L’agrodolce commedia dell’amore e dei cadaveri in “Nero come un canarino” al Manzoni di Roma

I sospetti del commissario e l’inquinamento del terreno con P. Ammendola e M.L. Gorga.
Foto

L’agrodolce commedia dell’amore e dei cadaveri in “Nero come un canarino” al Manzoni di Roma

Foto
I sospetti del commissario e l’inquinamento del terreno con P. Ammendola e M.L. Gorga.

La letteratura italiana in prosa nel Novecento è stata caratterizzata da diversi generi stilistici per periodi storici successivi e legati alle vicende attraversate : nella Grande Guerra avemmo il futurismo simbolico di Marinetti e Palazzeschi, quindi la crisi dell’esistenzialismo con Svevo ed Pirandello, infine dopo il secondo conflitto mondiale, rischiandosi ora il terzo con le dichiarazioni bellicose di Putin e Lavronov, il Neorealismo di Gadda, Moravia, Pasolini, Pratolini e C. Levi, solo per citarne alcuni. Tra questi s’inserisce, a ragion veduta, il piemontese Aldo Nicolaj nato nel 1920 a Fossano in provincia di Cuneo e che nei suoi numerosi scritti trattò con ponderata oculatezza, perfusa di sottile e caustica ironia specie nelle commedie a lieto fine, come di prassi, il vivere quotidiano della borghesia e denunciò il pericolo cui s’andava incontro con il proliferare delle fabbriche, dell’industria e della plastica, che non è fastidiosa e petulante, come gli esseri umani, tuttavia ingolfa i mari e gli Oceani, soffoca i delfini, le tartarughe ed i balenotteri, i capodoglio, inquinando l’ambiente insieme al “gas serra” ed al buco dell’ozono. Codeste tematiche egli le trattò nel suo testo minore finora poco rappresentato in Italia, debuttò infatti a Vienna nel 1965 con la polemica sul fatto che gli autori nostrani dovevano andare all’estero per essere allestiti sulle scene, dal titolo “Nero come un canarino” in cui hanno un’enorme importanza analogica e metaforica i colori, in quanto corrispondono alle varie situazioni tonali della pièce che viene messa in scena al Manzoni di via Montezebio in Prati, vicino alla RAI, dalla mano registica di Silvio Giordani robusta per l’esperienza acquisita nella sua lunga carriera di successo e la capacità d’unire l’introspezione psicologica dei personaggi al sano e grottesco divertimento, pur all’interno d’ un argomento macabro fatto di cadaveri umani ed animali che ha il suo antitetico contrappunto nella vena sentimentale che anima i due protagonisti centrali dello spettacolo. Costoro sono affidati alla coppia di palcoscenico ed esistenziale formata da Pino Ammendola e Maria Letizia Gorga, che si districano brillantemente nei panni lui d’un commissario di Polizia mandato nel piccolo paese di Cavernò ricevuto dal sindaco, interpretato dalla minuta ma brava attrice e regista in altri casi M.C.. Gionta che si sdoppia anche nel ruolo di un’ accanita, permalosa e ribelle femminista sboccata ed irruenta, irrispettosa e maleducata, che ha usato il suo corteggiatore Ortensio Fumagalli unicamente per avere un figlio, nonché dall’ufficiale sanitario che l’informano che lì non accade mai nulla, nonostante le carceri siano state da poco costruite con un gran lusso. Arrivato al Commissariato, domanda come ciò sia possibile al gendarme Pollio addetto alla sua segreteria ed agli atti amministrativi, osservando che dunque sono fuori dalla Storia e dalla civiltà poiché questa va avanti solo con i delitti, i crimini e gli omicidi efferati, come quello iniziale di Abele per pervenire oggi a quello del povero Tomas Bricca ad Alatri dopo l’avvocatessa Martina Scialdone a via Amelia a Roma per non parlare della resa dei conti tra esponenti dei clan mafiosi quale il crudele misfatto di Ostia e della follia assassina multipla di Prati e Fidene. L’unico fatto rilevante del piccolo municipio è che Gilda Foschi, amante delle piante e dei fiori sul suo balcone, che alleva anche premurosamente molti canarini nelle loro gabbiette, ricordandoci la novella di Verga “Storia d’una capinera”, è rimasta vedova per avvelenamento di tre mariti similmente al dolore del commissario che ha perso invece naturalmente la sua cara moglie, con cui aveva trascorso un felice matrimonio malgrado lei non fosse molto ordinata nella gestione della casa e nel riporre la biancheria. Informato del triplice funereo evento che va indagato ,con la scusa di portare il canarino, a cui durante il viaggio è morta la femmina e va dunque riaccoppiato, alla donna dolce, romantica e di buon animo, che ha cercato di rendere felici in ogni modo i compagni della sua vita, egli s’imbatte in un tipo tenero e sofisticato d’altri tempi sentimentali che la Gorga incarna stupendamente con la sua statuaria figura slanciata e rende ancor più sessualmente desiderabile cantando con una squillante e soave, melodiosa, voce note canzoni amorose italiane e spagnole degli anni sessanta. Inutile dire che la sua personalità fa breccia nel cuore del Commissario, com’è avvenuto per l’impeccabile Ammendola realmente nella vita dopo averla conosciuta, che si sente l’animo lacerato tra due fuochi : il dovere d’investigare per appurare se Gilda è una “serial killer” che ha spedito tre mariti all’oltretomba oppure se cedere alla sua passione progressiva per lei e mettere tutto, possibilmente, a tacere sposandola, una volta appurato che pure lei condivide la freccia di Cupido e sarebbe disposta ad impalmarlo per riaccendere il fuoco, che cova sotto la cenere, nell’ alcova del talamo. Egli, combattuto tra due fuochi ed in questo Ammendola è straordinario nel rendere con accenti polifonetici e smorfie, atteggiamenti ammiccanti ed assai espressivi, differenti posture della faccia e del corpo, la sua battaglia interiore, non può tuttavia derogare dai suoi obblighi e doveri di funzionario anticrimine, per cui ordina di riesumare i cadaveri e la commissione medica incaricata degli accertamenti scopre veramente che le salme sono piene di veleno, arsenico, cianuro e stricnina, per cui ci deve essere per forza un responsabile e sta per arrendersi al ruolo istituzionale cui è chiamato, mettendo da parte la sua totale dedizione a Gilda. Intanto avvengono topicidi e gatticidi per avvelenamento ugualmente potente e l’atmosfera diventa ancora più cupa e fosca, nera quale è divenuto il minuscolo uccello che Pietro Bon ha consegnato a tal fine a Gilda mentre prima era grigio ed il suo nuovo colore gli è stato trasmesso dalla femmina, che produce uova esagonali, trovatagli dalla munifica e leggiadra donna che la Gorga fa decollare splendidamente, prendendosi applausi, quale la rubrica cinematografica di Marzullo del venerdì notte, per il suo affabile carattere e l’insuperabile ugola canora. Chi sta uccidendo gli animali e la seducente, superlativa, signora che il Commissario spaventa, dichiarandole che sta per arrestarla con il ticchettio delle manette, è colpevole o meno? Logicamente nei gialli “thriller” l’assassino non si svela, sta al pubblico od al lettore trovarlo, dandovi soltanto l’indizio che Nicolaj per sciogliere l’intricata matassa ricorre al “deus ex machina” euripideo, allargando la sua ispirazione alla distruzione del suolo, del terreno, che l’amianto ed i residui tossici, le ciminiere, i tubi elettrici al neon, che sono anche sul palcoscenico con uno sfarzoso gioco di luci, stanno distruggendo insieme all’ essere umano, come successo nell’industrie di Torino, Terni ed all’Ilva di Taranto, per cui sulla scena ci sono degli espliciti manichini, che conferiscono ragione alle lotte della giovane svedese Eva Thunberg e dei suoi “aficionados” proseliti per conservare sotto il 2% la rovina dell’aria che respiriamo e dell’emissioni velenose, pure se non sono giustificabili i blocchi stradali, i danneggiamenti di palazzi pubblici con la vernice , di automobili altrui e gli scontri con la Polizia, come nel caso Cospito per cui bisogna conservare il 241 bis con l’ergastolo ostativo cui devono sottostare mafiosi, terroristi e rei di gravi delitti contro le persone e la società civile. C’è ancora tempo per ristabilire la giusta scala dei valori e difendere l’ambiente, evitando la distruzione del pianeta cui si sta andando inconsciamente incontro e che già sta proiettando funeste ombre sul nostro cammino, che rischia una paurosa marcia indietro ed involuzione. Non manca nemmeno il rosso del sangue versato dai defunti e perciò un’allegria degenere, un umorismo tragico secondo l’omonima opera saggistica del 1904 di Pirandello sulla donna, antitetica a quella del lavoro del Manzoni che sarà replicato fino a domenica 12, che, nonostante l’avvertenza ed il sentimento del contrario, s’ostinerà a ritenersi affascinante suscitando il riso di chi la guarda con stupore.

Giancarlo Lungarini

Condividi su:

Informazioni sulla pubblicazione

Immagine di Emiliano Cecchi

Emiliano Cecchi

Web designer presso PuntoWeb.Net, opero nel campo dell’editoria online fin dal 1996. Ideatore e curatore di vari prodotti editoriali, sono co-fondatore di LiquidArte.it, dove ricopro il ruolo di content manager. Coltivo un vivo interesse per la storia e per ogni ambito del sapere in grado di arricchire il mio orizzonte culturale.

Pubblica con noi

Uno spazio dedicato a celebrare il ruolo fondamentale delle donne nella storia e nell’evoluzione delle arti

@Liquidarteit