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Intervista a Dario Zizzo, autore del romanzo “Rivoglio i Matia, con Antonella Ruggiero”

Esploriamo il mondo della letteratura attraverso le parole di Dario e i suoi racconti unici.
Dario Zizzo

Intervista a Dario Zizzo, autore del romanzo “Rivoglio i Matia, con Antonella Ruggiero”

Dario Zizzo
Esploriamo il mondo della letteratura attraverso le parole di Dario e i suoi racconti unici.

Ciao, Dario, presentati pure ai nostri lettori.

Ciao, vivo a Termini Imerese, in provincia di Palermo, e vi parlerò di letteratura, principalmente di quella prodotta da me: un romanzo di narrativa generale, “Rivoglio i Matia, con Antonella Ruggiero”, Edizioni Montag, oltre a racconti che fanno parte di antologie di AA.VV. umoristici nel caso di “Vacanze e altri disastri” (con la prefazione di Piergiorgio Pulixi e due racconti di due fuoriclasse, Alessandro De Roma e Massimo Tallone) e “Senza tema” degli Autori Solidali (ex Cazzeggio Solidale) prefata da Andrea Vitali, oltre a quello presente in “Dentro una bolla-Adolescenza” del Gruppo Facebook Sognalibro.
In uscita c’è quello, di narrativa generale, compreso nella raccolta del Premio letterario Federico II Daunia e Sannio.

Cos’è la scrittura per te?

Credo sia un terzo occhio che ci permetta di vedere al di là della superficie delle cose, di dare un’anima a queste, facendoci capire che un albero secolare in una proprietà privata è stato spettatore delle vite di generazioni, sopravvivendo a loro; com’è possibile che non si riesca a capire come molto probabilmente avrà partecipato, volente o nolente, alle vicende di quegli uomini? Ecco, una delle funzioni della letteratura penso sia il far parlare gli alberi per esempio.

Puoi dire brevemente di cosa parla “Rivoglio i Matia, con Antonella Ruggiero” e cosa non è?

Si tratta di una lettera scritta da un aspirante scrittore, Agilulfo, all’ex, Arianna, mai dimenticata; questa diventa l’occasione per un viaggio a ritroso, con una lunga sosta negli anni Ottanta, quelli del pieno della sua gioventù: “Se dovessi definire quegli anni, gli Ottanta, direi che furono anni colorati come il cubo di Rubik, come Boy George, come gli Swatch, psichedelici, di luci psichedeliche, furono una selva di flash sparati contro gli occhi, forse delle monete d’oro false, brave a trarci in inganno…”
Questo non è un libro facile da leggere, per la presenza di lunghi periodi, con molte subordinate, e di alcuni fra parentesi, ma spero che sia vero, pure in questo caso, il detto secondo cui le cose belle sono difficili.

A proposito di difficoltà, l’ostacolo maggiore che hai incontrato?

Il lavoro di revisione, sfiancante, e nonostante questo, qualche errore ti sfugge sempre; molte volte è presente anche nei libri di grandi case editrici e di grandi scrittori, figurarsi nel mio caso; ma soprattutto la cosa più impegnativa è la promozione del romanzo, buona parte della quale grava sulle spallucce dell’autore, povere spallucce!
Alla fin fine la prima stesura è il lavoro più semplice.

Su un podio ideale quali libri metteresti e possibilmente con quali motivazioni?

Dal gradino più alto a quello più basso (“basso” si fa per dire, trattandosi per me di capolavori, e non solo per me): “Il grande Gatsby” di Francis Scott Fitzgerald, “Altri libertini” di Pier Vittorio Tondelli e “Il giovane Holden” di J.D. Salinger. Il primo perché parla dell’impossibilità di recuperare il passato, che è un po’ il sogno di tutti noi, il secondo, uscito nel 1980, per il suo linguaggio rivoluzionario usato dai giovani coetanei dell’autore, il terzo anche per il lessico gergale, così fresco e che ha contribuito non poco a rendere immortale il protagonista, Holden Caulfield.
Per me più che dei romanzi sono dei manuali, che mi hanno spinto a scrivere.

Vuoi parlarci dei tuoi racconti?

No, non voglio, mi secca; scherzo ovviamente. Innanzi tutto “Il mio piccolo cactus”, contenuto in “Vacanze e altri disastri” parla di una coppia rodata alle prese con quelle piccole incomprensioni e ripicche che caratterizzano alle volte questo tipo di rapporto; che cactus c’entri il cactus è un quesito a cui si può rispondere leggendo il racconto; poi se si leggesse tutta l’antologia sarebbe ancora meglio; indicato per gli amanti delle piante grasse e per le coppie di lungo corso.
In “Storia di caschetti, secchielli incastrati e stranezze varie”, facente parte di “Senza tema”, il personaggio principale è un bambino (poi divenuto ragazzo) un po’ particolare.
Ne “Il coprifuoco” in “Dentro una bolla-Adolescenza” abbiamo una famiglia alle prese con quel fetentone del Covid.
Tengo a precisare che tutti i proventi delle vendite di questi tre libri vanno in beneficenza.
Per ultimo è rimasto “Leggeri correvamo per il canneto” della “Raccolta del Premio letterario Federico II Daunia e Sannio; in questo racconto c’è tutta la gioia contenuta nell’infanzia, ma anche le sue ombre.

Dario, cosa diresti, per concludere, ai nostri lettori?

Direi di leggere l’intervista, o, se proprio non vogliono, dire in giro di averlo fatto ed esserne rimasti entusiasmati; una bugia bianca, detta a fin di bene.

 

Informazioni sulla pubblicazione

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Emiliano Cecchi

Web Designer per la PuntoWeb.Net sas, mi occupo anche di editoria online sin dal lontano 1996. Già ideatore e curatore di vari portali, sono il co-founder di LiquidArte.it dove svolgo anche il ruolo di content manager. Sono appassionato di storia e di tutto quanto può accrescere la mia cultura.