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Intervista a Enzo Carro autore del libro La Tombola del doppio senso

Curiosità e storia della tombola: come è nata, dove è nata, come si è arrivati poi al Bingo e alla tombola a doppio senso.
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Intervista a Enzo Carro autore del libro La Tombola del doppio senso

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Curiosità e storia della tombola: come è nata, dove è nata, come si è arrivati poi al Bingo e alla tombola a doppio senso.

Enzo Carro è un artista poliedrico che si è cimentato in tipi di spettacolo molto differenti tra loro: varietà, recital, commedia musicale, concerto, operetta, coro lirico e cabaret. Oltre a ciò, si è cimentato anche come scrittore nelle più svariate forme: saggi, canzoni, poesie, novelle, teatro, programmi radio/televisivi e sceneggiature cinematografiche.

Da sempre appassionato e ricercatore di canti popolari, nel 2001 ha scritto il libro “L’eredità di Partenope: la storia del canto a Napoli dalle origini ai giorni nostri “in cui mette a frutto le sue ricerche su tutto il repertorio di arte napoletana: musica popolare, musica colta, canzone classica napoletana, macchiette, sceneggiate ecc. Tra l’altro, insegna ortografia della lingua napoletana ed è spesso invitato a tenere, presso scuole ed università, lezioni di napoletanità, che si trasformano in veri e propri spettacoli divertenti. Sempre nell’ambito di questo suo amore per la napoletanità ha scritto il libro “La tombola del doppio senso. Storia della tombola, simboli, gioco, ironia, poesie, immagini d’arte…..”

La prima domanda è d’obbligo: conoscevamo la tombola ma non la tombola a doppio senso

In effetti è una mia elaborazione, ma partiamo dall’inizio. Questo libro è diviso in due parti. Nella prima si affronta l’aspetto storico della tombola: com’è nata, dov’è nata, ecc. praticamente si cerca di ricostruire il suo passato. Nella seconda parte, invece, si scopre un nuovo modo di giocarla, appunto La tombola del doppio senso! Come è spiegato più dettagliatamente nel testo, rispetto al giocare solo per la speranza di vincere la posta in palio oppure solo per ridere alle battute del capo gioco (la persona che tira i tasselli numerati fuori dal panierino)… La tombola del doppio senso offre la possibilità di passare qualche ora in un modo molto più coinvolgente, molto più teatrale e soprattutto molto più poeticamente comico. Infatti, poiché a ognuno dei 90 numeri è associato un simbolo (tutti ricorderanno che 17 è la disgrazia e 90 la paura)… a ognuno di questi simboli è dedicata una mini poesia che – appunto – fa emergere un simpatico “doppio senso”. Inoltre, anche il “semplice” leggere il libro permette di stuzzicare la fantasia del lettore e di arricchirlo culturalmente. Non a caso, oltre all’aspetto storico, poetico e comico, sono presenti le immagini di 90 opere d’arte, una per ogni simbolo, create da famosissimi artisti: Escher, Cézanne, Masaccio, Botticelli, Michelangelo, Donatello, De Chirico, Picasso, Caravaggio, ecc.

Ancora oggi si gioca in famiglia?
Assolutamente sì! Non dico che la giocano regolarmente tutte le famiglie napoletane, ma sicuramente quelle che desiderano restare coerenti alla tradizione natalizia non possono esimersi dal fare almeno “una mano di tombola” la sera di Natale o di Santo Stefano.

Come ti è venuto in mente di scrivere questo libro?
Mi costringi a confessarti una mia stravaganza: io sono un “curiosone”! Sono una persona costantemente assetata di sapere! Ogni cosa anomala, insolita, fuori luogo, ecc. risveglia in me il desiderio di capirla. L’input per scrivere questo libro l’ebbi una sera in cui ero a casa di amici, e mentre giocavamo a tombola, mi venne da chiedere «Ragazzi, sapete per caso com’è nata la tombola? Sapete chi l’ha inventata?» Mi guardarono con stupore, quasi come si guarda un matto. Addirittura uno di loro mi disse «Ma come ti vengono a mente certe cose? Ma che te ne frega? Sempre a fare domande! Stiamo giocando, pensa a divertirti e a tirare i numeri!» E quindi… il giorno dopo fui costretto ad andare in libreria e a chiedere se avevano un libro che potesse appagare la mia sete di risposte. Mi dissero che non solo non ne avevano, ma che probabilmente non ne era mai stato scritto uno. Tornai a casa, cercai su Internet e… sembrava proprio che nessuno avesse mai affrontato quell’argomento. E quindi decisi di farlo io.

Fai fare al lettore un interessantissimo viaggio attraverso la storia della tombola, una storia tutta napoletana e non solo. Come ti sei documentato?
Sono partito dall’unica notizia che avevo a disposizione: cioè che la tombola in qualche modo era “figlia” del gioco del lotto. E poiché su quest’ultimo era più semplice recuperare qualche informazione… iniziai a scavare nei vari documenti che ne parlavano. Contemporaneamente cercai di capire da dove provenivano i vari simboli che sono associati ai 90 numeri, e così scoprii che avevano provenienze differenti. E cercando, cercando… mi ritrovai fra le mani testi che parlavano della cabala, della smorfia, della numerologia, dell’interpretazione dei sogni e così via. E un pezzetto di qua e uno di là…

Nel libro ci sono delle chicche storiche come l’origine del famoso e famigerato Bingo che nasce dalla tombola giocata negli Stati Uniti da napoletani immigrati. La tombola è andata oltreoceano e poi è tornata a noi sotto altra forma.
Ebbene sì, sembrerebbe proprio che il bingo sia il “figlio americano” (anzi, più esattamente georgiano, perché nato in Georgia) della nostra tombola. Non a caso la parola bingo deriva da bean (che in inglese significa fagiolo) proprio perché i nostri avi emigrati negli USA avevano continuato a usare i fagioli secchi per segnare sulle cartelle i numeri che man mano venivano estratti (tradizione ancora presente nelle tombolate dei bassi napoletani). Il perché poi chiamarlo bingo e non tombola… nasce dal fatto che il giocatore che per primo copriva tutti i numeri della cartella, per annunciare di aver vinto, non urlava «Tombola!», ma «Beano!» (la cui pronuncia è biino). Poi da biino a bingo il passo fu breve.

La Cabala, la Smorfia, il Lotto, la fantasia popolare ma al centro ci sono sempre i numeri. Che rapporto hai con i numeri? Ti affascinano o sono per qualcosa di arido?
Ad essere sincero non avevo mai pensato ai numeri come a qualcosa di “vivo”, di “parlante”: per me erano solo delle cifre da utilizzare per fare i conti! Ma poi, leggendo dell’uso che ne facevano gli studiosi di cabala, mi sono dovuto ricredere. Scoprire che in ebraico, così come in altre lingue antiche, si utilizzavano le lettere dell’alfabeto anche per indicare i vari numeri… mi ha lasciato senza parole. Infatti, il mio stupore è giunto al massimo quando sono venuto a conoscenza che un certo Abraham Abulafia (un mistico del XIII secolo) “scambiando tra loro le lettere delle parole ebraiche nelle sue meditazioni”… era addirittura riuscito a scrivere un’opera letteraria composta di soli numeri. Assolutamente geniale!

Ciccio Meza Panza è un personaggio fantastico. Giocavate sempre a casa sua nel periodo natalizio? Qualche aneddoto che non riporti nel libro?
Giocavamo un po’ ovunque, ma le tombolate fatte a casa di Don Ciccio meza panza erano tutta un’altra cosa. Lui era il “capo gioco della tombola” più abile e spassoso che io abbia mai conosciuto. Non solo perché sapeva a memoria tutti i 90 simboli, ma anche perché aveva dei tempi comici straordinari: ogni sua tombolata era una pièce teatrale vera e propria, degna dei migliori sketch di Totò e Peppino. Certamente è grazie anche a lui se ho scritto questo libro e se nella mia carriera artistica mi sono occupato anche di comicità (ho scritto ben due libri sull’argomento, ma ne parleremo una prossima volta).

Che infanzia hai avuto?
Wow! Si va nel personale! Beh, tutto sommato non ho avuto un’infanzia infelice. Sono nato a Napoli, nel quartiere di Bagnoli. Quando avevo 6 anni andammo ad abitare proprio davanti alla ciminiera più alta dell’Italsider: ricordo che mia madre stendeva le lenzuola ad asciugare che erano bianche e le ritirava che erano grigie! Fortunatamente dopo qualche anno ci trasferimmo nel quartiere di Pianura: un paradiso interamente verde! Poiché i telefonini, i computer e la play station non erano ancora stati inventati… noi ragazzini passavamo il tempo libero giocando a pallone sul campetto sterrato. Ricordo che la regola degli “11 contro 11” con noi non poteva funzionare: eravamo troppi ragazzini e il campetto era uno solo. E così – per far partecipare tutti – si giocava anche 20 contro 20. A quei tempi fare amicizia era molto più facile di adesso!

Oggi giochi ancora a Tombola?
Certo! Ogni volta che mi invitano a fare una tombolata… porto sempre il mio libro! Lo utilizziamo in un modo molto semplice: quando qualcuno dei giocatori comunica (gridando per la gioia) di aver fatto ambo, terno, quaterna o cinquina… se desidera incassare la vincita è costretto dal cassiere a recitare la poesia relativa all’ultimo numero-simbolo appena uscito. Perciò sia il coinvolgimento “teatrale” che le risate sono sempre assicurate!

I tuoi prossimi progetti? Con che cosa ci stupirai nel prossimo futuro?
Come ben sai oltre ad essere un “curiosone” sono anche un “iperattivo”! E poiché ho ancora diversi progetti nel cassetto (e vorrei cercare di realizzarli tutti)… corro! Non a caso in questi giorni sto ultimando un mio nuovo libro. Ma preferisco non parlarne ancora! Mi perdoni? Ti anticipo solo che per me è particolarmente importante perché… è il mio primo romanzo vero e proprio!

C’è una domanda che avresti voluto che ti facessi?
Ehm… sì! Certo! Se tu mi avessi chiesto «Come possono fare i nostri amici lettori a sapere di più su di te e sulle tue pubblicazioni? – Io avrei risposto – Visitando la mia pagina web https://www.enzocarro.it

Informazioni sulla pubblicazione

Testo inviato da Maria Luisa Dezi
ID: 389522
Licenza di distribuzione:
Picture of Diana Millan

Diana Millan

Magistero in Scienze Religiose conseguito presso l'ISSR "Beato Niccolò Stenone" di Pisa, lavoro per comunicati-stampa.net e sono responsabile editoriale di LiquidArte.it. Appassionata di cinema e libri.