacque negli Stati Uniti da genitori calabresi. Iniziò a lavorare come autista per poi divenire buttafuori nel nightclub Copacabana di New York. Nel 1962 fu assunto dal pianista Don Shirley come autista e guardia del corpo per accompagnarlo in un tour di concerti nell’estremo Sud degli Stati Uniti. Grazie alla conoscenza con Shirley e all’incontro con altri personaggi dello spettacolo che conobbe al Copacabana, Lip divenne attore impersonando soprattutto il ruolo del tipico mafioso italoamericano. Inizò negli anni Settanta con piccole parti in film di rilievo come “Il Padrino” e “Quei bravi ragazzi” fino ad arrivare, negli anni Duemila, ad interpretare il ruolo del boss Carmine Lupertazzi nella fortunata serie televisiva “I Soprano”.

Don Shirley (1927-2013) come pianista si distacca totalmente dagli altri musicisti afroamericani della sua epoca. Al contrario dei grandi jazzisti suoi contemporanei, che spesso avevano imparato a suonare come autodidatti, Shirley aveva studiato in conservatorio ed aveva conseguito tre lauree: in Pianoforte, in Psicologia e in Arti Liturgiche. Iniziò la sua carriera concertistica suonando musica classica tenendo concerti sia in Europa che negli Stati Uniti. Tuttavia, i dirigenti della sua casa discografica, pensando che un pubblico colto, composto all’epoca soltanto da bianchi, avrebbe rifiutato un pianista classico di colore, cercò di spingerlo verso il jazz. Shirley, però, rifiutò di suonare jazz, e creò un suo genere personale a metà strada tra il classico e il pop. Fu con questo repertorio che Shirley effettuò il tour nel Sud degli Stati Uniti accompagnato da Lip che all’epoca era ancora sconosciuto.

Il racconto di questo tour, che ci ha permesso di conoscere questi due personaggi così diversi tra loro, ha dato vita al film “Green Book” del 2018, vincitore di tre Premi Oscar, il cui titolo è tratto dal nome della guida, pubblicata tra il 1936 e il 1966, degli alberghi riservati alle persone di colore in quanto, negli Stati Uniti, all’epoca vigeva ancora la segregazione razziale. Questa guida era simbolo della resilienza e dell’ingegnosità della comunità nera, costretta a trovare modi per affrontare un sistema profondamente ingiusto.

Il film offre uno sguardo diretto e toccante sulle sfide quotidiane che gli afroamericani affrontavano negli Stati Uniti segregati. Mostra il contrasto tra la vita di Shirley, un artista raffinato e colto, e le umiliazioni e i pericoli che affronta a causa del colore della sua pelle. Green Book esplora, inoltre, la trasformazione dei personaggi principali. Tony Vallelonga, inizialmente intriso di pregiudizi razziali, impara a vedere oltre gli stereotipi grazie all’amicizia con Shirley. Questo viaggio personale di crescita e comprensione reciproca è un potente messaggio di speranza e riconciliazione. La pellicola, infine, critica apertamente le ingiustizie e l’ipocrisia della società dell’epoca, mettendo in luce come la discriminazione fosse radicata non solo nel Sud ma in tutta l’America. Attraverso episodi di discriminazione subiti da Shirley, il film denuncia le profonde ingiustizie sociali.

Shirley non ebbe figli e la storia raccontata nel film, fu sconfessata da suo fratello, col quale però il pianista non era mai stato in buoni rapporti. Lip, invece, ebbe due figli: Frank Vallelonga, recentemente scomparso, attore che interpreta un ruolo secondario in “Green Book” e Nick Vallelonga, sceneggiatore, che ha raccontato l’incontro tra suo padre e Shirley scrivendo la sceneggiatura del film.

Green Book ha l’indubbio merito di non essere solo un film sull’amicizia ma una potente dichiarazione contro il razzismo e la discriminazione. La sua importanza sociale risiede nella capacità di educare e sensibilizzare il pubblico su tematiche purtroppo ancora molto attuali, stimolando riflessioni sulla necessità di rispetto, uguaglianza e comprensione reciproca. Il film ci ricorda che, nonostante i progressi fatti, il cammino verso una società veramente equa e inclusiva è ancora lungo e richiede l’impegno di tutti.

Informazioni sulla pubblicazione

Testo inviato da Raimondo Banchetti
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Raimondo Banchetti

Laureato in lettere ad indirizzo storico-artistico, appassionato di musica, ha studiato diversi strumenti, sia a fiato che a corda.