L’Eclettismo di Gian Carlo Riccardi: un Artista tra Pittura, Teatro e Scultura

Pittore, scenografo e visionario dell’arte teatrale: il viaggio creativo di Gian Carlo Riccardi tra sperimentazione, memoria e poesia visiva.
Gian Carlo Riccardi ph by Francesco Spilabotte

L’Eclettismo di Gian Carlo Riccardi: un Artista tra Pittura, Teatro e Scultura

Gian Carlo Riccardi ph by Francesco Spilabotte
Pittore, scenografo e visionario dell’arte teatrale: il viaggio creativo di Gian Carlo Riccardi tra sperimentazione, memoria e poesia visiva.

Nato nel 1933, Gian Carlo Riccardi era primo di cinque figli e figlio dell’avvocato Armando Riccardi e della nobildonna e pianista Rosa Amati. Mostrò sin dall’infanzia una propensione per l’arte caratterizzata anche da una forte vena creativa. Dopo aver conseguito la maturità classica e, nel 1961, il diploma in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Roma (via Ripetta), sotto la guida di Mario Rivosecchi e Toti Scialoja, e successivamente il diploma in Regia Teatrale e Cinematografica al Centro Sperimentale di Roma, Riccardi esordì come caricaturista per importanti riviste di satira politica quali Il Travaso delle Idee, il Bertoldo, La Tribuna Illustrata e l’Estro. Al contempo l’artista lavorò come assistente scenografico dello scenografo Carlo Cesarini da Senigallia, presso la Rai Radiotelevisione Italiana, nella realizzazione di scenografie per le trasmissioni televisive.

Gian Carlo Riccardi ha fatto parte della storica sperimentazione teatrale romana, collaborando con Carmelo Bene, Memè Perlini, Pino Pascali, Federico Torriero, Nino De Tollis, Mario Ricci ed altri. Inoltre, alla fine degli anni ‘60 contribuì alla realizzazione del Teatro La Fede sulla via Portuense di Roma assieme a Giancarlo Nanni, Manuela Kustermann, Giuliano Vasilicò, Pippo di Marca e Valentino Orfeo. Dopo aver dato vita al Gruppo Teatro Laboratorio Arti Visive, l’anno successivo, nel 1962 Gian Carlo Riccardi fondò il Teatro Club nel centro storico di Frosinone, un laboratorio di sperimentazione teatrale che divenne un punto di riferimento per l’innovazione artistica. L’anno successivo ottenne la cattedra di Storia dell’Arte presso il Liceo Classico S. Gabriele di Roma, per poi insegnare la stessa materia all’I.P.S.S.S. di Frosinone a cominciare dal 1973. Nel corso degli anni frequentò scrittori e artisti di spicco come Alberto Moravia, Cesare Zavattini, Libero De Libero, Mario Lunetta ed Umberto Mastroianni.

L’evoluzione artistica di Gian Carlo Riccardi è segnata da una transizione continua: iniziando da uno stile figurativo, la sua espressione pittorica si è gradualmente orientata verso l’astrattismo, mediante l’utilizzo di rotocalchi, polistirolo, corde, ready-made e collage, per poi riavvicinarsi negli ultimi anni della sua vita al tempo dell’infanzia, con opere che richiamano immagini e simboli del mondo infantile. Fu definito per l’appunto dal critico d’arte Enrico Crispolti “Un pittore teatrante o un teatrante pittore…” per la sua capacità e versatilità nel sapere integrare contestualmente più discipline artistiche. Le sue opere sono state esposte in importanti collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero.

Sebbene Riccardi iniziò ad approcciarsi alla scultura nei primissimi anni ‘70, come dimostra la sua prima installazione esposta in occasione dell’Expo CT 72 a Milano, sarà a partire dagli anni ‘80 che inizierà a realizzare le evocative ed enigmatiche “Stanze”. Queste installazioni eseguite sempre con elementi semplici e di recupero (prevalentemente legno e ferro), contengono in nuce una stretta correlazione con le opere pittoriche e teatrali e rappresentano qualcosa di familiare ed emozionale per l’artista, come la stanza di un bambino. Difatti, a distanza di dieci anni dalla dipartita di Riccardi, è stata rinvenuta una delle sue ultime testimonianze più rilevanti che si apre con le seguenti parole: “La stanza del padre, la stanza delle meraviglie, la stanza del sogno, la stanza dei miracoli e via dicendo. Ho intitolato le mie opere ripetendo sempre “la stanza”. Questo mi è rimasto dentro quando da bambino sentivo ripetere dai miei genitori: apri la stanza, esci dalla stanza, chiudi la stanza e via dicendo. Così, da adulto ho voluto ripetere questo motivo che mi è rimasto nel cuore, intendendo “la stanza” come luogo dell’anima. Oggi, a distanza di anni, vorrei sentirmi dire dinanzi ad una mia opera: apri la stanza e rifletti”. Con queste parole, Gian Carlo Riccardi ci lascia un testamento prezioso, un’esortazione senza tempo: apriamo la stanza della nostra anima e riflettiamo. Il 7 febbraio del 2015, Gian Carlo Riccardi si spegneva a Frosinone.

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Informazioni sulla pubblicazione

Immagine di copertina – Gian Carlo Riccardi ph by Francesco Spilabotte
Immagine di Diana Millan

Diana Millan

Magistero in Scienze Religiose conseguito presso l'ISSR "Beato Niccolò Stenone" di Pisa, lavoro per comunicati-stampa.net e sono responsabile editoriale di LiquidArte.it. Appassionata di cinema e libri.

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