La storia dell’Origami: l’arte giapponese di piegare la carta

L’origami è una pratica che unisce creatività, precisione e pazienza, trasformando un semplice pezzo di carta in opere d’arte complesse e suggestive.
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La storia dell’Origami: l’arte giapponese di piegare la carta

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L’origami è una pratica che unisce creatività, precisione e pazienza, trasformando un semplice pezzo di carta in opere d’arte complesse e suggestive.

La parola “origami” deriva dai termini giapponesi “oru” (折り)  e “kami” (紙) che significano rispettivamente  “piegare” e “carta”. Pertanto, “origami” si traduce letteralmente in “piegare la carta”. Questa antica arte giapponese consiste nel creare figure tridimensionali piegando un foglio di carta senza tagliarla o incollarla.

L’origami ha radici profonde e affascinanti. Le sue origini risalgono al VI secolo, quando la carta fu introdotta in Giappone dalla Cina. Inizialmente, l’origami aveva scopi rituali e religiosi, con figure piegate usate nei templi e nelle cerimonie. I principi che lo regolano sono profondamente radicati nella filosofia shintoista del ciclo vitale e nell’accettazione della morte come parte integrante dell’esistenza. La fragile e complessa forma di carta rappresenta il tempio shintoista, che viene ricostruito identico ogni vent’anni, simboleggiando che la sua bellezza non risiede nell’effimero materiale utilizzato. Al termine del naturale ciclo vitale della carta, essa viene sostituita e quindi nuovamente ripristinata, rinascendo a nuova vita in un ciclo di perpetuo rinnovamento. Il valore religioso e “divino” della carta è testimoniato anche dall’identica pronuncia giapponese delle parole carta e divinità, ossia “kami”.

Inizialmente, gli origami erano realizzati con semplici strisce di carta, legate l’una con l’altra ad un filo o a una bacchetta di legno e che servivano a separare lo spazio sacro da quello profano.

È nel periodo Heian (794-1185) che l’origami si afferma anche nella cultura popolare nipponica, grazie anche al rilievo conferitogli dalla corte imperiale. Molte sono le feste shintoiste che, in questo periodo, si radicano negli usi e costumi del Giappone divenendo parte integrante delle tradizioni. Basti ricordare le feste dedicate ai bambini: il Kodomo no hi (il Giorno dei Bambini che, benché sia dedicata a tutti i bambini, lo è in particolar modo per i maschi e viene festeggiato il 5 maggio al termine di una settimana che accoglie varie ricorrenze giapponesi mentre quello espressamente dedicato alle bambine si festeggia il 3 marzo, Hinamatsuri – Festa delle Bambole o Festa delle Bambine). In queste festività e altre dedicate ai bambini, ad esempio Shigi-go-san (sette-cinque-tre come l’età dei bambini festeggiati), o a tradizioni legate alle stagioni o ancora a quella dedicata ai defunti, Obon – si fa largo uso dell’origami anche con valenza apotropaica o comunque propriziatoria come nel caso dell’origami a forma di rana, tipico di questo periodo, i cui caratteri significano anche tornare a casa. La rana assume così un significato benaugurante.

Durante il periodo Edo (1603-1868), l’origami si sviluppò ulteriormente grazie alla disponibilità di carta più economica. Furono creati i primi modelli tradizionali, come la gru, antico simbolo di purezza che rappresenta anche pace e augurio di lunga vita. L’Orizuru – letteralmente “gru piegata”  o gru di carta – è la tradizionale rappresentazione della gru della Manciuria che si riteneva potesse vivere fino a mille anni. L’arte dell’origami iniziò come un’attività riservata alle classi nobili e sacerdotali, data la rarità e il costo elevato della carta. Con l’invenzione della carta washi – un tipo di carta realizzata a mano, di produzione giapponese, decorata con disegni che richiamano la stoffa dei kimono nonchè più resistente e flessibile –  l’origami divenne accessibile a un pubblico più ampio. Le pieghe e i modelli furono tramandati oralmente fino a quando i primi libri sull’origami furono pubblicati nel XVII secolo. È del 1797 uno dei più famosi libri sull’arte dell’origami, Piegatura delle mille gru, che fa riferimento a un’antica leggenda che prometteva l’avverarsi dei propri desideri a chi fosse riuscito a creare, appunto, mille gru, tradizionale simbolo di immortalità. Anche questa pratica, quindi, realizzata per sé o per altri – i grappoli di mille gru – era considerata di buon auspicio.

Arriviamo, infine, al XX secolo quando, Akira Yoshizawa, introdusse nuove tecniche e notazioni per piegare la carta, trasformando l’origami in una forma d’arte riconosciuta a livello mondiale. Il ‘900 vide, quindi, una rinascita dell’origami grazie a quello che viene unanimamente considerato il padre dell’origami moderno. Yoshizawa, infatti, introdusse un sistema di diagrammi che standardizzò la trasmissione dei modelli, permettendo agli appassionati di tutto il mondo di condividere e apprendere nuove creazioni. Vediamo, più nel dettaglio, chi era Akira Yoshizawa.

Akira Yoshizawa (1911-2005) nacque in una famiglia povera. Fin da giovane sviluppò una passione per la piegatura della carta. Negli anni ’30 lasciò il lavoro in fabbrica per dedicarsi completamente all’origami. Yoshizawa rivoluzionò l’arte dell’origami creando nuove tecniche e oltre 50.000 modelli. La sua invenzione più significativa fu, il già citato, sistema di notazione per diagrammi che rese possibile la condivisione delle istruzioni in modo chiaro e universale. Nel 1954, pubblicò il suo primo libro, “Atarashi Origami Geijutsu” (La nuova arte dell’origami), che ha avuto un impatto globale. La sua opera non solo elevò l’origami a una forma d’arte riconosciuta ma contribuì anche a diffonderlo in tutto il mondo.

Yoshizawa ha tenuto numerose mostre internazionali e ha ricevuto molteplici onorificenze, tra cui il prestigioso Ordine del Sol Levante dal governo giapponese. Yoshizawa non solo ha rivoluzionato l’origami, ma ha anche elevato questa pratica a un’arte universale, unendo tradizione e innovazione. L’eredità di Yoshizawa vive nei suoi innumerevoli discepoli e nelle comunità di origami che promuovono questa forma d’arte in ogni angolo del pianeta. La sua capacità di trasformare un semplice foglio di carta in complesse sculture tridimensionali ha aperto nuove possibilità artistiche e tecniche, portando l’origami ad un livello di dettaglio e raffinatezza senza precedenti.

La sua vita e il suo lavoro continuano a ispirare milioni di appassionati di origami e artisti in tutto il mondo.

Anche l’Europa ha avuto i suoi teorici e maestri di origami. Ricordiamo brevemente: il britannico Ned Williams (1908-1978), conosciuto con il nome d’arte di Robert Harbin che, prima di diventare uno dei primi grandi divulgatori di questa affascinante arte orientale, era noto come illusionista – inventore dell’ormai classico numero della “Ragazza a Zig-Zag”. Harbin scrisse un gran numero di libri sugli origami e dedicò, negli anni ’70, una serie di programmi televisivi basati sull’arte di piegare la carta.

Il francese Eric Joisel (1956-2010), maestro della tecnica “wet-folding” o “piegatura a umido” – anch’essa inventata dal M° Yoshizawa – ha dato vita a innumerevoli modelli. Dopo una formazione non artistica, Joisel si avvicina alla scultura, sia in pietra che in argilla ma, la vera rivoluzione, avverrà quando negli anni ’80 scopre l’arte di Yoshizawa. Da quel momento dedicherà la sua vita all’origami, impiegando anni per realizzare alcuni dei suoi modelli più celebri, che richiedono giorni o settimane di lavoro, utilizzando un singolo foglio di carta. Partiva da fogli di grandi dimensioni, fino a 5×7 metri, per creare figure di 30 cm o anche a grandezza naturale. Le sue opere sono state esposte al Louvre e acquistate da collezionisti di tutto il mondo. Tra i suoi pezzi tematici, vi sono figure della commedia dell’arte e sculture di musicisti, ciascuna con strumenti musicali dettagliatamente riprodotti.

Restano comunque più numerosi, in questa affascinante arte, i maestri giapponesi. Ricordiamo alcuni dei più celebri: Kunihiko Kasahara (1941), Tomoko Fuse (1951), Toshikazu Kawasaki (1955) e Satoshi Kamiya (1981). Ciascuno di loro ha il merito di aver contribuito con la creazione di nuovi e complessi modelli che utilizzano la tecnica modulare – che si avvale di più fogli di carta per realizzare una struttura più grande e complessa di quella che sarebbe possibile ottenere utilizzando le tecniche origami a foglio singolo. Ogni foglio viene piegato in un modulo, successivamente i moduli vengono assemblati in una figura composita, piatta o tridimensionale, utilizzando apposite alette e tasche formate durante il procedimento di piegatura. Grazie a queste alette si viene a creare una tensione tra i fogli e un’aderenza che tiene insieme il modello senza l’utilizzo di colla o altri materiali – e con la stesura di numerosi testi. Kawasaki, in particolare, è un matematico che insegna in un college di Sasebo, città della prefettura di Nagasaki. Il M° ha fuso la sua innata creatività e il suo talento artistico con la scienza matematica, dando vita alle sue famose rose, una serie di origami che si avvale del “twist”, una tecnica basata su un metodo di piegatura rotatorio. È, inoltre, il pioniere della tecnica della piegatura iso-area che permette di creare modelli mostrando porzioni uguali sia della parte superiore colorata sia della parte inferiore bianca del foglio di partenza. Kawasaki, che ha elaborato diverse teorie matematiche innovative, ha anche scoperto e dimostrato che in qualsiasi punto del piano di un modello origami, la somma degli angoli alternati è sempre pari a 180° (Teorema di Kawasaki). Merita, infine, una breve digressione anche il M° Kamiya, uno dei più talentuosi maestri di origami a livello mondiale, che ha iniziato a piegare la carta all’età di soli due anni e, nel tempo, ha creato centinaia di modelli. Tra i suoi lavori più celebri vi sono i draghi. Due, in particolare, il divino drago “Bahamut” e il drago antico “Ancient Dragon”. Numerosi suoi modelli, tra cui i draghi, traggono ispirazione dai manga. Le sue creazioni risultano estremamente complesse. Il drago, ad esempio, richiede solitamente 275 piegature.

Oggi, l’origami è praticato in tutto il mondo, con scuole, associazioni e competizioni internazionali dedicate a questa arte. L’origami non è solo un passatempo, ma anche uno strumento educativo e terapeutico, usato per sviluppare abilità motorie fini e promuovere la calma e la concentrazione.

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Immagine di Diana Millan

Diana Millan

Magistero in Scienze Religiose conseguito presso l'ISSR "Beato Niccolò Stenone" di Pisa, lavoro per comunicati-stampa.net e sono responsabile editoriale di LiquidArte.it. Appassionata di cinema e libri.

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