Luca Berno, dalla materia al Luberlionismo: il percorso di un artista vicentino

Dalla formazione tecnica alla ricerca scultorea, passando per esposizioni in Italia e all’estero, fino alla nascita di una poetica autonoma fondata sul principio dell’Unità. Luca Berno, in arte Luberlion, sta costruendo un percorso nel panorama contemporaneo nel quale materia, pensiero scientifico e interrogazione sull’esistenza convergono in un linguaggio sempre più riconoscibile.
Luca Berno
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Luca Berno, dalla materia al Luberlionismo: il percorso di un artista vicentino

Luca Berno
Luca Berno
Dalla formazione tecnica alla ricerca scultorea, passando per esposizioni in Italia e all’estero, fino alla nascita di una poetica autonoma fondata sul principio dell’Unità. Luca Berno, in arte Luberlion, sta costruendo un percorso nel panorama contemporaneo nel quale materia, pensiero scientifico e interrogazione sull’esistenza convergono in un linguaggio sempre più riconoscibile.

Vicentino, classe 1967, Luca Berno appartiene a quella categoria di artisti il cui percorso non nasce all’interno di un’accademia, ma si costruisce attraverso l’esperienza, il lavoro, l’osservazione e una naturale predisposizione alla ricerca.

Prima ancora di diventare Luberlion, Berno è infatti un uomo abituato a progettare, sperimentare e trasformare le intuizioni in qualcosa di concreto. La lunga esperienza maturata in ambito tecnico e industriale e l’attività di inventore rappresentano un precedente importante per comprendere ciò che sarebbe avvenuto successivamente nella scultura.

Cambiando il campo d’azione, il principio sembra essere rimasto lo stesso: immaginare qualcosa che ancora non esiste e trovare il modo di dargli forma.

È soprattutto durante il periodo pandemico che la necessità artistica assume una nuova centralità. Quello che inizialmente potrebbe apparire come un bisogno personale di espressione diventa progressivamente una ricerca più consapevole.

La materia smette di essere soltanto qualcosa da modellare e diventa uno strumento attraverso il quale interrogare l’esistenza.

Alluminio, rame, ferro, vetro, pietra, legno e resine entrano in relazione all’interno di opere che difficilmente possono essere ricondotte alla sola rappresentazione figurativa. Le sculture di Berno evocano strutture neuronali, spirali, corpi, energie, elementi cosmici e forme archetipiche.

Il suo interesse si sposta progressivamente da ciò che l’occhio vede a ciò che potrebbe esistere dietro l’apparenza delle cose.

Dalla ricerca personale alle prime esperienze internazionali

Tra il 2025 e il 2026 il percorso di Berno conosce una significativa accelerazione, con una successione di esposizioni, premi, pubblicazioni e occasioni di confronto che portano le sue opere in diversi contesti italiani ed europei.

Nel novembre 2025 l’opera “Pineal” viene esposta alla Roccart Gallery di Firenze nell’ambito di una collettiva internazionale promossa da PitturiAmo.

Nello stesso periodo “Venice” viene presentata a Roma, a Palazzo Velli, per il Premio Internazionale Arti Visive Leonardo – Contemporanei a confronto, promosso dalla Fondazione Effetto Arte, con successiva cerimonia presso il Centro Congressi Fontana di Trevi.

È ancora Venice a riportare simbolicamente Berno nel territorio veneto: nel dicembre 2025 l’opera viene presentata nell’ambito del Premio Artisti d’Europa 2025 a Venezia, cui segue una video-esposizione presso la Galleria Artespaziotempo.

La ricerca di Berno, tuttavia, non si limita al rapporto con la materia. Uno degli aspetti che progressivamente emergono nel suo lavoro è l’interesse verso il dialogo tra arte, scienza, energia e dimensione cosmica.

Non sorprende, quindi, la partecipazione nel dicembre 2025 a “Suggestioni Quantiche”, concorso nazionale legato alle Italian Quantum Weeks, con l’opera De infinito universo e mondi.

Un terreno di ricerca che trova riscontro anche nell’attenzione editoriale: già nel gennaio 2025 Life&People; Magazine, all’interno di un approfondimento dedicato al rapporto tra arte e universo quantistico, aveva pubblicato immagini di tre opere dell’artista: De infinito universo e mondi, Rubo la Luna e I cinque Elementi Fondamentali.

Da Parigi a Venezia, un linguaggio che prende forma

Il 2026 apre una nuova fase.

A gennaio l’opera “Esistere” viene presentata a Parigi, presso la Galerie Thuillier, nell’ambito del premio internazionale Maestri a Parigi.

Poco dopo Berno torna a Venezia per la collettiva internazionale “Mutazioni”, presso Venezia Open Art, con le opere Esistere e Neuroni Quantici.

Sono titoli che, già da soli, permettono di intuire il territorio nel quale l’artista sta muovendo la propria ricerca.

L’esistenza, il pensiero, la struttura neuronale, l’infinito, l’universo e la relazione tra le parti diventano elementi di una stessa indagine.

Parallelamente aumentano anche le occasioni di approfondimento critico ed editoriale. Nel dicembre 2025 ArtWord dedica all’artista Tra radici e visioni: il viaggio scultoreo di Luberlion; seguono interviste e approfondimenti, tra cui un intervento dedicato a Venice e un incontro nell’ambito di Dialoghi nell’Arte.

Nel 2026 le sue opere entrano inoltre nell’Annuario Artisti in Visione e nella prima edizione di Synchroni – Collana d’arte contemporanea, ampliando ulteriormente il percorso editoriale accanto a quello espositivo.

Ma è proprio in questa fase che avviene qualcosa di ancora più significativo.

Le opere iniziano a mostrare con sempre maggiore evidenza un principio comune.

Quel principio è l’Unità.

Roma e Napoli: la ricerca si consolida

Nel maggio 2026 Luca Berno prende parte a “Risonanze”, progetto espositivo a Roma, presentando il proprio lavoro anche presso la Galleria d’Arte Sempione.

Il percorso prosegue nel mese successivo a Napoli, nella Chiesa di Santa Maria di Portosalvo, nell’ambito di un nuovo progetto espositivo dedicato alla ricerca contemporanea.

Accanto alle esperienze espositive si sviluppa anche un lavoro di approfondimento curatoriale ed editoriale. Berno viene inserito nel progetto TECHNE – Contemporary Art Dossier, dedicato alla lettura e alla documentazione delle ricerche artistiche contemporanee.

Mostre, pubblicazioni e approfondimenti non rappresentano però episodi separati.

È proprio attraverso questo processo che la ricerca di Berno viene osservata nella sua continuità e inizia a emergere con chiarezza la presenza di una poetica autonoma.

La nascita del Luberlionismo

Per Berno nulla esiste realmente in maniera isolata.

Essere umano, natura, materia, energia, microcosmo e macrocosmo appartengono a una stessa trama. La scultura diventa quindi il luogo nel quale elementi apparentemente lontani possono tornare a incontrarsi.

È da questa consapevolezza che nel 2026 prende forma il Luberlionismo, definito attraverso il manifesto Luberlionismo – La scultura come principio di Unità.

Non si tratta della volontà di fondare artificialmente un nuovo movimento artistico, quanto della necessità di dare un nome a qualcosa che nelle opere era già presente.

Il Luberlionismo nasce dopo la ricerca, non prima.

Nasce osservando la continuità che attraversa le sculture di Berno e riconoscendo in esse una domanda ricorrente: che cosa unisce ciò che percepiamo come separato?

Da questa domanda deriva una poetica nella quale la materia non è mai completamente immobile.

È energia, trasformazione, possibilità.

Anche quando utilizza materiali resistenti e strutturali, Berno cerca movimento, tensione, apertura.

La forma sembra spesso espandersi oltre i propri confini fisici e suggerire una relazione con qualcosa che non possiamo vedere.

Il concetto viene sintetizzato dall’artista in un’affermazione essenziale: “L’Uno è Tutto”.

Dall’inventore allo scultore

È probabilmente qui che si comprende meglio l’evoluzione di Luca Berno.

Il suo percorso non consiste soltanto nell’aver moltiplicato le esperienze espositive, passando in pochi mesi da Firenze a Roma, Venezia, Parigi e Napoli. La crescita più significativa riguarda la progressiva costruzione di una propria identità.

Oggi osservare una scultura di Luberlion significa entrare in un universo nel quale convivono esperienza tecnica e intuizione, materia e spiritualità, costruzione e pensiero.

Ed è interessante che questa ricerca nasca proprio dal percorso di un uomo che, prima ancora di definirsi artista, aveva già fatto dell’invenzione una parte importante della propria vita.

Forse il passaggio dall’inventore allo scultore è meno distante di quanto possa sembrare.

In entrambi i casi esiste un’intuizione iniziale. Poi arrivano il progetto, il tentativo, l’errore, la materia e infine una forma.

Nel caso di Luca Berno, quella forma ha progressivamente costruito un linguaggio.

Un linguaggio nato dall’esperienza e cresciuto attraverso un percorso che dal territorio vicentino si è progressivamente aperto a contesti nazionali e internazionali.

E oggi quel linguaggio ha anche un nome: Luberlionismo.

Maria Di Stasio
Curatrice d’arte

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Informazioni sulla pubblicazione

Immagine di copertina – Luca Berno
Immagine di Emiliano Cecchi

Emiliano Cecchi

Web designer presso PuntoWeb.Net, opero nel campo dell’editoria online fin dal 1996. Ideatore e curatore di vari prodotti editoriali, sono co-fondatore di LiquidArte.it, dove ricopro il ruolo di content manager. Coltivo un vivo interesse per la storia e per ogni ambito del sapere in grado di arricchire il mio orizzonte culturale.

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