Il 4 maggio 1958, a Reading, in Pennsylvania (U.S.A.), nasceva Keith Haring, pittore e writer considerato uno dei principali esponenti del movimento neo-pop, nonché figura simbolo della sua generazione. Fin dalla giovane età dimostrò un talento innato per il disegno, influenzato dalla cultura popolare e dai fumetti, e fu subito incoraggiato dal padre, che ne riconobbe precocemente le doti artistiche.
Dopo aver frequentato la Ivy School of Professional Art di Pittsburgh, nel 1976 intraprese un viaggio in autostop attraverso gli Stati Uniti, con l’intento di conoscere più da vicino la scena artistica americana. Due anni dopo si trasferì a New York, dove si iscrisse alla School of Visual Arts e si immerse completamente nell’ambiente della street art. Qui iniziò a farsi notare per i suoi interventi nelle stazioni della metropolitana, contraddistinti da figure stilizzate, contorni neri marcati, simboli ricorrenti e messaggi diretti e accessibili: elementi destinati a diventare la cifra stilistica della sua opera.
Nel 1982 tenne la sua prima mostra personale presso la galleria Tony Shafrazi, che segnò l’inizio di un rapido successo internazionale. Questo percorso culminò nel 1986 con l’apertura del Pop Shop, uno spazio in cui l’artista vendeva gadget e oggetti decorati con le sue opere, rendendo l’arte fruibile a un pubblico ampio e superando i confini tra creatività e mercato.
Nel 1988 annunciò pubblicamente di aver contratto l’HIV. Consapevole della propria condizione, intensificò il suo impegno sociale fondando la Keith Haring Foundation, con lo scopo di sostenere progetti a favore dell’infanzia e della lotta all’AIDS. Tra le sue ultime grandi opere si ricorda Tuttomondo (1989), realizzata a Pisa sulla parete esterna del convento di Sant’Antonio: un potente inno alla vita, considerato uno dei suoi interventi più significativi.
Keith Haring si spense il 16 febbraio 1990, a soli 31 anni. La sua eredità, tanto artistica quanto etica, continua a vivere attraverso opere capaci di comunicare con immediatezza, intensità e universalità.
Questa mia opera realizzata con la tecnica della “Computer Art” è in suo omaggio e memoria.
Bruno Pollacci
Direttore dell’Accademia d’Arte di Pisa








