L’«essercito molto» del primo Giubileo

Il 24 dicembre scorso Papa Francesco ha spalancato la Porta Santa della Basilica di S. Pietro, aprendo ufficialmente l’Anno Santo. Attesi centinaia di migliaia di credenti nella Città Eterna, nelle chiese e nei Santuari, al motto di “Peregrinantes in Spem”. Ma agli onori della cronaca sono risaltati piuttosto i problemi connessi alla viabilità e ai servizi verso i cittadini e i pellegrini. Difficoltà affrontate anche nel primo Giubileo indetto nel 1300.
Giotto (attribuzione), Bonifacio VIII indice il Giubileo, affresco, S. Giovanni in Laterano, Roma

L’«essercito molto» del primo Giubileo

Giotto (attribuzione), Bonifacio VIII indice il Giubileo, affresco, S. Giovanni in Laterano, Roma
Il 24 dicembre scorso Papa Francesco ha spalancato la Porta Santa della Basilica di S. Pietro, aprendo ufficialmente l’Anno Santo. Attesi centinaia di migliaia di credenti nella Città Eterna, nelle chiese e nei Santuari, al motto di “Peregrinantes in Spem”. Ma agli onori della cronaca sono risaltati piuttosto i problemi connessi alla viabilità e ai servizi verso i cittadini e i pellegrini. Difficoltà affrontate anche nel primo Giubileo indetto nel 1300.

«Dentro e fuori le mura della città [di Roma] si ammassava una fitta moltitudine, sempre più, quanto passavano i giorni, e molti restavano schiacciati nella calca» annotava il cardinale Iacopo Stefaneschi nel corso del primo Giubileo cattolico del 1300, una vera e propria sfida per l’organizzazione urbanistica e logistica della città, tanto che si rese necessario prendere decisioni drastiche per poter gestire il notevole afflusso di pellegrini.

Sia perché sede del Vicario di Cristo in Terra, sia per la presenza di Santuari che di reliquie di numerosi Santi, Roma era già una delle mete privilegiate del pellegrinaggio devozionale medievale, come Gerusalemme, Santiago di Compostela e come molti altri luoghi di culto. Ma quando Bonifacio VIII, al secolo Benedetto Caetani, esortò i fedeli a recarsi in visita presso le quattro Basiliche principali di Roma – in base a determinate condizioni penitenziali – per lucrare l’indulgenza plenaria, probabilmente non riuscì a valutare i disagi che avrebbe sofferto la sua città che, al quel tempo, contava una popolazione di meno di 50.000 abitanti, con zone abitate che si alternavano ad aree dedicate all’agricoltura e al pascolo, e che vedeva l’invasione pacifica di migliaia di credenti  (che dovevano comunque essere accolti e sfamati). Si rese addirittura necessario aprire una seconda porta nelle mura cittadine, tra il ponte di Castello e la vecchia porta che permetteva l’accesso alla strada verso S. Pietro. Nonostante i problemi riscontrati, è bene tuttavia ricordare che furono notevoli le ripercussioni per il tessuto economico locale, soprattutto per i mercanti.

Il racconto di Dante

Ma è lo stesso Dante, nell’Inferno, ad informarci delle difficoltà legate alla moltitudine di pellegrini accorsi. Cita come “essercito molto” (XVIII, 28-33) l’afflusso eccessivo di penitenti, indicando delle precauzioni adottate per gestirlo. La scena è questa: Dante e Virgilio arrivano nell’ottavo cerchio, dove sono puniti i fraudolenti. La zona infernale è divisa in dieci buche circolari, che ricordano i fossati dei castelli del suo tempo, spesso attraversati da ponti installati da un’estremità all’altra: all’inferno le chiama le Malebolge. Nella prima fossa incontrano i ruffiani e i seduttori di donne, frustati dai diavoli mentre girano in direzioni opposte (riprendendo probabilmente questo fatto da alcuni statuti comunali, in cui erano previste vergate per chi fosse riconosciuto come tale), e scrive:

 

“come i Roman per l’essercito molto,
l’anno del giubileo, su per lo ponte
hanno a passar la gente modo colto,
che da l’un lato tutti hanno la fronte
verso ‘l castello e vanno a Santo Pietro;
da l’altra sponda vanno verso ‘l monte.”

 

Dante stesso ha probabilmente visto le folle di pellegrini («essercito molto») nel corso del Giubileo, forse perché penitente lui stesso, e annota la soluzione provvisoria ideata per gestirli al momento dell’ingresso e dell’uscita da S. Pietro: come i dannati, coloro che andavano verso la basilica, dovevano camminare in fila ordinata solo da un lato del ponte che vi conduceva, in direzione di Castel S. Angelo («verso ‘l castello»), mentre quelli che vi tornavano, nella parte opposta dovevano fare altrettanto, tenendo la direzione verso Monte Giordano («verso ‘l monte»), una piccola collina che si scorgeva all’altra estremità della sponda del Tevere. Una soluzione semplice ma di grande impatto.

 

Il successore di San Pietro

Benedetto, di carattere piuttosto energico e autoritario, nato in Anagni, proveniva da una famiglia aristocratica in ascesa negli ambienti romani che lo avviò alla carriera ecclesiastica. Riuscì ad avere importanti incarichi all’interno della Curia, ed entrò al seguito di due importanti cardinali divenuti poi Papi con i nomi di Adriano V e Martino IV. Grazie a queste esperienze, riuscì ad ampliare notevolmente le sue conoscenze e ad ottenere incarichi di rilievo, aumentando anche i possedimenti personali e il prestigio della propria famiglia. Divenuto Papa, dovette occuparsi degli scontri politici per la rivalità delle famiglie Colonna e Orsini mentre, sul piano internazionale, dei complessi rapporti con l’imperatore, con il re di Francia Filippo IV detto il Bello, con il re d’Inghilterra Edoardo I, e con tutti coloro che minavano il prestigio della Chiesa stessa.

Probabilmente riprese il termine Giubileo dall’ebraico yôbel (corno di capro), che nell’Antico Testamento indica la tromba rituale utilizzata per annunciare l’inizio dei giorni sacri:

“Conterai poi sette settimane di anni, cioè sette volte sette anni, e avrai il periodo di sette settimane di anni, cioè quarantanove anni. Nel decimo giorno del settimo mese farai risuonare il corno dell’acclamazione (…) Dichiarerete sacro il cinquantesimo anno e proclamerete nel paese la liberazione per ogni suo abitante” (Levitico, 25, 9-19).

Tale lasso temporale, benedetto da Dio, comportava la liberazione degli schiavi, la remissione dei debiti, la restituzione dei terreni alienati e il riposo della terra. Il mondo cristiano aveva assoluta necessità di ritrovare una compattezza, offrendo possibilità di redenzione e rispondendo così anche ai continui movimenti spirituali che andavano arricchendo la società, ma la necessità del Papa contemplava anche – secondo molti storici – il ribadire la supremazia del potere della Chiesa rispetto ad ogni autorità terrena. E così, con solenni cerimonie e con l’emanazione della bolla Antiquorum habet digna fide relatio, venne proclamato il primo Giubileo della storia della Chiesa cattolica.

Bolla di indizione del Giubileo del 1300 “Antiquorum habet” di Bonifacio VIII, conservato nell’Archivio del Capitolo di San Pietro, presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, Roma.

Secondo lo storico francese Jacques Le Goff, fu un evento importantissimo, non solo sul piano religioso: in un periodo di forte sviluppo degli Stati, espresse «l’unità e la coscienza della Cristianità, cioè dell’Europa.»

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Informazioni sulla pubblicazione

Immagine di copertina – Giotto (attribuzione), Bonifacio VIII indice il Giubileo, affresco, S. Giovanni in Laterano, Roma
Immagine di Fabio Figara

Fabio Figara

Toscano, laureato in Storia, giornalista pubblicista. Ho collaborato con vari quotidiani, e ho all'attivo pubblicazioni di narrativa e saggistica. Sono stato direttore responsabile per dieci anni della rivista OMNIBUS, periodico specializzato dedicato al Terzo Settore e all'associazionismo sportivo.

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