Il 6 ottobre ricordiamo la nascita, nel 1887 a La Chaux-de-Fonds, in Svizzera, di Charles-Edouard Jeanneret-Gris, noto universalmente come Le Corbusier. Naturalizzato francese nel 1930, Le Corbusier è considerato uno dei più grandi architetti del XX secolo, e tra i massimi protagonisti della Storia dell’Architettura Contemporanea. Innovatore radicale, ha lasciato un segno indelebile non solo nell’architettura, ma anche nell’urbanistica e nel design.
Formatosi come incisore e orologiaio nella sua città natale, si avvicinò presto all’architettura, studiando l’arte dei grandi maestri del passato durante numerosi viaggi in Europa, tra cui in Italia, dove rimase profondamente colpito dall’architettura classica e rinascimentale. Nel 1920, adottò lo pseudonimo “Le Corbusier”, derivato dal cognome di un suo antenato, segno della sua volontà di ricostruirsi un’identità creativa libera dalle convenzioni.
Tra le sue opere più celebri si annoverano: la Villa Savoye a Poissy (1931), un’icona del Movimento Moderno che esprime i suoi famosi “Cinque punti dell’architettura”, e la Cappella di Notre-Dame du Haut a Ronchamp (1954), che segna un momento di svolta verso un’architettura più organica e spirituale. Ma Le Corbusier fu anche un instancabile teorico: nei suoi scritti, come Verso un’architettura (1923), propose l’uso delle tecnologie industriali e dei nuovi materiali, auspicando una maggiore funzionalità e razionalità nelle costruzioni. Fu un precursore del concetto di abitazione modulare, come dimostrato dal suo progetto della Unità di Abitazione a Marsiglia (1952), un esperimento rivoluzionario di housing sociale.
Insieme ad architetti come Walter Gropius, Frank Lloyd Wright, Alvar Aalto e Ludwig Mies van der Rohe, fu uno dei “Maestri del Movimento Moderno”, influenzando profondamente l’architettura del XX secolo. Fu anche un pioniere dell’urbanistica moderna, elaborando il famoso Piano Voisin per Parigi (1925) e il concetto della Ville Radieuse, una città ideale in cui grattacieli e spazi verdi coesistono armoniosamente.
Nel 1928, fondò con altri colleghi il Congrès Internationaux d’Architecture Moderne (CIAM), un’organizzazione che promuoveva l’architettura moderna e la pianificazione urbana, e che influenzò profondamente lo sviluppo delle città nel periodo postbellico.
Le sue opere, 17 delle quali sono state dichiarate Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 2016, sono descritte come “una testimonianza dell’invenzione di un nuovo linguaggio architettonico che segna una rottura con il passato”. Questi edifici includono non solo strutture residenziali e religiose, ma anche progetti di grande scala come il Capitol Complex a Chandigarh, in India, esempio dell’approccio innovativo di Le Corbusier all’urbanistica e alla politica architettonica.
Le Corbusier morì tragicamente nel 1965 a Roquebrune-Cap-Martin, in Francia, mentre nuotava nel Mediterraneo. La sua morte segnò la fine di una carriera straordinaria, ma le sue idee continuano a ispirare generazioni di architetti e urbanisti.
Morì a Roccabruna, in Francia, nel 1965. Questa mia opera realizzata a seppia è in suo omaggio e memoria.
Bruno Pollacci
Direttore dell’Accademia d’Arte di Pisa








