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Riconosciuti – Jirair (Gerardo) Orakian

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La mostra Riconosciuti presenta opere del pittore armeno-italiano Jirair (Gerardo) Orakian (Costantinopoli, 1901 – Roma, 1962), artista di formazione espressionista rimasto per decenni ai margini della storia dell’arte nonostante la forza e la coerenza della sua ricerca. L’esposizione riunisce dipinti provenienti dalla collezione della famiglia Orakian — custoditi per decenni in ambito privato dalla collezione italiana del figlio Marcello e dei nipoti Massimiliano e Morris — ed è curata da Satenik Chookaszian, Responsabile del Dipartimento di Arti Decorative e Applicate della Galleria Nazionale d’Armenia e docente presso l’Università Statale di Yerevan.
Orakian lasciò Costantinopoli nel 1920, dopo che il genocidio armeno del 1915 aveva distrutto la sua famiglia — il padre fu catturato durante le violenze e non fece mai ritorno — e si stabilì a Roma, dove visse fino alla morte in condizioni spesso difficili, lontano dai circuiti del mercato e solo marginalmente intercettato dalla critica. Eppure proprio in questa condizione di isolamento costruì un corpus di opere di straordinaria intensità. Non inseguì mai il successo commerciale: vendette raramente i propri dipinti, preferendo donarli a chi ne comprendeva il valore umano prima ancora che artistico. Per tutta la vita coltivò il desiderio di raggiungere l’Armenia sovietica, di tornare almeno simbolicamente alla terra dei propri antenati. Un desiderio destinato a non compiersi, ma che attraversa in profondità il suo linguaggio pittorico, alimentando una tensione costante tra memoria, perdita e appartenenza.
Dal punto di vista stilistico la sua opera si colloca entro un espressionismo figurativo di forte intensità emotiva. Le figure appaiono spesso allungate e contratte, i corpi assumono una monumentalità inquieta, le composizioni si organizzano secondo equilibri tesi, attraversati da un senso di compressione e precarietà. Ogni scelta visiva concorre a esprimere una condizione psicologica, un’esperienza di sofferenza e memoria. Tra le opere più significative, Genocide (1947) — dove i corpi si addensano in una massa quasi scultorea, in cui il dolore diventa peso fisico e grido trattenuto — e Orphans (1951), dove un gruppo di bambini si stringe in un’immagine di vulnerabilità assoluta. Accanto ai temi legati alla memoria storica, la sua pittura si apre a scene di vita familiare, figure contadine, interni di caffè, paesaggi e autoritratti, tutti accomunati da una medesima densità emotiva e da una solitudine silenziosa che attraversa ogni soggetto.
Nel 1962, dal letto d’ospedale a Roma, espresse un ultimo desiderio: che i suoi dipinti tornassero al suo popolo. Quel desiderio venne rispettato — la maggior parte della sua produzione raggiunse la Galleria Nazionale d’Armenia e il Museo d’Arte Contemporanea di Yerevan, e nel 1966 Yerevan gli dedicò una grande retrospettiva postuma.
Riconosciuti è parte della rassegna Ci saranno albe sulla terra, progetto culturale ideato da Gayane Sahakyan e organizzato da nusica.org in occasione del 111° anniversario del genocidio armeno, con il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia e della Città di Treviso, e con il sostegno di Fondazione Mazzotti. La rassegna comprende anche il concerto Armonia, in programma il 9 maggio 2026 alla Chiesa di San Francesco di Treviso, con il Gurdjieff Ensemble.

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