Entriamo in un museo e difficilmente ci domandiamo perché quel luogo si chiami proprio così.
Museo.
Una parola oggi immediatamente associata a dipinti, sculture, reperti archeologici, collezioni scientifiche, sale espositive e opere custodite per essere studiate e tramandate. Eppure, alle sue origini, il museo non era essenzialmente un luogo nel quale si esponevano oggetti.
Era un luogo nel quale si produceva conoscenza.
Per comprenderne la storia bisogna tornare nel Mediterraneo ellenistico e, soprattutto, nell’Alessandria d’Egitto dei primi Tolomei.
Prima del museo c’erano le Muse
La parola italiana “museo” deriva dal latino museum, a sua volta proveniente dal greco mouseion (μουσεῖον).
Il significato originario era legato alle Muse, le divinità che nella cultura greca presiedevano alle arti e alle diverse forme del sapere.
Un mouseion era dunque, originariamente, un luogo dedicato alle Muse: un santuario, ma anche uno spazio nel quale potevano essere coltivati lo studio, la poesia, la musica, la filosofia e le discipline intellettuali.
L’etimologia conserva quindi una traccia preziosa della concezione antica del sapere. Il museo nasce linguisticamente non dalla “collezione”, ma dalle Muse; non dall’oggetto esposto, ma dall’attività intellettuale che intorno a esso, e più in generale intorno alla conoscenza, poteva svilupparsi.
Il passaggio verso l’accezione moderna fu molto più tardo. Nelle lingue europee il termine venne progressivamente utilizzato per indicare luoghi di studio e raccolta, fino ad assumere, soprattutto in età moderna, il significato di istituzione destinata alla conservazione e all’esposizione di oggetti d’arte, di storia o di scienza.
Ma il nome aveva già attraversato quasi due millenni.
E una delle tappe fondamentali di questa storia si trovava ad Alessandria.
Alessandria, la città che voleva raccogliere il sapere
Alessandria d’Egitto fu fondata da Alessandro Magno nel 331 a.C. sulla costa mediterranea dell’Egitto.
Dopo la morte del conquistatore macedone, avvenuta nel 323 a.C., il suo enorme impero venne diviso tra i suoi generali. L’Egitto passò sotto il controllo di Tolomeo, che sarebbe diventato Tolomeo I Sotere, fondatore della dinastia tolemaica.
La nuova capitale aveva una posizione straordinaria: affacciata sul Mediterraneo e inserita nelle rotte commerciali che collegavano mondi differenti, Alessandria divenne progressivamente uno dei principali centri politici, economici e culturali dell’età ellenistica.
Fu in questo ambiente che nacque il celebre Mouseion di Alessandria.
La sua fondazione viene generalmente collegata al regno di Tolomeo I, intorno agli inizi del III secolo a.C., mentre lo sviluppo dell’istituzione e soprattutto della Biblioteca proseguì con il figlio Tolomeo II Filadelfo.
L’obiettivo era ambizioso: fare di Alessandria uno dei grandi centri del sapere del mondo antico.
Il Mouseion: il primo museo?
Definire il Mouseion di Alessandria come “il primo museo della storia” è suggestivo, ma richiede una precisazione.
Non era un museo come gli Uffizi, il Louvre o il Prado.
Chi fosse entrato nel Mouseion non avrebbe necessariamente trovato una successione di sale nelle quali contemplare opere ordinate secondo criteri cronologici o artistici.
Il modello era profondamente diverso.
Il Mouseion era un’istituzione dedicata allo studio e alla ricerca, sostenuta dalla monarchia tolemaica. Vi operavano studiosi provenienti da differenti regioni del mondo ellenistico, impegnati in discipline che potevano comprendere letteratura, matematica, astronomia, medicina, geografia e filosofia.
Più che un museo moderno, potremmo immaginarlo come una combinazione fra centro di ricerca, accademia, biblioteca e comunità di studiosi, inserita nel cuore culturale della monarchia tolemaica.
Proprio per questo, però, il Mouseion rappresenta uno degli antenati più importanti dell’idea occidentale di museo.
Perché pone al centro un principio ancora oggi fondamentale: raccogliere e organizzare il sapere per studiarlo, conservarlo e trasmetterlo.
E la Biblioteca di Alessandria?
Qui nasce una delle confusioni più frequenti.
Quando si parla dell’antica Alessandria, Mouseion e Biblioteca vengono spesso sovrapposti. In realtà, pur essendo strettamente collegati, non erano semplicemente la stessa cosa.
La celebre Biblioteca di Alessandria era parte del grande progetto culturale sviluppato intorno al Mouseion.
I Tolomei perseguirono una politica di acquisizione dei testi estremamente ambiziosa, con l’obiettivo di concentrare ad Alessandria una quantità senza precedenti di opere provenienti dal mondo conosciuto.
La Biblioteca divenne così uno dei simboli più potenti dell’antichità: non soltanto un deposito di rotoli, ma uno strumento di ricerca.
Testi letterari, filosofici e scientifici potevano essere raccolti, confrontati, ordinati e studiati.
Era, in altre parole, un tentativo di organizzare la memoria scritta del mondo.
Una comunità di studiosi
Il vero patrimonio del Mouseion non era costituito soltanto dai testi.
Erano anche le persone.
Alessandria attirò alcuni dei maggiori studiosi dell’età ellenistica e la Biblioteca divenne un ambiente fondamentale per la filologia e l’organizzazione del sapere.
Tra i nomi tradizionalmente legati alla cultura alessandrina troviamo Zenodoto di Efeso, considerato il primo bibliotecario della grande Biblioteca, Callimaco di Cirene, poeta ed erudito, ed Eratostene di Cirene, matematico, astronomo e geografo.
Quest’ultimo è ricordato, tra le altre cose, per aver elaborato una celebre misurazione della circonferenza terrestre utilizzando osservazioni geometriche.
L’immagine che emerge è quindi molto distante da quella del museo come luogo silenzioso nel quale il visitatore osserva oggetti dietro una vetrina.
Il Mouseion era un luogo nel quale il sapere veniva prodotto.
Il museo prima delle collezioni
Naturalmente, l’idea di raccogliere e conservare oggetti preziosi è molto più antica del Mouseion di Alessandria.
Templi, palazzi e santuari delle civiltà antiche custodivano offerte votive, statue, armi, oggetti preziosi, documenti e testimonianze del passato. Esistevano dunque forme di raccolta e conservazione ben prima del III secolo a.C.
Per questo motivo non è corretto immaginare che la storia del collezionismo o della conservazione culturale inizi improvvisamente ad Alessandria.
Ciò che rende il Mouseion particolarmente importante è altro: il nome.
È da quella tradizione linguistica e culturale, dal greco mouseion e dal latino museum, che deriva la parola con cui ancora oggi indichiamo una delle principali istituzioni culturali della società contemporanea.
Da luogo delle Muse a luogo delle opere
Occorsero molti secoli perché il termine assumesse il significato che conosciamo.
Nel mondo moderno, soprattutto tra Rinascimento ed età moderna, lo sviluppo del collezionismo principesco, delle raccolte antiquarie, delle collezioni naturalistiche e delle cosiddette Wunderkammern, le “camere delle meraviglie”, contribuì alla formazione di nuovi modi di classificare, studiare e mostrare gli oggetti.
Gradualmente le raccolte private iniziarono a trasformarsi in istituzioni organizzate secondo criteri sempre più sistematici.
Il museo moderno sarebbe nato da un lungo processo nel quale si incontrarono collezionismo, ricerca scientifica, tutela del patrimonio, educazione e progressiva apertura delle raccolte a un pubblico più vasto.
La parola, però, continuava a portare con sé la sua origine antica.
Mouseion: il luogo delle Muse.
Una parola che racconta ancora il museo contemporaneo
Esiste una continuità sorprendente tra quella parola greca e l’istituzione contemporanea.
Oggi un museo conserva opere e reperti, li cataloga, li studia, li restaura, organizza esposizioni, produce ricerca e rende il patrimonio accessibile al pubblico.
Il Mouseion di Alessandria non svolgeva tutte queste funzioni nella forma in cui le intendiamo oggi. E il museo contemporaneo è il risultato di una storia molto più lunga e complessa.
Eppure un elemento attraversa i secoli.
L’idea che esistano luoghi nei quali una società decide di concentrare la conoscenza per impedirne la dispersione e trasmetterla nel tempo.
Forse è questo il legame più profondo tra Alessandria e i musei che frequentiamo oggi.
Più di duemila anni fa il Mouseion era dedicato alle Muse, protettrici delle arti e del sapere. Oggi i musei custodiscono una parte della memoria materiale dell’umanità.
Sono istituzioni profondamente diverse.
Ma continuiamo a chiamarle con lo stesso nome.
DAL MOUSEION AL MUSEO MODERNO
Oltre duemila anni di storia in sette tappe
III secolo a.C. — Alessandria d’Egitto: il Mouseion
Sotto i primi Tolomei nasce il celebre Mouseion di Alessandria, istituzione consacrata alle Muse e dedicata allo studio e alla ricerca, strettamente legata alla grande Biblioteca. Non è ancora un museo nel senso moderno: al centro non vi è l’esposizione delle opere, ma la produzione e l’organizzazione del sapere.XV-XVI secolo — Rinascimento: collezionare l’Antico
Principi, umanisti e grandi famiglie europee raccolgono statue, monete, gemme, manoscritti e reperti dell’antichità. Le collezioni sono prevalentemente private e diventano strumenti di prestigio, studio e rappresentazione del potere. È uno dei passaggi fondamentali verso la formazione del museo moderno.XVI-XVII secolo — Le Wunderkammern: il mondo in una stanza
Nelle corti europee si diffondono le Wunderkammern, le “camere delle meraviglie”: raccolte nelle quali opere dell’uomo, reperti naturali, strumenti scientifici, oggetti esotici e curiosità convivono nello stesso spazio. L’obiettivo è quasi enciclopedico: rappresentare, attraverso gli oggetti, la varietà del mondo conosciuto.1683 — Oxford: apre l’Ashmolean Museum
L’Ashmolean apre al pubblico presso l’Università di Oxford. Nato dalla collezione donata da Elias Ashmole all’università, riunisce oggetti naturali e artificiali e associa alle raccolte spazi per la ricerca e l’insegnamento. È considerato il primo museo pubblico della Gran Bretagna e il primo museo universitario del mondo.1753-1759 — Londra: nasce il British Museum
Nel 1753 un atto del Parlamento britannico istituisce il British Museum, costruito a partire anche dalla vasta collezione di Sir Hans Sloane. Apre nel 1759 come museo nazionale pubblico, concepito per raccogliere e rendere accessibili testimonianze provenienti da molteplici campi della conoscenza. L’accesso iniziale, tuttavia, è regolato e più limitato rispetto alla concezione contemporanea di museo aperto a tutti.1769 — Firenze: gli Uffizi diventano un museo pubblico
La collezione medicea, sviluppatasi nei secoli precedenti negli spazi progettati da Giorgio Vasari, viene aperta al pubblico generale per volontà del granduca Pietro Leopoldo di Lorena. Gli Uffizi entrano così fra i primi musei europei organizzati secondo una concezione moderna, nella quale alla conservazione si affiancano ordinamento, studio e funzione educativa.1793 — Parigi: il Louvre e il museo della nazione
Durante la Rivoluzione francese il Louvre viene aperto come museo pubblico. Le collezioni un tempo legate alla monarchia entrano in un’istituzione destinata alla cittadinanza. Il museo assume una nuova funzione politica e culturale: il patrimonio viene presentato come bene pubblico e parte della memoria collettiva.
DALLE MUSE AI CITTADINI
In poco più di duemila anni il significato della parola “museo” cambia profondamente. Dal Mouseion ellenistico, luogo delle Muse e della ricerca, si passa alle collezioni principesche del Rinascimento, alle camere delle meraviglie e infine alle grandi istituzioni pubbliche dell’età moderna.
Cambia il museo, ma rimane un principio fondamentale: raccogliere, studiare e trasmettere la conoscenza.
Fonti
- Treccani – Museo, Vocabolario
- Treccani – Museo, Enciclopedia
- World History Encyclopedia – Museums in the Ancient Mediterranean
- World History Encyclopedia – Libraries in the Ancient World
- Ashmolean Museum, University of Oxford, History of the Ashmolean.
- The British Museum, History of the British Museum.
- Gallerie degli Uffizi, Storia degli Uffizi.
- Musée du Louvre, Histoire du Louvre.
- Encyclopaedia Britannica, Museum – History, Collections, Preservation.
- Encyclopaedia Britannica, Alexandrian Museum.i.
- World History Encyclopedia, Mark Cartwright, Museums in the Ancient Mediterranean.










