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Mabell: c’era una volta una bambina che camminava con la matita in mano

Mabell: c’era una volta una bambina che camminava con la matita in mano

L’artista della penna a sfera (e non solo).

Marzia Tarabella, in arte “Mabell”, è nata a Pietrasanta. Vive da circa trent’anni a Pisa ma, tra poco, tornerà nella terra natia. Un cerchio che si chiude come quello della passione per il disegno. Ma facciamo un passo indietro. Marzia ha avuto per tanti anni un’attività commerciale, una merceria, per cui ha potuto coltivare la sua creatività realizzando articoli di ogni genere – cappelli, maglie, sciarpe, borse e oggettistica in filati di vario tipo – utilizzando numerose tecniche di cucito, tra cui i ferri circolari, dando così sfogo al suo amore mai sopito per tutto ciò che è inventiva e bellezza.

La bimba perduta…

Un amore che non aveva potuto coltivare in modo sistematico, frequentando una scuola specifica di settore perché purtroppo, troppo spesso, quando i bambini e i ragazzi manifestano una passione per l’arte e le sue molteplici forme espressive, questa è sempre vista come un hobby, qualcosa da coltivare nella vita privata, semmai, non certo per farne un lavoro. Marzia, fin da piccola, adorava disegnare e spesso si accompagnava a una matita perché tutto stimolava il suo interesse e poteva essere fonte d’ispirazione per un disegno. Una volta cresciuta, come tanti purtoppo, ha abbandonato l’idea di proseguire i suoi interessi artistici per qualcosa di più “concreto” ma continuando nel contempo a coltivare la sua passione per il cucito e riuscendo comunque a conciliare questo “hobby” con un’attività lavorativa.

…e ritrovata.

Nel 2020, in piena pandemia Covid, ha chiuso la sua attività e, nelle tante ore trascorse costretta a casa, ha deciso di cominciare a seguire dei webinar. Si è iscritta a vari gruppi d’arte su facebook e, inizialmente, ha frequentato il corso sull’utilizzo dell’acquerello tenuto dal M° Enrico De Censo, successivamente, il corso sul ritratto con il M° Massimo Lupato, scoprendo un mondo meraviglioso. Ha iniziato con le tecniche polverose – grafite, carboncino, sanguigna – fino ad approdare alla ink-art, la tecnica che utilizza tutti i tipi di inchiostro, tra cui la penna a sfera.

La scoperta della penna a sfera si è rivelata rivoluzionaria per Mabell. Entrata subito in sintonia con questa tecnica, si è dedicata intensamente al suo raffinamento: la penna a sfera, infatti, si sposa perfettamente col suo sentire. Confacente anche alla sua espressione artistica è la ritrattistica. Inizialmente, come tutti i neofiti, è partita dal copiare volti di modelle o modelli ma, questi, possedevano solo la bellezza estetica senza trasmettere quello a cui è  realmente interessata l’artista: la trasparenza del volto. Il volto e la sua espressione devono “parlare” di ciò che si nasconde dietro o, laddove non si nasconda, devono poter comunicare non solo lo stato d’animo bensì l’anima del soggetto. Mabell trova ciò che cerca nell’incontro con le foto di Lee Jeffries, chiamato il fotografo degli invisibili (dal 27 gennaio scorso e fino al 16 aprile 2023, è possibile ammirare le opere di Jeffries nella mostra a lui dedicata a Milano presso il Museo Diocesano Carlo Maria Martini in Piazza Sant’Eustorgio, 3: “Lee Jeffries. Portraits. L’anima oltre l’immagine“). Chi sono gli invisibili? Coloro che non hanno valore per la società, i poveri, i sofferenti, gli ultimi, i diversi, i vecchi – parola diventata tabù – In quelle immagini Mabell trova la vera umanità, senza filtri né artifizi. Persone vere, autentiche, reali. L’uso della comunissima “bic” si trasforma così in qualcosa di non comune, in un tratto talmente leggero, impalpabile e sfumato da trascendere se stesso, tanto da non essere riconoscibile come tratto di una penna a sfera, se non esplicitato dalla stessa artista.

Le corde della sensibilità di Mabell vibrano per il b/n ma, con la scoperta della penna a sfera, il colore cattura il suo cuore, pareggiando i conti e trovando il suo spazio tanto che, al momento, le due scelte cromatiche si bilanciano e, l’opzione per l’una o per l’altra, dipende esclusivamente da come l’artista percepisce la resa migliore di un volto e dell’universo che esso contiene e rappresenta.

Cosa c’è nel futuro di Mabell?

“Mi sto esercitando per arrivare, un giorno, a padroneggiare la tecnica dell’acquerello che amo molto ma, nel contempo, è molto difficile. Vorrei sperimentare una tecnica mista, che sento rispecchiare maggiormente la mia espressione artistica – matite, matite “carbothello” (la marca N.d.R) che creano un effetto “gesso” e l’acquerello”.

Il sogno nel cassetto?

“Una mostra. Attraverso il circuito di artisti conosciuti grazie ai social media spero di riuscire, in tempi relativamente brevi, a vedere le mie opere esposte al pubblico. Non voglio che resti nel cassetto”.

Una curiosità?

“Probabilmente, la creatività è scritta nel DNA, visto che mio padre ha seguito una strada simile alla mia o, forse, io ho seguito una simile alla sua. A 16 anni iniziò come scultore proseguendo nella lavorazione più commerciale per poi tornare, solo qualche anno prima del pensionamento, al suo primo amore, in un laboratorio molto conosciuto di Pietrasanta”.

Il cerchio si chiude, ripartendo da dove tutto era cominciato.

Foto di copertina: riproduzione per mezzo di penne colorate di una fotografia di Lee Jeffries.

Contatti:
– email: tarabellamarzia@gmail.com
– Facebook: Marzia Tarabella
– Instagram: @mabellartist

Cucito a maglia e uncinetto e lavori creativi

Lavori acquerello

Lavori tecniche polverose: grafite colore e b/n

Lavori penne b/n, bicolore, colore

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Diana Millan

Diana Millan

Magistero in Scienze Religiose conseguito presso l'ISSR "Beato Niccolò Stenone" di Pisa, lavoro per comunicati-stampa.net e sono responsabile editoriale di LiquidArte.it. Appassionata di cinema e libri.