C’è un momento sospeso tra la veglia e il sonno in cui la mente genera immagini che sfuggono alla logica e sembrano appartenere a un’altra dimensione. È il tempo dell’ipnagogia, quello stato di transizione in cui la coscienza si apre alla visione. Da questa soglia nasce I sogni dell’Ipnagogo, la nuova mostra personale di Marta Volontè, ospitata da Gli eroici furori arte contemporanea e curata da Silvia Agliotti e Paola Martino.
Con questo nuovo ciclo pittorico l’artista inaugura una fase profondamente diversa della propria ricerca. Dopo oltre sette anni dedicati a un’indagine sulla città e sull’architettura come metafora dell’esperienza umana, Marta Volontè abbandona gli spazi densi e stratificati che hanno caratterizzato la sua produzione precedente per approdare a paesaggi essenziali, silenziosi, dominati da vaste campiture monocrome in cui cielo e terra sembrano fondersi fino quasi a cancellare l’orizzonte.
È una trasformazione che l’artista definisce necessaria: per arrivare a questa pittura è stato indispensabile “lasciare morire” una parte del proprio linguaggio. I deserti che abitano queste tele diventano così il luogo del dopo, scenari di una rinascita che prende forma attraverso il vuoto, la sottrazione e la sospensione.