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Robert Cahen, Sandra Lischi e la Videoarte

Breve panoramica sulla videoarte, attraverso uno dei massimi artisti e una delle massime studiose a livello internazionale.
Colors no signal screen of television pattern background. Broken signal of tv screen background

Robert Cahen, Sandra Lischi e la Videoarte

Colors no signal screen of television pattern background. Broken signal of tv screen background
Breve panoramica sulla videoarte, attraverso uno dei massimi artisti e una delle massime studiose a livello internazionale.

Prima di soffermarci sulle opere di Robert Cahen e sugli studi di Sandra Lischi, vediamo cos’è la videoarte.

La videoarte è un fenomeno audiovisivo che nasce a metà degli anni Sessanta con l’idea di utilizzare il medium televisivo per scopi artistici e non soltanto a fini di intrattenimento e di informazione come era stato fatto fino ad allora. La videoarte si configura quindi come un linguaggio artistico basato sulla creazione e riproduzione di immagini in movimento mediante strumentazioni video.

Tra i pionieri della videoarte ricordiamo in particolar modo Nam Jun Paik e la coppia formata da Steina e Woody Vasulka.
Per fare un esempio fra tanti, i Vasulka realizzarono, nel 1970, un video con un uomo e una donna in sovraimpressione che ballano nudi in negativo. Come spiegò lo stesso Woody Vasulka durante un incontro con gli studenti dell’Università di Pisa negli anni Ottanta, gli autori provarono ad utilizzare diversi brani musicali da abbinare alle immagini, tra i quali l’Adagio di Albinoni, poi però optarono per la canzone “Sexmachine” di James Brown, che ha dato il titolo al video stesso.
Questo è solo un esempio delle prime sperimentazioni in campo videoartistico.

Robert Cahen nasce in Francia nel 1945 e nel 1971 si diploma al Conservatorio di Parigi in musica concreta, cioè quel tipo di musica che presta attenzione al suono nella sua concretezza, non soltanto, ai suoni musicali ma anche a tutti gli altri tipi di suono, compresi i rumori di fondo. Da quel momento Cahen inizia la produzione delle sue opere inizialmente su pellicola, poi su nastro magnetico per passare successivamente alla realizzazione di videoinstallazioni.

Sandra Lischi nasce nel 1951 a Pisa, dove si laurea giovanissima in Storia dell’arte medievale e moderna con una tesi sulle potenzialità artistiche del videotape. Da quel momento inizia la sua carriera di ricercatrice e docente all’Università di Pisa occupandosi sempre di tecnologia applicata all’audiovisivo e di fenomeni artistici di avanguardia. Negli anni Ottanta fonda Ondavideo, una rassegna annuale sulla videoarte presso il Dipartimento di Storia delle Arti dell’Ateneo Pisano che ha ospitato numerosi videoartisti provenienti da tutto il mondo, tra i quali lo stesso Cahen, il già ricordato Woody Vasulka e l’italiano Gianni Toti che si definiva un “Poetronico”, cioè un poeta dell’elettronica.

Cahen e Lischi si incontrano negli anni Ottanta e tra loro nasce una collaborazione destinata a durare decenni. Cahen, come già detto, sarà spesso ospite di Ondavideo e Lischi gli dedicherà uno dei suoi libri di maggiore successo, “Il respiro del tempo – Cinema e video di Robert Cahen” (3^ edizione, ETS, Pisa, 2009). Nella bibliografia del libro, sono citate anche le relazioni scritte dagli studenti su alcuni video di Robert Cahen, lette pubblicamente a Palazzo Lanfranchi durante un incontro con Cahen stesso, tra le quali anche la relazione elaborata dal sottoscritto. Cahen dal canto suo, realizzerà a Pisa un video sulla Luminara di San Ranieri dal titolo “La notte delle bugie” (1993), opera di non facile realizzazione in quanto le riprese potevano essere effettuate soltanto nel breve tempo della manifestazione stessa e a volte anche incontrando difficoltà (una delle macchine da presa era addirittura posizionata su un carrello da supermercato).

Cahen, come si evince dal suo cognome, è israelita e, pur non essendo né credente, né praticante, le sue opere iniziali nascono dall’idea di riportare in vita, attraverso le immagini in movimento, le vittime dell’Olocausto. Nel 1977 realizza “Ici repose” su un cimitero in Alsazia ma già nel 1976 realizza “Karine” che forse è il coronamento del suo proposito iniziale, realizzato attraverso l’animazione di immagini statiche. Karine è figlia di una coppia di suoi amici e Cahen la fotografa dalla nascita ai sei anni di età realizzando un centinaio di fotografie che poi vengono montate in ordine non cronologico e inframezzate da brevi inserti filmati. Gli occhi della bambina, che nelle foto sono sempre statici, con un effetto a sorpresa, si muovono.

Tornando però all’importanza della colonna sonora nei video di Cahen, un esempio tra i più riusciti è “Montenvers et mar de glace” (1987), video che racconta una gita turistica in montagna. Tutti i rumori sono amplificati come ad esempio il rumore della mappa turistica dispiegata dal protagonista, fino ad arrivare ai rumori causati dallo scioglimento del ghiacciaio. La musica vera e propria è tratta da alcuni film di Hitchcock. In particolar modo Cahen si è ispirato al film “La Finestra sul cortile” per il rapporto tra musica e immagine da lui realizzato in questo video.

Ma l’opera che Sandra Lischi e altri critici considerano emblematica della maturità di Cahen è “Just le temps” (1983), un video in cui l’intento narrativo è raccontare un viaggio in treno. Per la prima volta Cahen si avvale di attori, un uomo e una donna, lei seduta in uno scompartimento, lui che cammina nel corridoio e poi si siede accanto al finestrino. Le immagini dell’interno del treno, si alternano con quelle del paesaggio fuori. A Cahen interessa mostrare che quando si guarda lontano non si coglie la stessa cosa di quando si guarda da vicino.

Secondo Sandra Lischi, una delle peculiarità dei video di Cahen è il rallentamento dell’immagine, in quanto lui lavora in una temporalità invisibile ad occhio nudo e cerca di rallentare il tempo per cogliere cose che ad occhio nudo non possiamo cogliere. Ma Cahen lavora anche sul tempo della vita oltre che su quello dell’immagine, si interroga sul tempo dell’infanzia, sul passare del tempo, ma anche sulla memoria e sulla perdita di memoria, come nel già ricordato “Just le temps”.

Cahen ha una grossa vocazione comunicativa. Il suo lavoro non è astratto ma ci fa vedere in maniera completamente nuova volti e paesaggi, come se fossero visti da un altro pianeta o come se fossero altri pianeti diversi dalla Terra, ma sempre con riferimento alla figura umana e a qualcosa che lui ama raccontare e trasmettere.

Per una videografia completa delle opere di Robert Cahen, si rimanda alla voce a lui dedicata da Wikipedia. Nel link, invece, un videocommento di Sandra Lischi su alcune delle opere di Cahen tratto dal DVD a corredo della terza edizione del libro ad egli dedicato.

 



Informazioni sulla pubblicazione

Testo inviato da Raimondo Banchetti
Picture of Raimondo Banchetti

Raimondo Banchetti

Laureato in lettere ad indirizzo storico-artistico, appassionato di musica, ha studiato diversi strumenti, sia a fiato che a corda.