Se ti sei i primi due capitoli del saggio: Capitolo Uno; Capitolo Due.
La straripante Galassia Guttenberg nel campo dell’editoria libraria è generata e alimentata, con pari animo mercantile, da editori molto grandi, grandi, medi, medio-piccoli, microscopici. Quasi tutti (95%?) mirano esclusivamente al massimo profitto inondando, ogni anno, il mercato librario di una quantità spaventosa di nuove pubblicazioni. Solo pochi editori, con coraggio e grande fatica, cercano di reggere l’antico ruolo di promotori di cultura pubblicando pochi libri selezionati in base a rigidi criteri di qualità (letteraria, contenutistica, stilistica ecc.). Di certo, da troppo tempo il mondo dell’editoria non è più configurabile come un’industria prevalentemente culturale. Nei precedenti paragrafi ho evidenziato come questa metamorfosi fosse stata già ben percepita più di venti anni fa. Tuttavia, facendo leva sull’accusa di stare in piedi in virtù di un contributo economico richiesto all’autore, sono solo le ultime due categorie (editori piccoli e microscopici) quelle additate come mercantili, estorsive, inquinanti. Sull’aspetto dell’inquinamento massiccio della qualità letteraria, è una bella gara tra grandi, medi e piccoli editori a chi produce più “immondizia”, con conseguente incremento dello stato di confusione per un lettore medio che si accinge ad acquistare un libro. Motivo per cui, sull’aspetto inquinamento, non vedo sostanziali differenze. Che poi, è inquinamento o ampliamento democratico dell’offerta (cioè, produzione di libri per tutti i gusti)? Prima di infilarci in questo stuzzicante dibattito, chiediamoci se quella appena formulata è una domanda lecita. Purtroppo la risposta è netta: non è una domanda lecita in quanto il calo costante del numero di lettori che si registra da molti anni chiude la discussione ancora prima di aprirla. Per quanto riguarda il contributo monetario richiesto all’autore dai piccoli editori, esso si configura (non sempre) come “conditio sine qua non” per accedere alla pubblicazione e viene giustificato come quota di partecipazione al rischio (in sostanza, copertura delle spese). Generalmente, in cambio l’autore riceve un certo numero di copie del proprio libro. Se ha la capacità di venderle autonomamente (presentazioni libro, amici librai indipendenti, etc.), riesce a recuperare in toto quanto ha versato all’editore. Come vedete, nulla di scandaloso o, peggio, di truffaldino (come molti, per motivi più o meno confessabili, vogliono raccontarvi). In definitiva, l’obolo versato dall’autore al piccolo editore rientra nella solita logica corrente che tutto giustifica: è il mercato, bellezza.
Però… ora vi racconto cosa mi è accaduto di recente.
Nel maggio del 2023 c’è stata a Portici (Napoli) la seconda edizione della manifestazione LIBRI IN VIAGGIO, un’apprezzabile iniziativa del locale Liceo Classico. Stand di editori e presentazioni di libri negli affascinanti capannoni del Museo Ferroviario di Pietrarsa. Tra i tanti ospiti, erano presenti Dacia Maraini, Chiara Gamberale, Lorenzo Marone e Maurizio De Giovanni. Io ero lì, con in mano una copia del mio primo libro pubblicato nel 2018. Oltre alla curiosità per l’evento e all’interesse per una conoscenza più ravvicinata di alcuni protagonisti della letteratura italiana contemporanea (ho scoperto che De Giovanni è uno straordinario oratore/intrattenitore), ero lì anche per perseguire l’obiettivo di consegnare quella copia del mio libro alla Maraini nella speranza che, poi, lo leggesse. Mi sembrava la persona giusta, quella più “attrezzata” emotivamente e culturalmente per una valutazione onesta e partecipata su quella mia opera letteraria così particolare (raccolta di racconti, alcuni in prosa e altri in versi) e che qualche riconoscimento ai concorsi letterari lo aveva pur portato a casa. Sono stato ad ascoltare l’intervento della Maraini. A un certo punto si è “incartata” su una questione e l’ha portata avanti fino allo sfinimento. Detta in poche parole, rivolgendosi a quelli tra il pubblico con una qualche ambizione letteraria, li ha ripetutamente supplicati di non cadere nella trappola delle offerte dei piccoli-medi editori che chiedono un “obolo” in cambio della pubblicazione di un testo narrativo o poetico. “È un farsi prendere in giro”, “È una cosa poco seria”, “Non vi porterà da nessuna parte”, “Aspettate con fiducia la vostra occasione perché, se davvero scrivete cose di buona qualità letteraria, saranno i veri editori, ma quelli seri, a corteggiarvi. Perché un editore serio pubblica solo seguendo il criterio della qualità e del merito”. Insomma, per lei l’unico reale problema della produzione libraria oggi era quello lì: la spregevole insidia di quegli editori che chiedono un contributo all’autore. Io voglio un gran bene a Dacia Maraini perché è una persona speciale, dotata di una sensibilità davvero fuori dal comune. Ma quel giorno stava dicendo una cosa senza senso, fuori dalla realtà.
Per fare un esempio, la casa editrice Einaudi riceve ogni anno oltre 8.000 manoscritti inediti. Anche mettendoci tutta la buona volontà, come può condurre un’efficace attività di scouting? Li legge tutti? Legge le prime dieci pagine di ciascun libro? Ne legge una pagina a caso? Mette 8.000 numerini sui manoscritti e poi fa l’estrazione da una gigantesca tombola? È ovvio che sia costretta a seguire altri metodi. Sto ancora pensando all’affermazione di Marco Nicastro da me citata in precedenza: “un editore, prima che selezionare i testi in base alla loro qualità, ha la preoccupazione di intuirne l’appetibilità, la vendibilità e l’adattabilità alle esigenze e caratteristiche dei potenziali lettori”. Ecco, sarebbe il caso che, nella pagina “Contatti e Invio manoscritti” del loro sito Web, le case editrici descrivessero senza reticenze il metodo che utilizzano per scremare velocemente tra migliaia di proposte e per addivenire a una ristrettissima cerchia di opere potenzialmente degne di essere analizzate con particolare cura. Questa si configurerebbe già come una prima e fondamentale operazione di trasparenza. Ovviamente, sempre che ci sia un metodo e che sia “confessabile”. L’altro motivo per il quale valutai che la Maraini stava deragliando di brutto consisteva nel fatto che i circa trenta stand presenti a quell’evento erano tutti allestiti da piccoli editori. Capite? Non uno tra i medi o i grandi editore! Tutti piccoli editori che avevano risposto con entusiasmo ad un evento organizzato da un liceo. E la Maraini li stava insultando. Incredibile! Continuerò a volere un gran bene a Dacia Maraini, però la copia del mio libro me la sono riportata a casa.
Alcuni di questi editori, definiti (in modo sbrigativo) a pagamento, spesso hanno eccellenti collaboratori (interni o esterni) per l’editing e per la grafica di copertina, cioè si servono di giovani motivati e preparati che si confrontano in modalità aperta e continua con l’autore. Chi si rivolge a loro per farsi pubblicare spesso s’interfaccia con editor di buona professionalità, perfettamente in grado di segnalare tutti quegli elementi che, corretti opportunamente, possono migliorare di molto la qualità del testo e la gradevolezza della narrazione. Suggeriscono correzioni, modifiche, amputazioni. Suggeriscono, suggeriscono anche caldamente e, su alcune modifiche basilari, si impongono. Ma, di fronte a resistenze ostinate dell’autore su alcuni aspetti dell’opera, non possono imporre revisioni eccessivamente impattanti in quanto sono a perfetta conoscenza del fatto che l’autore paga un obolo all’editore per farsi pubblicare. Questo potere limitato degli editor nelle piccole case editrici, se da un lato è fonte di pericolo sulla qualità finale dell’opera (nel caso di autore poco recettivo a suggerimenti di correzioni/modifiche/amputazioni decisamente migliorative), dall’altro lato può rappresentare garanzia di non appiattimento su plot/stilemi ortodossi che da troppo tempo sterilizzano le forme narrative. Molto spesso, il “canone in voga” rende noiosamente uguali tutti i libri di un autore (pubblicati a cadenza annuale!) e, alcune volte, pressocché indistinguibili persino due libri scritti da due autori diversi.
Ma il “canone in voga” è casuale? È precipitato giù da Marte o dalla stella Sirio? È un povero orfanello, figlio di NN?









