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“The Car” degli Arctic Monkeys è un capolavoro

L’ultimo eccezionale disco della band britannica.
Pubblico dominio
Photo credits: Pubblico dominio

“The Car” degli Arctic Monkeys è un capolavoro

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L’ultimo eccezionale disco della band britannica.

Lo scorso 21 ottobre, dopo una pausa di circa quattro anni, sono tornati gli Arctic Monkeys con il loro The Car, settimo album in studio del quartetto, a suggello di un’attività ventennale. Capaci di cambiare ed innovare praticamente ad ogni nuova uscita, il gruppo britannico ha scritto un capolavoro. Abbiamo recentemente dedicato una recensione a questo disco, soffermandoci anche sui tre singoli che ne hanno anticipato l’uscita. A proposito dell’impostazione stilistica di questo disco, abbiamo scritto che oltre alla predominanza delle tastiere, in “The Car” sono rilevanti anche gli archi perché si tratta di un album di “pop orchestrale” che punta sulla raffinatezza e su sonorità calde, che mettono in risalto l’approccio vocale di Alex Turner. Anche quando gli altri membri della band, con la complicità dei vari ospiti, producono “sconfinamenti” in territori funk (come per esempio in “I Ain’t Quite Where I Think I Am”) i brani non guardano alla pista da ballo ma mantengono un’eleganza esigente. Tutti i brani sono stati scritti da Turner, che indugia anche, in più occasioni, nel falsetto. Siamo, in parole povere, di fronte ad un lavoro maturo ed elegante, lontano anni luce dai primi album, che ondeggiavano tra post-punk ed indie rock. Qui, con il pianoforte che predomina sulle chitarre, incredibile a pensarci solo qualche anno fa, è evidente che la cifra musicale cambia sensibilmente, accomodandosi nello psichedelico e nel glam rock ed in alcuni tratti anche nel lounge, come nella bellissima “There’d Better Be a Mirrorball”.

Sculptures Of Anything Goes.
Qui diamo spazio invece ad un brano che non è un singolo, ma “solo” la terza traccia dell’album, la bellissima Sculptures Of Anything Goes. Il brano si caratterizza per un testo criptico e, soprattutto, per atmosfere melodiche celestiali, grazie al gioco del sintetizzatore e dei colpi di drum machine. La voce di Turner è bellissima e ricorda quella di un certo Martin Fry, leader e cantante degli ABC. Non manca chi, nella critica, riconosce le influenze musicali di David Sylvian, Japan e Brian Eno in questo pezzo.

“Come dovrei gestire le mie convinzioni infallibili?/Mentre ti prendo in giro/Esibirsi in spagnolo sulla TV italiana/Talvolta in futuro/ Mi chiedevo se tua madre pensa ancora a me/Hallelujah/Tele bianche/Prestate contro le pareti della galleria/Scorrere verso sculture di tutto va bene/Sulle scale di marmo…”



Informazioni sulla pubblicazione

Testo inviato da Manuel Buccarella
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ID: 370857
Licenza di distribuzione:
Diana Millan

Diana Millan

Magistero in Scienze Religiose conseguito presso l'ISSR "Beato Niccolò Stenone" di Pisa, lavoro per comunicati-stampa.net e sono responsabile editoriale di LiquidArte.it. Appassionata di cinema e libri.