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La chiesa di San Giovanni a Carbonara

Tra le chiese più antiche di Napoli bisogna ricordare la chiesa di San Giovanni a Carbonara, che si trova in una delle zone più popolari e popolose della città.
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La chiesa di San Giovanni a Carbonara

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Tra le chiese più antiche di Napoli bisogna ricordare la chiesa di San Giovanni a Carbonara, che si trova in una delle zone più popolari e popolose della città.

La chiesa di San Giovanni Carbonara, infatti, è quasi al confine con Porta Capuana, un tempo una delle principali porte di ingresso al regno di Napoli.

Una chiesa a più livelli, dovuta alla conformazione della zona, una chiesa che ha più stili architettonici, che vanno dallo stile gotico, rinascimentale, sino ad arrivare ai restauri avuti nel ‘700. San Giovanni a carbonara nasce nel ‘300, per desiderio di Gualtiero Galeota, nobile napoletano, che possedeva in questa zona, un tempo al di fuori delle mura del regno di Napoli, dei lotti di terra destinati a deposito e scarico di rifiuti inceneriti che grazie allo scorrimento di fiumi, che si trovavano in questa zona, confluivano poi in mare. Donato questo lotto di terra ai monaci agostiniani, questi iniziarono i lavori di edificazione.

Re Ladislao, nel ‘400 non solo volle un ampliamento della chiesa ma la destinò come Pantheon degli ultimi Angioini di Napoli, ospita all’interno oltre la monumentale tomba dei sovrani, Ladislao e la sorella Giovanna II , anche cappelle appartenenti alle varie famiglie nobili napoletani, come la cappella dei Caracciolo del Sole, o meglio conosciuta, come la Tomba di Ser Gianni Caracciolo, gran siniscalco del regno, ma rimasto nella storia, come il grande amore della regina Giovanna II.

Forse tra le meno conosciute è la cappella della famiglia Caracciolo di Vico, sorge fuori la linea di asse, dell’altare maggiore. La cappella squisitamente rinascimentale, fu voluta da Galeazzo Caracciolo, un potente maggiorente del Sedil Capuano, appartenente ad una delle famiglie più potenti del viceregno spagnolo. La nascita della cappella, proprio qui in San Giovanni a Carbonara, è dovuta ad una prima esclusione, della chiesa di Donna Regina Vecchia, anche lei appartenente al Sedil Capuano, vicino alla dimora dei Caracciolo di Vico, ma il complesso religioso, già saturo di spazi, non avrebbe potuto ospitare un’altra cappella per la famiglia, quindi la scelta ricadde su la chiesta degli agostiniani, anche per via della presenza già in loco, della tomba del loro antenato Ser Gianni Caracciolo. Ma non solo, la scelta ricadde su san Giovanni a Carbonara, anche perché i padri agostiniani, concessero loro lo spazio vicino all’altare maggiore e al sontuoso monumento funebre di Re Ladislao.

Il progetto attribuito al Bramante, portò a due campagne di lavoro, il primo quarto del ‘500, ove venne costruito l’altare dell’epifania, Diego De Siloé e Bartolomeo Ordonez, e la seconda parte del ‘500, dove vennero costruite le due tombe, di Nicolantonio e Galeazzo. Particolare, e anche da aguzzare la vista è proprio l’altare dell’epifania. Infatti il Re mago a sinistra è stato identificato ora come Alfonso II d’Aragona ora come Ferdinando il Cattolico.

Non resta che visitare questo splendido e raro esempio di architettura rinascimentale napoletano.
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Informazioni sulla pubblicazione

Testo inviato da Barbara De Blasi
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Diana Millan

Magistero in Scienze Religiose conseguito presso l'ISSR "Beato Niccolò Stenone" di Pisa, lavoro per comunicati-stampa.net e sono responsabile editoriale di LiquidArte.it. Appassionata di cinema e libri.