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L’arte di Riccardo Zancano

Emerge sempre più l’idea di Arte dell’artista italiano che è riuscito a coniugare la maestria della lavorazione delle pietre con la pittura. La miscela tra le due professionalità ha consentito la nascita di un linguaggio ed uno stile molto particolare. A cura di Alberto Moioli (Dir. Ed. Enciclopedia d’Arte Italiana).
Riccardo Zancano
Photo credits: Riccardo Zancano

L’arte di Riccardo Zancano

Riccardo Zancano
Photo credits: Riccardo Zancano
Emerge sempre più l’idea di Arte dell’artista italiano che è riuscito a coniugare la maestria della lavorazione delle pietre con la pittura. La miscela tra le due professionalità ha consentito la nascita di un linguaggio ed uno stile molto particolare. A cura di Alberto Moioli (Dir. Ed. Enciclopedia d’Arte Italiana).

Riccardo Zancano è un artista italiano particolarmente interessante in virtù della singolare ricerca che inizia nel mondo della lavorazione delle pietre per giungere a compimento nella poetica pittorica. Per comprendere e apprezzare l’arte di Riccardo Zancano è necessario fare un passo indietro nella sua idea di bellezza che prende ispirazione dal mondo dell’arte, sin da quando è giovanissimo.

Da oltre vent’anni, infatti, è “Maestro d’Arte” nell’affascinante disciplina dell’Arte delle pietre dure e gemme, la lavorazione delle pietre preziose appartiene al suo know-how, alla sua natura umana e professionale. Il processo attraverso il quale una pietra viene lavorata è un percorso manuale volto a conferirle una forma che ne esalti le caratteristiche estetiche e che, attraverso l’arte del taglio, possa esaltarne le proprietà quali lucentezza e colore. Questa è un’operazione che contempla la professionalità con la passione, quell’ispirazione estetica che da sempre lo accompagna nel suo lavoro e che lo ha avvicinato, nel tempo e nello studio alla storia dell’arte.

L’artista, affamato di cultura e portato alla riflessione non ha mai smesso di ricercare una sua strada che lo caratterizzi in uno stile riconoscibile, una sua lirica estetica unica e particolare. È così che attraverso le più belle pagine della storia dell’arte, Riccardo Zancano, ha scoperto un’affinità filosofica e poetica con l’artista protagonista della Wiener Secession[1], Gustav Klimt[2]. Attivo a cavallo tra il XIX e XX secolo, il celebre pittore austriaco, Klimt, si caratterizza per aver saputo imporre al mondo dell’arte una propria impronta estetica.

L’amore per l’arte bizantina nacque da una visita ai celebri mosaici di Ravenna il cui sfarzo, espresso negli affreschi tipici dell’epoca Barocca, agevolarono la nascita di un periodo aureo davvero straordinario in cui Klimt realizzò alcune delle più ammirate opere della storia dell’arte. La luce dell’antica Bisanzio che brillava nei suoi occhi dopo aver ammirato i capolavori di Ravenna divenne la trama cromatica predominante delle sue opere. Zancano affascinato da questa poetica, che trova affine alla sua ricerca estetica e alla sua idea di bellezza segna la nascita della contaminazione espressiva tra la pittura e la lavorazione delle pietre che ora sono parte integrante dei suoi dipinti.

Viene sempre un brivido piacevole quando penso al mosaico Stoclet- Fires[3] (L’albero della vita) realizzato ad inizio ‘900 dell’artista austriaco, un’opera alta due metri e lunga sette, che aveva lo scopo di inseguire l’idea dell’opera d’arte totale, attraverso la fusione delle arti quali la pittura, l’architettura e le arti applicate. È qui forse il fulcro ideale attorno al quale ruota l’intima connessione tra Zancano e Klimt, il dialogo armonico tra più alfabeti artistici, tra l’arte della lavorazione delle pietre preziose e la pittura, è l’inizio di un approccio multidisciplinare particolarmente interessante.

Non è dunque un caso se Zancano ha reso omaggio alla sua fonte di ispirazione attraverso una personale interpretazione dell’Albero della Vita e non è un caso che ora le sue pietre preziose sono incastonate sapientemente nei suoi dipinti. Una contaminazione ragionata perché in ogni opera dell’artista nulla accade per caso, in ogni pennellata c’è una domanda che nasce dalla sua anima sensibile perché, come spesso accade, l’arte non offre risposte e soluzioni ma suggerisce sempre un modo per riflettere su noi stessi.

Riccardo Zancano è perfettamente inserito nell’espressione creativa contemporanea, ogni sua opera è legata alla riflessione sulla quotidianità, un elemento che lo colloca tra gli artisti italiani in cui la figurazione è un pretesto, spesso simbolico, per indagare il senso della vita e dei valori che appartengono alla sua colta sensibilità creativa. L’artista celebra la vita e la bellezza della natura, impreziosita con le sue pietre, valorizzata da un gesto espressivo che riesce a spingere l’opera oltre ai consueti codici del linguaggio pittorico.

Accanto alla fusione raffinata di più alfabeti espressivi, l’artista sceglie di offrire alcuni spunti di riflessione, ai suoi più attenti spettatori, inserendo, ad esempio, in alcune sue opere il tipico “Occhio di Horus”[4] (o “Occhio di Ra”) tratto dagli insegnamenti che giungono dall’antico Egitto. Un simbolo particolarmente potente che tende ad esprimere il senso di rinascita, di prosperità e di protezione in un dialogo con gli equilibri armonici delle proporzioni matematiche. Simboli e significati che, a voler andare ancora più a fondo, ritroviamo anche nelle gemme, anche loro cariche di significati simbolici. L’Ambra[5], ad esempio, è nota anche per le sue proprietà benefiche come portatrici di stabilità interiore, calma e saggezza.

Oggi Riccardo Zancano dimostra, attraverso la sua pittura, di aver saputo progredire attraverso la ricerca costante di un proprio linguaggio creativo utilizzando ciò che la vita gli ha offerto nel tragitto estetico. La forza dell’artista risiede proprio in questo dialogo costante tra interiorità e realtà e tra anima e cuore.

La profondità della pittura dell’artista la si ritrova in tutte le sue opere, laddove un occhio distratto e superficiale vede dipinti due meravigliosi volatili immersi nella natura si può invece scoprire che il dipinto parla dell’avarizia. È qui che si trova la bellezza dei dipinti di Zancano, in queste opere in cui la sensibilità espressiva rappresenta il vero valore aggiunto dell’artista, nella capacità di offrire al pubblico una propria chiave di lettura dell’opera, una nuova story-angle in cui “l’avarizia è intesa come deformità sociale fondata sul proprio egoismo e divisione umana”.

L’artista lavora a tematiche sviluppate su trilogie progettuali molto particolari. Un argomento come “disastri umani”, l’artista lo declina con tre opere dal titolo, ieri, oggi e domani. Qui si trova anche il suo tributo a Gustav Klimt, elaborato attraverso un’interpretazione molto interessante dell’Albero della Vita, impreziosito dalle sue pietre. Lavora nello stesso modo quando affronta le sue riflessioni sull’ego, sull’occulto e altre tematiche profonde. È un metodo che determina uno specifico ordine mentale e la volontà di scansionare i propri pensieri attraverso una raffinata capacità di analisi che mette in evidenza il desiderio di esprimere il proprio intimo sentire attraverso la bellezza dell’arte.

Kant[6], Hegel[7] e Schelling[8] nell’insegnamento della filosofia estetica[9] ci hanno educato all’importanza del ruolo che ha l’arte nel portare lo spettatore oltre il sensibile, oltre l’espetto estetico-grafico della superficie, per potersi così immergere dentro l’opera nel significato espresso dai simboli e dai concetti suggeriti dall’artista. Riccardo Zancano esalta questi concetti offrendo una propria lettura della realtà attraverso riflessioni che sono ben espresse nelle sue opere d’arte.

Ciò che rende interessante un artista come Zancano è il percorso che compie nella sua costante evoluzione, una storia incessante i cui snodi cruciali sono determinati dalle scelte, dagli slanci espressivi e dalla visione di un obiettivo a cui puntare. Riccardo Zancano, dunque, ha il dovere di pensare in grande cercando di storicizzare sempre più il suo percorso facendosi conoscere nel mondo dell’arte contemporanea internazionale perché le sue opere non possono avere alcun confine. Alberto Moioli

***

[1] La Secessione Viennese ha caratterizzato un momento storico particolarmente importante. Fu un’associazione composta da 19 professionisti visionari, tra i quali pittori, scultori, designer e architetti. Volevano liberarsi dal cosiddetto pensiero accademico alla ricerca dell’opera d’arte totale (Gesammtkunstwerk), quella in cui più arti e linguaggi potessero fondersi tra loro. Oggi la chiameremmo multidisciplinarietà espressiva. Tra loro, oltre a Gustav Klimt si annoverarono personalità del calibro di Egon Schiele, Josef Hoffmann, Otto Wagner e Joseph Olbrich.

[2] Gustav Klimt (1862 – 1918) celebre artista viennese nato da padre orafo e madre musicista. Il nome di Klimt è associato al fatto di essere diventato prima presidente della Secessione Viennese e poi membro di spicco del gruppo artistico Kunstschau Wien, ma soprattutto è famoso per aver composto dipinti particolarmente importanti nella storia dell’arte di inizio ‘900 come il famoso “Bacio” (1907), “Le tre età della donna”, “L’abbraccio” e “Giuditta II”. Di Klimt si è molto parlato anche recentemente per il ritrovamento del bellissimo “Ritratto di signora” che scomparve misteriosamente nel 1997.”

[3] L’albero della vita di Klimt è un’opera particolarmente importante in virtù delle dimensioni, del periodo storico e della tecnica utilizzata, uno stile che caratterizza e identifica tutta la storia dell’artista austriaco. Commissionata nel 1905 dall’industriale Adolphe Stoclet per l’allestimento della sua residenza a Bruxelles, si compone di tre pannelli molto grandi. È molto interessante come l’Albero caratterizzi il pannello centrale mentre, per una lettura completa si può leggere l’opera attraverso il pannello dedicato all’attesa e a quello del compimento della narrazione pittorica dedicata all’Abbraccio. Un abbraccio che altro non è che il preludio al famoso Bacio che comporrà in seguito. L’albero della vita è in realtà un mosaico fatto da marmi, corallo, pietre dure e maioliche, un modo di interpretare l’arte che appartiene anche alla filosofia espressiva oggi rappresentata dalle opere di Riccardo Zancano di Trieste.

[4] Occhio di Ra – L’Occhio di Horus, storicamente appartiene al mondo della simbologia dell’antico Egitto, simbolo di protezione, prosperità e viene abbinato nella storia alla dea Wadjet. Una connessione interessante tra l’Occhio di Ra e la scienza dei numeri la si ritrova sempre nell’ambito della storia egizia tanto che nella tradizione medievale sembra che fu Abramo ad introdurre a questo popolo sia alla matematica che all’astronomia.

[5] L’Ambra è una delle gemme più giovani, benché abbia alcuni milioni di anni di età. Ambra deriva dall’arabo “anbar” il cui significato è “sostanza profumata”. In realtà questa è una gemma organica di origine vegetale, dunque, non è classificata come pietra. La maggior parte della sua derivazione è nel Mar Baltico ed ho scelto di citarla, come esempio, nel testo critico dedicato all’arte di Riccardo Zancano in quanto questa gemma è ampiamente utilizzata sia per i gioielli che per le arti decorative. Non solo, l’Ambra è una gemma considerata storicamente un “simbolo di luce che guida gli uomini nell’aldilà”, tanto che gli antichi greci la chiamavano “elektron” (fatto di luce). Mi piace pensare, a tal proposito, alla luce che è espressa sia dalle famose opere di Gustav Klimt nel suo “periodo aureo” che nei punti luce inseriti nelle opere di Riccardo Zancato.

[6] Immanuel Kant (1724-1804) filosofo tedesco protagonista dell’illuminismo tedesco con uno sviluppo del suo pensiero che è considerato fondamentale per la comprensione della modernità. Insieme a Hegel è tra le voci più autorevoli nei discorsi d’arte sulla filosofia estetica.

[7] Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770 – 1831) Anche lui insieme a Kant ha contribuito in modo molto significativo a teorizzare le fondamenta della filosofia estetica moderna ma fu anche il padre fondatore dell’idealismo tedesco, per questo motivo è considerato come uno dei filosofi più influenti di sempre.

[8] Friedrich Wilhelm Joseph von Schelling (1775 – 1854), anche lui come Kant e Hegel fu un importante pensatore tedesco in un’epoca in cui la filosofia comprendeva anche il contributo fondamentale di Arthur Schopenhauer (1788-1860). L’arte come ogni aspetto della vita in quel periodo fu ampiamente scandagliato da queste straordinarie menti. Celebre fu lo scontro dialettico che Schelling ebbe con il suo ex amico Hegel. Schelling contribuì in modo consistente alle idee che ruotarono attorno ai concetti fondativi della filosofia estetica del tempo intervenendo nell’ambito del ruolo dell’arte nella società.

[9] Filosofia estetica prende forma dalla parola “aesthetica” di derivazione storica dal greco antico αἴσθησις, con il singolare significato di “sensazione” e αἰσθάνομαι ossia “percezione profonda”.  La ricerca e lo studio che la filosofia estetica suggerisce attraverso personalità di spicco (come abbiamo visto nel testo) nella ricerca della definizione del senso e della percezione della bellezza. In realtà la filosofia estetica prende spunto da molto lontano, fin dagli insegnamenti di Aristotele.  La filosofia estetica si occupa della definizione dei criteri che si identificano nella dottrina della critica e del giudizio declinato al mondo della bellezza e dell’arte.

Informazioni sulla pubblicazione

Testo inviato da Alberto Moioli – Dir. Ed. Enci
Photo credits: Riccardo Zancano
ID: 396162
Licenza di distribuzione:
Picture of Diana Millan

Diana Millan

Magistero in Scienze Religiose conseguito presso l'ISSR "Beato Niccolò Stenone" di Pisa, lavoro per comunicati-stampa.net e sono responsabile editoriale di LiquidArte.it. Appassionata di cinema e libri.