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Palazzo Topkapi a ISTANBUL, la reggia del Sultano

Completato nel 1478, venticinque anni dopo la presa di Costantinopoli da parte delle armate del sultano ottomano Mehmet II
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Palazzo Topkapi a ISTANBUL, la reggia del Sultano

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Completato nel 1478, venticinque anni dopo la presa di Costantinopoli da parte delle armate del sultano ottomano Mehmet II

“Topkapı”, in lingua turca, significa “Porta del Cannone”, era la residenza dei sultani ottomani: venne concluso nel 1478, venticinque anni dopo la presa di Costantinopoli da parte delle armate del sultano ottomano Mehmet II. Il Palazzo fu costruito sul Promontorio del Serraglio (Sarāyburnu), ubicato tra il Corno d’Oro e il mar di Marmara, negli anni crebbe fino ad inglobare il sito dell’antico Palazzo imperiale bizantino che aveva una superficie minore rispetto alla nuova costruzione ottomana.

Il complesso è protetto da due cinte murarie. Nell’epoca ottomana l’accesso era garantito da varie porte, affidate ad appositi corpi armati di guardia. Una delle porte si affacciava nel punto in cui il Corno d’Oro si apre sul Mar di Marmara.

Altre porte erano:

La Porta della Pace (Selam Kapısı),
la Porta di Mezzo (Orta Kapı),
la Porta del Sultano (Saltanat Kapısı),
la Porta delle Vetture (Araba Kapısı)
la Porta della Felicità (Saadet Kapısı).
A partire dal XVIII secolo, la Porta del Cannone identificò tutto il Palazzo del Sultano ottomano (Topkapı Sarāyı).

All’interno del Serraglio abitarono ventisei dei trentasei sultani dell’Impero Ottomano, un insieme eterogeneo di chioschi, harem, corridoi, belvedere, ampi cortili abbelliti da giardini rigogliosi e fontane. Con la sua forma tentacolare è una sorta di campo nomade pietrificato, che ricorda e ricalca le usanze e i costumi di un popolo in continuo movimento.

Nel 1924 Topkapi venne trasformato in Museo, oggi i visitatori possono visitare solo una piccola parte di quella che poteva considerarsi a tutti gli effetti la cittadella imperiale.

Le sezioni più importanti di Palazzo Topkapı

La Corte dei Giannizzeri e la fontana nella quale si dice che i giannizzeri pulissero le spade dal sangue delle esecuzioni;
La Corte delle Cerimonie, dove si tenevano le assemblee sugli affari di stato, le adunate del popolo che manifestava il proprio scontento al sultano e il pagamento dello stipendio ai giannizzeri;
La sala del Divan, in cui il Gran Visir riuniva il Consiglio dei Ministri;
Il maestoso Harem composto da trecento stanze, otto bagni, quattro cucine, due moschee, sei cantine, una piscina e un’infermeria. In cui alloggiavano circa mille donne, tra cui la regina madre, le concubine favorite del sultano, domestiche, nutrici, sarte, musiciste, danzatrici e schiave. Il palazzo era sorvegliate dalla figura degli eunuchi, gli unici uomini oltre al sovrano ammessi in questa parte del palazzo;
Le immense cucine in cui lavoravano mille persone; la sala d’udienza Arz Odasi;
La Biblioteca di Ahmet III che custodiva seimila volumi;
Il padiglione delle reliquie dei santi, con i cimeli più preziosi del mondo islamico tra cui alcuni oggetti appartenuti a Maometto;
La Sala delle miniature e dei ritratti;
Il Tesoro, dove sono custoditi tutti gli oggetti preziosi appartenuti ai sovrani; il Giardino dei Tulipani;
Il Bağdat Köşkü, edificio ottagonale circondato da ventidue colonne e interamente rivestito di piastrelle blu di Iznik.

Le sale più frequentate e interessanti sono quelle che si trovano sulla destra del secondo e del terzo cortile. Le prime sono quelle che un tempo costituivano le cucine del Palazzo, ed ora oltre agli enormi utensili da cucina ospitano una collezione di porcellane cinesi tra le più belle del Mondo. La seconda è la sala del Tesoro, che annovera gioielli unici al mondo: coppe e vasi ornati di oro e perle, troni d’ebano ornati da smeraldi, rubini e madreperla, il famoso pugnale Hançer con fodero d’oro ricoperto di diamanti, ed il celebre diamante a goccia spoonmaker, uno dei più preziosi al mondo.

Palazzo reso famoso al cinema da Eric Ambler in Topkapi. La luce del giorno, romanzo trasportato sul grande schermo nel 1964 dal regista Jules Dassin, in cui una banda di ladri (interpretati da Peter Ustinov, Maximilian Schell, Akim Tamiroff e Melina Mercouri) riesce a rubare il prezioso pugnale custodito in un area del museo.

Informazioni sulla pubblicazione

Testo inviato da Giancarlo Garoia
ID: 386683
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Emiliano Cecchi

Web Designer per la PuntoWeb.Net sas, mi occupo anche di editoria online sin dal lontano 1996. Già ideatore e curatore di vari portali, sono il co-founder di LiquidArte.it dove svolgo anche il ruolo di content manager. Sono appassionato di storia e di tutto quanto può accrescere la mia cultura.