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L’arte dell’architettura maya: le città nascoste della giungla

L’architettura maya, una manifestazione della genialità e della spiritualità di un popolo che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’umanità.
Caracol Temple
Caracol Temple. Foto di Devon Jones – CC BY-SA 3.0

L’arte dell’architettura maya: le città nascoste della giungla

Caracol Temple
Caracol Temple. Foto di Devon Jones – CC BY-SA 3.0
L’architettura maya, una manifestazione della genialità e della spiritualità di un popolo che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’umanità.

L’architettura maya è una delle espressioni più affascinanti e misteriose della cultura mesoamericana. Gli antichi Maya hanno costruito città imponenti e complesse nella giungla, adattandosi alla varietà geografica e climatica del territorio. Le loro opere architettoniche riflettono le loro credenze religiose, la loro organizzazione sociale e politica, la loro innovazione tecnologica e la loro creatività artistica.

Le città maya erano costituite da grandi piazze circondate da edifici cerimoniali, governativi e residenziali. Tra questi spiccano le piramidi a gradoni (in foto), che ospitavano i templi dedicati alle divinità e ai sovrani. Le piramidi erano decorate con intagli, stucchi e pitture che rappresentavano scene mitologiche, storiche e astronomiche. Alcune delle piramidi più famose si trovano a Tikal, Palenque, Uxmal e Chichén Itzá.

Oltre alle piramidi, gli altri edifici tipici dell’architettura maya sono i palazzi, che erano residenze dei nobili e dei funzionari; i gruppi E, che erano (così si teorizza) complessi astronomici composti da una piattaforma con tre templi orientati verso est; i gruppi triadici, che erano formati da tre templi disposti a triangolo su una piattaforma comune; gli osservatori, che erano strutture circolari o ellittiche con aperture per osservare il movimento dei corpi celesti; e i campi del gioco della palla, che erano aree rettangolari delimitate da muri inclinati con anelli di pietra per praticare uno sport rituale (a fondo articolo una foto del campo da gioco di Monte Albán).

Gli edifici maya erano costruiti con materiali locali come pietra calcarea, legno, paglia e argilla. Per elevare le strutture, usavano piattaforme rialzate che formavano la base di quasi tutti gli edifici. Per unire le pietre, usavano una malta di calce e sabbia. Per coprire le superfici, usavano uno stucco di calce e gesso. Per creare le forme curve e le decorazioni tridimensionali, usavano una tecnica chiamata “maschera di stucco”, che consisteva nell’applicare uno strato di stucco su una struttura di legno o canna.

L’architettura maya è stata oggetto di numerosi studi e scoperte archeologiche negli ultimi decenni. Grazie alla tecnologia LIDAR, che permette di mappare il terreno in 3D attraverso un raggio laser, si sono identificate migliaia di strutture nascoste nella giungla di Petén, in Guatemala. Queste testimoniano l’esistenza di una grande civiltà che ha saputo sfruttare al massimo le risorse naturali e modificare il paesaggio a suo favore.

L’arte dell’architettura maya è un patrimonio culturale dell’umanità che merita di essere conosciuto e valorizzato. Le città nascoste nella giungla sono testimonianze di una storia millenaria che ci sfida a scoprire i suoi segreti e a imparare dalla sua saggezza.

Informazioni sulla pubblicazione

Caracol Temple. Foto di Devon Jones – CC BY-SA 3.0
Emiliano Cecchi

Emiliano Cecchi

Web Designer per la PuntoWeb.Net sas, mi occupo anche di editoria online sin dal lontano 1996. Già ideatore e curatore di vari portali, sono il co-founder di LiquidArte.it dove svolgo anche il ruolo di content manager. Sono appassionato di storia e di tutto quanto può accrescere la mia cultura.