Il 4 luglio 1895 nasceva a Berlino, in Germania, il pittore Massimo Campigli, pseudonimo di Max Hilenfeld. Figlio di Anna Paolina Hilenfeld, giovane madre diciottenne, nel 1899 si trasferì con la madre a Settignano, nei pressi di Firenze.
Dopo aver compiuto studi classici, si appassionò alla letteratura e all’arte. A diciannove anni iniziò a lavorare come redattore al Corriere della Sera e frequentò l’ambiente futurista, entrando in contatto con figure di spicco come Umberto Boccioni e Carlo Carrà. In questi anni pubblicò articoli letterari e un saggio, adottando per la prima volta lo pseudonimo di Massimo Campigli.
Divenuto cittadino italiano, partecipò volontario alla Prima Guerra Mondiale, durante la quale fu fatto prigioniero e internato in una fortezza nei pressi di Vienna. Al termine del conflitto fu riassunto dal Corriere della Sera, che lo inviò a Parigi come corrispondente. Nella capitale francese intraprese l’attività pittorica, sostenuto dal noto mercante d’arte Léon Rosenberg, che gli permise di esporre fin da subito al Salon d’Automne.
Abbandonato il giornalismo, si dedicò completamente alla pittura, fondando il gruppo “I Sette di Parigi” insieme ad artisti italiani quali Alberto Savinio, Giorgio de Chirico, Mario Tozzi, Gino Severini, Filippo De Pisis e Renato Paresce.
Dal 1928, affascinato dall’arte etrusca, elaborò uno stile personale e riconoscibile, caratterizzato da una tavolozza cromatica essenziale e dalla geometrizzazione delle forme, in particolare della figura femminile. Raggiunse una fama internazionale, esponendo in più occasioni alla Biennale di Venezia e presso alcuni tra i più prestigiosi musei e gallerie del mondo. È considerato uno dei protagonisti della pittura italiana del Novecento.
Massimo Campigli morì a Saint-Tropez, in Francia, nel 1971.
Questa è una mia opera a sanguigna in suo omaggio e memoria.
Bruno Pollacci
Direttore dell’Accademia d’Arte di Pisa









