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Mito e contemporaneità nel nuovo singolo di Erika Giannusa “Dea Bendata”

Il nuovo brano di Erika Giannusa che attraverso il simbolo Medievale della Ruota della Fortuna fa riflettere sulla percezione del tempo dell’uomo contemporaneo.
Lorenzo De Consoli
Photo credits: Lorenzo De Consoli

Mito e contemporaneità nel nuovo singolo di Erika Giannusa “Dea Bendata”

Lorenzo De Consoli
Photo credits: Lorenzo De Consoli
Il nuovo brano di Erika Giannusa che attraverso il simbolo Medievale della Ruota della Fortuna fa riflettere sulla percezione del tempo dell’uomo contemporaneo.

“Dea bendata” (testo e musica di Erika Giannusa, arrangiamento di Erika Giannusa e dello Studio Mix-online di Biella) dal 23 febbraio sui digital stores ed in radio, è una canzone in stile cantautorale che parla dello scorrere del tempo e della ricerca di senso nella vita. L’autrice si pone come io narrante, indagando questi concetti attraverso la metafora della ‘Ruota della Fortuna’, nel suo aspetto legato agli Arcani maggiori dei Tarocchi. La ruota infatti simboleggia il divenire, la precarietà dell’esistenza, la ciclicità della vita nelle sue fasi di evoluzione, involuzione ed equilibrio. A questo immaginario di matrice ermetica l’autrice ha voluto affiancare la figura della Dea Bendata, che agisce sulla ruota stessa azionandone il meccanismo e decretandone la posizione favorevole o avversa. In questo scenario la Sorte si configura come conseguenza dell’operato della Dea Bendata, mostrando l’inoppugnabilità del destino da parte dell’uomo che spesso si scopre impotente.

Il testo della canzone nasce da una riflessione dell’autrice sulla qualità dell’esistenza, nella quale i giorni sembrano a volte succedersi identici in una ciclicità inarrestabile cha priva gli esseri umani di disporre adeguatamente del proprio tempo. Questo avviene perché spesso ci si trova a dover assolvere a doveri e mansioni che non ci rappresentano del tutto, oppure che fagocitano totalmente la dimensione personale ed affettiva dell’essere, rendendosi conto troppo tardi dello spreco di risorse ed energie attraverso le rughe del proprio volto riflesse su uno specchio.

Inoltre, la canzone vuol far riflettere sulla atemporalità della dimensione spirituale dell’uomo e sulla materialità del tempo, che in questo senso risulta essere un inganno. In questo quadro sarebbe possibile obiettare che l’uomo disponga delle facoltà per poter gestire e riappropriarsi della propria esistenza, ma ciò comporterebbe una riorganizzazione sociale e una sensibilizzazione culturale volte alla tutela del tempo dedicato alla sfera personale e all’affettività.

Dal punto di vista musicale Erika ha voluto attingere al patrimonio cantautorale italiano e al genere pop, nella figura delle grandi cantanti impegnate quali Fiorella Mannoia o dei grandi cantautori come Franco Battiato, che l’autrice ha voluto peraltro omaggiare nella coda finale del brano che ricorda alcune atmosfere della canzone ‘La cura’. Il brano della cantautrice siciliana presenta diverse escursioni melodiche vocali dal registro grave al registro medio-acuto e una scansione declamatoria incalzante, proprio a voler sottolineare la vorticosità dell’alternarsi del corso e ricorso degli anni, di morte e di rinascita, di successi e squallori.



Informazioni sulla pubblicazione

Testo inviato da Redazione
Photo credits: Lorenzo De Consoli
ID: 392575
Licenza di distribuzione:
Diana Millan

Diana Millan

Magistero in Scienze Religiose conseguito presso l'ISSR "Beato Niccolò Stenone" di Pisa, lavoro per comunicati-stampa.net e sono responsabile editoriale di LiquidArte.it. Appassionata di cinema e libri.