Le stelle nell’arte italiana: sei cieli dipinti che possiamo ancora leggere

Il cielo gemello della Cappella dei Pazzi (Firenze)

Le stelle nell’arte italiana: sei cieli dipinti che possiamo ancora leggere

Il cielo gemello della Cappella dei Pazzi (Firenze)

Per secoli gli artisti italiani non si sono limitati a decorare soffitti e pareti con qualche stella d’oro. Hanno dipinto cieli veri, riconoscibili, a volte così precisi che gli astronomi di oggi riescono a calcolare il giorno esatto che raffigurano. Da Padova a Napoli, il cielo notturno è stato per il Rinascimento una materia da osservare e da fissare, non un semplice sfondo.

Quel desiderio di catturare il cielo e legarlo a un momento non si è mai spento: è lo stesso che, ancora oggi, porta a regalare una stella legata a una data speciale. Ecco sei opere italiane in cui le stelle non sono un ornamento, ma le protagoniste assolute, e che possiamo ancora leggere come una pagina di astronomia.

1. La volta della Sagrestia Vecchia, San Lorenzo (Firenze)

La volta della Sagrestia Vecchia, San Lorenzo (Firenze)
La volta della Sagrestia Vecchia, San Lorenzo (Firenze)

Nella cupoletta della scarsella, dentro l’edificio progettato da Brunelleschi, un fondo azzurro accoglie in oro il Sole, la Luna, i pianeti e le costellazioni in posizioni esatte. Non è decorazione: è il cielo reale apparso su Firenze in un giorno preciso. La data, però, è un enigma. L’opera è attribuita a Giuliano d’Arrigo detto il Pesello, con i calcoli tradizionalmente legati all’astronomo Paolo dal Pozzo Toscanelli. L’astronomo Arthur Beer, poi confermato dallo storico della scienza John L. Heilbron, ha indicato il 6 luglio 1439, giorno in cui il Concilio di Firenze proclamò l’unione tra Chiesa d’Occidente e d’Oriente con il decreto intitolato, non a caso, “Laetentur Caeli”, “Esultino i cieli”. Altre fonti propongono il 4 luglio 1442. Quale sia la data, resta un cielo vero, calcolato e dipinto. Si riconoscono perfino l’eclittica e l’equatore celeste, le stesse linee che ancora oggi gli astronomi usano per orientarsi, tracciate in oro sul fondo azzurro insieme alle figure delle costellazioni.

2. Il cielo gemello della Cappella dei Pazzi (Firenze)

Il cielo gemello della Cappella dei Pazzi (Firenze)
Il cielo gemello della Cappella dei Pazzi (Firenze)

A poca distanza, nel complesso di Santa Croce e ancora una volta in un’opera legata a Brunelleschi, la Cappella dei Pazzi custodisce nella cupoletta della scarsella un secondo cielo, con una configurazione astronomicamente quasi identica a quella di San Lorenzo. Due volte, nella stessa città e quasi negli stessi anni, qualcuno ha voluto fermare lo stesso identico cielo. È un dettaglio che rende l’enigma fiorentino ancora più affascinante: non un capriccio isolato, ma un gesto ripetuto con intenzione. Capire perché si scelse quel preciso istante del firmamento significa entrare nel cuore della cultura del primo Rinascimento, dove committenti, artisti e matematici condividevano la stessa passione per le stelle e per i loro significati.

3. La cometa di Giotto, Cappella degli Scrovegni (Padova)

La cometa di Giotto, Cappella degli Scrovegni (Padova)
La cometa di Giotto, Cappella degli Scrovegni (Padova)

Tra il 1303 e il 1305 Giotto affrescò a Padova la sua “Adorazione dei Magi”. Al posto della consueta stella fissa, sopra la capanna dipinse una cometa con una lunga coda infuocata. Non era invenzione: pochi anni prima, nel 1301, era passata la cometa di Halley, e Giotto la trasformò nella Stella di Betlemme. Fu la prima volta che una cometa entrava in una Natività, e da lì nacque l’iconografia della “stella cometa” che disegniamo ancora oggi. Il legame tra l’artista e quel corpo celeste è diventato così celebre che, nel 1986, l’Agenzia Spaziale Europea battezzò “Giotto” la sonda inviata a incontrare proprio la cometa di Halley. La stessa cappella, del resto, è coperta da una volta di un azzurro profondo trapunta di stelle dorate a otto punte: un cielo simbolico che fa da cornice all’intero ciclo dipinto da Giotto.

4. L’oroscopo della Loggia di Galatea, Villa Farnesina (Roma)

L'oroscopo della Loggia di Galatea, Villa Farnesina (Roma)
L’oroscopo della Loggia di Galatea, Villa Farnesina (Roma)

Verso il 1511 Baldassarre Peruzzi affrescò la volta della Loggia di Galatea con un’idea sorprendente: dipingere il cielo come si presentava alla nascita del committente, il ricco banchiere Agostino Chigi. Pianeti e segni zodiacali compaiono in dieci scomparti esagonali, mentre quattordici costellazioni extra-zodiacali, da Perseo all’Orsa Maggiore, sono personificate tutt’intorno. È un vero oroscopo dipinto: la mappa del cielo della notte tra il 29 e il 30 novembre 1466, l’ora indicata persino dai documenti come quella della sua venuta al mondo. Secondo gli studiosi, all’ora indicata le costellazioni di Andromeda e Perseo si trovavano sul meridiano celeste sopra Siena, la città d’origine di Chigi. Un soffitto che è insieme arte, astrologia e biografia, dove la volta celeste diventa il ritratto più intimo possibile di una persona.

5. Il calendario astrologico di Palazzo Schifanoia (Ferrara)

Il calendario astrologico di Palazzo Schifanoia (Ferrara)
Il calendario astrologico di Palazzo Schifanoia (Ferrara)

Nel Salone dei Mesi, decorato tra il 1469 e il 1470 per volere di Borso d’Este, le stelle scandiscono il tempo. Ogni mese è diviso in tre fasce: in alto il trionfo di una divinità, al centro il segno zodiacale accompagnato dai tre “decani”, in basso la vita della corte estense. Il programma fu ideato dall’astrologo e bibliotecario di corte Pellegrino Prisciani, e alla realizzazione lavorò un gruppo di artisti ferraresi tra cui Francesco del Cossa, autore dei mesi di marzo, aprile e maggio. È uno dei cicli astrologici più importanti del Rinascimento, dove il cielo non racconta un singolo giorno, ma l’intero scorrere dell’anno e l’idea che gli astri governino le stagioni e le sorti umane. Furono proprio i misteriosi decani di Schifanoia, figure legate a un’antica astrologia di radici egizie e orientali, ad affascinare lo storico dell’arte Aby Warburg, che ne fece uno dei suoi studi più celebri.

6. L’Atlante Farnese (Napoli)

L'Atlante Farnese (Napoli)
L’Atlante Farnese (Napoli)

Il più antico di tutti non è un affresco, ma una scultura. Conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, l’Atlante Farnese è una statua romana del II secolo dopo Cristo che ritrae il titano mentre regge sulle spalle un globo celeste di 65 centimetri di diametro. Su quel globo sono scolpite a rilievo le figure di 41 delle 48 costellazioni greche classiche, dall’Ariete al Cigno a Ercole: è la più antica rappresentazione superstite del cielo dell’Occidente. Nel 2005 l’astronomo Bradley Schaefer ha ipotizzato che le posizioni riflettano il perduto catalogo stellare di Ipparco, il grande astronomo greco. Un cielo di pietra che attraversa quasi due millenni e arriva intatto fino a noi.

Lo stesso gesto, da venti secoli

Dall’Atlante romano alle volte fiorentine, dalla cometa di Giotto all’oroscopo di Villa Farnesina, il filo è sempre lo stesso: fermare il cielo per ricordare. In un’epoca senza fotografie, dipingere le stelle nella loro posizione esatta era un modo per rendere eterno un istante e legarlo per sempre a un luogo, a una data, a una persona. Quel cielo, naturalmente, continua a ruotare sopra di noi immutato. Le stesse stelle che videro nascere questi capolavori brillano ancora stanotte: basta ricordarsi, ogni tanto, di alzare lo sguardo. Ed è un invito che vale anche per noi, oggi: cercare in una notte limpida le stesse figure che Giotto, Pesello e Peruzzi fissarono per sempre nei loro cieli dipinti, e magari farne, a modo nostro, qualcosa di personale.

Crediti immagini: Wikimedia Commons. Le riproduzioni delle opere sono di pubblico dominio

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Informazioni sulla pubblicazione

Immagine di Emiliano Cecchi

Emiliano Cecchi

Web designer presso PuntoWeb.Net, opero nel campo dell’editoria online fin dal 1996. Ideatore e curatore di vari prodotti editoriali, sono co-fondatore di LiquidArte.it, dove ricopro il ruolo di content manager. Coltivo un vivo interesse per la storia e per ogni ambito del sapere in grado di arricchire il mio orizzonte culturale.

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