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Mogol e Battisti: storia di un sodalizio artistico

Venticinque anni fa ci lasciava Lucio Battisti, il compositore più prolifico della canzone italiana. Ripercorriamo le tappe della sua collaborazione con Mogol.
Foto: fonte wiki. Mogol e Battisti negli anni ’70

Mogol e Battisti: storia di un sodalizio artistico

Foto: fonte wiki. Mogol e Battisti negli anni ’70
Venticinque anni fa ci lasciava Lucio Battisti, il compositore più prolifico della canzone italiana. Ripercorriamo le tappe della sua collaborazione con Mogol.

La prima cosa che va messa in luce è che, parlando di musica leggera, siamo portati ad attribuire la paternità delle canzoni al solo autore della musica, trascurando invece il ruolo del paroliere che è fondamentale, anche perché le parole sono la parte della canzone più ricordata dal pubblico ed alcune strofe entrano nel linguaggio comune. Ne è un esempio il verso “Lo scopriremo solo vivendo” scritto da Mogol per la canzone “Con il nastro rosa”. Ma prima di questo c’è stato un altro verso entrato nell’uso comune scritto da Giorgio Calabrese (1929-2016), il quale nella canzone “E se domani” portata al successo da Mina, non sapendo come riempire un inciso musicale, dopo il verso “E se domani”, aggiunse “E sottolineo se” da cui è nata la locuzione “sottolineare” in frasi come, ad esempio, “Vorrei sottolineare il fatto che…”

Il paroliere, quindi, ha un ruolo di grandissimo rilievo. Tra i parolieri più prolifici della canzone italiana vanno sicuramente ricordati Franco Migliacci, recentemente scomparso, autore di due successi internazionali come “Nel blu dipinto di blu” e “C’era un ragazzo”, nonché di quasi tutte le più famose canzoni di Gianni Morandi da “Fatti mandare dalla mamma” a “Uno su mille” e Giancarlo Bigazzi (1940-2012) autore di quasi tutte le canzoni di Umberto Tozzi (tra le quali la celeberrima “Ti amo”) e di Gianni Bella.

Lucio Battisti (1943-1998) inizia la carriera musicale come chitarrista del gruppo (o complesso, come si usava dire all’epoca) I Campioni, il cui leader Roby Matano avrà un ruolo determinante per spingerlo ad iniziare la carriera come compositore e cantante solista. Si narra, ma qui la storia si fonde con la leggenda, che quando Matano gli consigliò di scrivere canzoni, Battisti gli abbia risposto: “Scrivere canzoni io? Ma se non so nemmeno da che parte si comincia!” Comunque sia, Matano lo presenta a Mogol con alcune canzoni con musica composta da Battisti e i testi dallo stesso Matano.

Mogol (al secolo Giulio Rapetti, classe 1936), era già noto come produttore discografico e paroliere. Era inoltre figlio d’arte, in quanto suo padre, Mariano Rapetti, era già discografico e paroliere affermato con lo pseudonimo di Calibi (autore fra l’altro de “Le colline sono in fiore” per Wilma Goich).

Mogol ascolta le canzoni proposte da Matano ma non le considera degne di particolare attenzione. Decide però di riscrivere il testo alcune di esse. Così, “Sei andata via, te ne sei andata insieme a lui”, diventa “Per una lira”, la prima canzone scritta e pubblicata da Lucio Battisti. Mogol riscrive anche il testo di “Mi ritorni in mente” anch’esso in precedenza scritto da Matano con il titolo “Non chiederò la carità”. Da questo momento, tra Battisti e Mogol inizia un sodalizio destinato a durare per quindici anni, che non è soltanto una collaborazione artistica, ma diverrà ben presto una vera amicizia.

Inizialmente i due compongono canzoni destinate ad altri interpreti come, ad esempio, “29 Settembre” incisa dall’ Equipe 84 o “Dolce di giorno” portata al successo da I Dik Dik. Il successo di Battisti come interprete arriva qualche anno dopo con “Acqua azzurra, acqua chiara”, che lo consacra come interprete e non più soltanto come autore. Inizialmente incisa come lato B di “Dieci ragazze”, fu lanciata invece come lato A su consiglio di Renzo Arbore.

Era il momento del 45 giri, un formato che permetteva di lanciare canzoni singole producendole con una certa frequenza. All’inizio degli anni Settanta, Battisti sforna canzoni di successo a raffica sia per lui che per altri interpreti, come ad esempio la Formula 3 e addirittura Mina, con le quali diventa il dominatore assoluto della musica italiana.

Alla fine degli anni Settanta, i tempi cambiano e il successo discografico non è più della singola canzone, ma dell’album di vinile a 33 giri. Battisti ne piazza tre nei primi posti della Hit Parade: “Il contrabbasso, la batteria, ecc,” (hit single “Ancora tu”), “Io, tu, noi, tutti (hit single “Amarsi un po’”) e “Una donna per amico” (con l’hit single omonimo).

Con questi tre album, Mogol e Battisti raggiungono la piena maturità artistica. Il loro sodalizio è al culmine, ma qualcosa tra loro inizia ad incrinarsi. L’ultimo album realizzato insieme, esce nel 1980, “Una giornata uggiosa” che contiene la già citata “Con il nastro rosa”. Ma l’amicizia tra i due sembra essersi conclusa. Rimane soltanto la collaborazione artistica. Le canzoni vengono scritte a distanza. Anziché far ascoltare le musiche a Mogol suonandole di persona con la chitarra, Battisti gli invia una musicassetta. Sarà questo l’ultimo album che realizzeranno insieme.

Mogol continuerà la sua attività artistica scrivendo per altri compositori e cantanti come Gianni Bella, Mango, Gianni Morandi, Adriano Celentano (è di Mogol il testo di “L’emozione non ha voce”) continuando ad avere successo.

Per Battisti le cose cambiano radicalmente. Pubblica un album interlocutorio con i testi scritti dalla moglie, buon successo discografico in quanto comprato dai fan a scatola chiusa, ma accolto molto male dalla critica. Un giornalista scrisse: “Se un giovane si presentasse ad un provino per una casa discografica con queste canzoni, non potrebbe sperare di ottenere un contratto.”

Battisti si affida allora al paroliere Pasquale Panella insieme al quale realizzerà gli album successivi. Cambia anche il modo di comporre. Mentre prima era Mogol che scriveva i testi sulle musiche composte in precedenza da Battisti, adesso è Panella che scrive i testi e Battisti che li musica. Ma le nuove canzoni non piacciono più al grosso pubblico e gli album non riscuotono più il successo di vendite e di ascolti dell’epoca in cui Battisti scriveva con Mogol. Per i quasi venti anni successivi, Battisti cade nell’oblio.

Alla sua scomparsa, però, accade una cosa mai accaduta prima: per tre giorni l’Italia si ferma. Giornali, televisione e radio non parlano d’altro. Lucio Battisti torna improvvisamente alla ribalta e le sue canzoni vengono riscoperte e divengono degli evergreen, ma soltanto quelle della prima parte della sua carriera. Soltanto quelle con i testi scritti da Mogol.

 

 

Informazioni sulla pubblicazione

Testo inviato da Raimondo Banchetti
Foto: fonte wiki. Mogol e Battisti negli anni ’70
Picture of Raimondo Banchetti

Raimondo Banchetti

Laureato in lettere ad indirizzo storico-artistico, appassionato di musica, ha studiato diversi strumenti, sia a fiato che a corda.