Con Rerum Novarum, Matteo Basilé ci accompagna in un viaggio immersivo attraverso luce, carne e codice. La mostra, ospitata presso la Galleria Giampaolo Abbondio di Todi, non è una semplice esposizione, ma un’esperienza sensoriale e concettuale che invita il visitatore a varcare la soglia del visibile.
Pioniere dell’arte digitale in Europa, Basilé fonde fotografia, intelligenza artificiale e memoria rituale in un linguaggio visivo unico e visionario. Le sue immagini, sospese tra sogno e materia, si rivelano come organismi viventi, in bilico tra umano e oltreumano. Le opere — stampe a pigmento su carta cotone incise a mano — si offrono come reliquiari contemporanei, in dialogo costante con un’AI “educata” a generare visioni poetiche, non mimetiche.
L’esperienza è arricchita da una stampante olfattiva che diffonde profumi di cera bruciata e pietra antica, evocando atmosfere liturgiche e memorie interiori. I soggetti esposti spaziano da ritratti metamorfici a nature ibride, da corpi intrecciati a una natura carnivora a scenografie che si fanno pelle e respiro.
Rerum Novarum prosegue la ricerca iniziata con Floramagnifica e segna una nuova tappa evolutiva per l’artista, dove il concetto di “phygital” si trasforma in nuova liturgia contemporanea. Le opere non chiedono solo di essere osservate: pretendono di essere abitate e vissute.
