Il Sistema Zoocentrico: la poetica di Furio Detti tra grandi classici e cultura giapponese

Courtesy by Dott. Furio Detti

Il Sistema Zoocentrico: la poetica di Furio Detti tra grandi classici e cultura giapponese

Courtesy by Dott. Furio Detti
Abbiamo intervistato il Prof. Furio Detti che ha fatto della sua poesia un recupero della tradizione formale della lirica italiana ma ha sperimentato anche il verso libero. Ritiene di accostarsi al mestiere dei versi dopo un duro apprendistato nelle forme tradizionali di epoca medievale. Le sue fonti e la sua palestra sono Yeats, Pound, i poeti della Scuola siciliana, Dante e Cavalcanti, D’Annunzio, Bukowski, Shakespeare, Pasolini e altri immortali.

Furio Detti (Livorno, 1972) risiede in provincia di Bologna. Si laurea in Lettere all’Università di Pisa nel 1998 e si forma come medievista e poi come “Cultore della materia” in Linguistica italiana – a tale titolo è stato prima consulente tecnico e poi Professore a contratto per il laboratorio del Corso di Comunicazione Pubblica sociale e di Impresa dell’Università di Pisa per un triennio; nello stesso Ateneo ha conseguito il Master di II Livello in Didattica della lingua Italiana. Ha conseguito il Corso di Perfezionamento in Metodologia CLIL nel 2022 alla E-Campus. Come storico medievista è stato autore di un modulo didattico, revisore e redattore stabile presso il Consorzio Interuniversitario ICoN (UniPI e altre università consorziate).

Autore di poesia e prosa, drammaturgo, la sua ultima opera è la silloge Controcanzoniere (2022); con la precedente raccolta poetica Akamon (2019) è stato ospite in programma al Salone del Libro di Torino (SalTo 2019) presso lo Stand della Regione Marche; ha tenuto una conferenza come evento ufficiale in programma a Lucca Comics&Games (ed. 2019) per presentare il volume e elementi di contatto e confronto fra tradizione poetica italiana e poesia e cultura giapponesi. Come drammaturgo e regista ha tenuto una conferenza, inserita nel corso Scuola Normale Superiore – Accademia dei Lincei il 30 marzo 2017 sulla sua esperienza triennale di Teatro e scrittura drammaturgica per gli allievi della Scuola Secondaria di primo Grado (Laboratorio “Teatreuropeo” – Compagnia All’Impresa della Locusta, Peccioli – PISA). Sempre in virtù della sua esperienza di drammaturgo/attore e studioso dell’etica e estetica Nietzschiana è stato ospite di residenza artistica presso la Nietzsche Haus di Sils-Maria (Engadina, CH). È traduttore di poesie, autore di articoli e curatore di antologie e raccolte poetiche edite.

Scrive anche poesie in lingua inglese. Per il contenuto, c’è la convinzione che non possa esserci poesia senza sperimentazione e interpretazione della realtà e della cronaca personale e collettiva, e soprattutto senza un atto di volontà radicale e determinato. La critica Daniela Marcheschi gli accredita uno stile formato sulla poesia due-trecentesca e sull’epica poundiana.

Ha pubblicato poesie sulla riviste “Gradiva. International Journal of Italian Poetry” (Olschki Editore), “Soglie”, “Kamen”, “Il Giornale della Mezzanotte” (inserto di Armunia Festival Costa degli Etruschi) e ha pubblicato in antologia con l’editore ZonaFranca.

Abbiamo chiesto al professore di spiegarci come è approdato alla scelta della poesia come espressione privilegiata del suo mondo.

Perché proprio la poesia come mezzo espressivo?

“Ho sempre scritto poesie, ma anche racconti, sin da bambino. Questo è stato frutto certo delle mie inclinazioni ma altrettanto delle circostanze: i miei genitori lavoravano in un ufficio che non chiudeva prima delle 15, così il loro orario di servizio li ha obbligati a iscrivermi a una scuola privata senza poter evitare di tenermi con loro perché non potevo comunque restare a scuola quanto avrei dovuto. E così sono cresciuto con delle macchine da scrivere Olivetti a disposizione. Mi davano un foglio, una postazione libera (c’era sempre qualche impiegato fuori sede) e io partivo con la mia fantasia… Questa è stata una passione parallela al disegno. Le poesie le ho apprese giocando con il suono delle parole. Da subito è stata una delle modalità espressive preferite: ho iniziato componendo poesie satiriche e comiche per amici e compagni di gioco. Da allora non mi sono più fermato. Credo che la poesia – mia e altrui – mi abbia salvato la vita almeno tre volte. Viceversa sono un pessimo lettore, di romanzi specialmente, non resisto più di venti pagine, tranne che per pochissimi autori che mi hanno rapito, ma è cosa della tarda adolescenza. Non c’è verso (appunto)! La poesia è un fulmine che arriva con una rapidità e una potenza indisponibili alla migliore prosa, anche se la prosa lavora come la pioggia, o il mare: agisce nel tempo con forza sovrumana. Però niente secondo me batte l’illuminazione istantanea, pratica, che si gode pensando in versi. La poesia condensa universi in un pugno di sillabe, è l’equivalente del fotone nella fisica: la particella realmente esistente più veloce. Dicono che la poesia sia difficile da capire, credo sia un malinteso causato dal metodo scolastico generalmente usato, perché nella mia vita finora sto sperimentando l’esatto opposto“.

E poi è arrivato l’haiku…

“La poesia giapponese non è solo haiku. Però è un meraviglioso esercizio di sintesi espressiva. Quindi è più difficile delle forme occidentali che sono più distese, discorsive, articolate, perché nel breve è semplice sbagliare e ricorrere a soluzioni banali. La concisione esige enorme abilità tecnica, senza di essa si scrivono frasette da Biscotto della Fortuna. Diciamo che ricorro all’haiku perché lo consiglio decisamente come esercizio di abilità e ho scritto molto a tema nipponico e se pensi alle poesie e al Giappone qualche haiku ci scappa; ma per la grande perizia richiesta dal genere non mi considero neanche un buon dilettante in questa forma. Credo che se si leggessero le mie poesie, per esempio di Akamon senza pensare alla popolarità dell’haiku, si scoprirebbe che forse ho scritto sonetti o sestine liriche più “giapponesi” delle mie 5-7-5 sillabe obbligatorie. Mi riesce meglio scrivere haiku abbinandoli a una foto“.

Parlaci di Controcanzoniere e Akamon.

“Sono rispettivamente l’ultima e la penultima raccolta che ho composto, su quattro libri. Le uniche pubblicate non “self”. Controcanzoniere è nato come un dono a mia madre e alla Trieste di Umberto Saba, in cui costei trascorse la gioventù. Si è trattato di un dono tardivo, poiché è scomparsa un pugno di mesi prima che il libro uscisse. Ero partito dal dedicarle qualche poesia poi mi sono chiesto che cosa sarebbe successo lavorando su una poetica inversa a quella di Saba. Fargli appunto una specie di controcanto: usare forme e metafore opposte alle sue, ma possibilmente complementari. Se è riuscito, questo è un giudizio che lascio al lettore. Io sono stato contento di aver reso umile omaggio non solo a una persona cara e intima ma anche al ricordo di una città che ora non esiste più – quale Saba la conobbe – e a un poeta forse lasciati troppo a margine: realtà frontaliere, un po’ tralasciate dalla cultura nazionale. Montale ha rubato troppo la scena, credo, a questo mite poeta delle piccole cose. Forse lo batte Sandro Penna per la perfezione formale delle immagini ma Saba resta un cantore indubbiamente sottovalutato e usato solo come simbolo di dolorosa identità ebraica. Non la sua unica peculiarità.

Akamon, invece, nasce da un viaggio, il terzo in Giappone, e raccoglie molto delle suggestioni che conservavo su questa nazione sin dagli ultimi anni ’90, quelli della mia maturità, quando scoprii Yukio Mishima (oggi è l’anniversario della morte di quel vero guerriero! – 25 novembre NdR). Con Mishima è arrivata la passione per il Kendo, la “Via della Spada”, ossia la scherma giapponese e l’amore per quel mondo. Si tratta di poesie che hanno avuto una lunghissima incubazione e sono esplose come un terremoto al momento del viaggio. Sono quelle maggiormente fedeli alla mia poetica, rispetto a Controcanzoniere, che vivo tuttora come un esperimento più teorico. Akamon porta con sé però anche la luminosità vitale di Natsu (Estate), la mia seconda raccolta. Le poesie che scrivo attualmente sono tornate a essere più pessimiste, mediamente, anche se ogni tanto emergono momenti di entusiasmo salvifico. In generale vorrei raccogliere tutto questo lavoro in vita (tranne Controcanzoniere, che però presenta sabianamente, molti temi “zoologici”) sotto il segno della presenza animale e vegetale. Penso a qualcosa che chiamerei Il Sistema Zoocentrico, perché mi sto rendendo conto che la mia poesia sta fuggendo sistematicamente da tutto ciò che è umano per raccontare il dolore o la vitalità residua e (forse) disperata di tutto ciò che è vegetale o animale, o addirittura materiale, ma non antropocentrico. Un paese in rovina mi appare più accogliente e vicino di una stazione nell’ora di punta e sto dedicando ogni opera alle mie gatte vive e scomparse“.

Tu sei anche un grande appassionato di fumetti e manga. Qualcosa bolle in pentola? Progetti futuri, sia in ambito letterario che fumettistico?

“A parte continuare la composizione de Il Sistema Zoocentrico con la raccolta in corso d’opera dei “Canti di Montovolo e Vigese” (titolo provvisorio ma probabile), sto lavorando sulla didattica della poesia nel metodo CLIL e su argomenti di critica storica. Oltre al secondo libro dedicato agli anime e manga con un amico e youtuber collezionista. Questa divulgazione storica e la nippofilia mi hanno permesso di essere più volte parte degli eventi ufficiali di Lucca Comics&Games. In ambito fumetto, invece, disegno satira, saltuariamente pubblicata, solo per mia negligenza, e vorrei anche lavorare per qualche amico o accompagnare altri progetti: web-comic e forse due graphic novel a cui sto pensando e che tengo riservate. Tutte e due però avranno a che fare con le bestie, la prima come ricorso al genere funny animals per raccontare una cronaca su un monumento nazionale; la seconda come storia di gatti che sto per proporre a un’associazione di amici inseparabili. Spero di riuscirci perché sono stato molto impegnato finora sul fronte della promozione e autopromozione culturale, del Kendo, e letteraria, oltre che dalla catalogazione della mia biblioteca presso la mia casa (3.000 volumi) parte del progetto di recupero di un edificio medievale, di nome The Rook/Wille zur Macht. La mia risposta all’amato Yeats, poeta grandioso, uno di quelli da cui sono partito insieme a Pound e Mandel’stam. Sono rientrato ieri da essere stato ospite con altri quattro scrittori professionisti dall’evento culturale-letterario Shelley Project, quindi mi ci vorranno nove vite per fare tutto. Forse i miei gatti faranno una colletta…”.

Non resta che leggere Akamon e Controcanzoniere e attendere l’uscita delle prossime fatiche. Di seguito quattro poesie, di cui l’ultima un haiku, estratte dalle raccolte.

 

3.

Gatta che covi un femminino
rancore e menzognera
passione:
porti nel buio in bocca il piccolino.
Gatta che sei segno d’altra cosa
e nell’odorosa rimessa
un silenzio di sante ti confessa
ascolta! Coi sensi finissimi
che godi: dietro la porta
(è sempre lì per primo)
c’è un uomo a cui la gioia
è morta.

(da Controcanzoniere)

Quasi un raccolto

Chiudersi in gabbia
è per uccelli strani
umani
e il simbolo che appendi
alle finestre
ha tremendi vuoti a fil di ferro,
bianchi come lo sterro
di un cantiere campestre,
stanchi come il campo a cui è tolto
il raccolto, meno
che un seme smarrito.
Non consolano “due foglie
di radicchio”
né l’imbroglio di luce nel crocicchio
salva dalla galera
la bestia vera.
Animale minore,
senza colpa
sconta il tuo dolore
e muore,
muore ogni volta
col cielo nel cuore
e gli steli ribelli.
Quella palla d’oro
non confonde le sbarre
e l’amicizia di uccelli:
vive un mondo più stretto
di voi, Saba e Carletto.

(da Controcanzoniere)

***

juu ichi (11.) – ANA2158

Intercambiabile Musa
delle sale d’aspetto, senza cetra
o tamburo, ma jingles
colorati d’uguale:
coppe Starbucks
in mano a palestrati
maschi d’ecumene.
Per questo ho grave nostalgia
di chi soffriva a pelle
costellazioni di pulci,
asterischi di zecche,
di tutti quei cespi sudati di peli
dei Macedoni esausti d’Alessandro.
Loro, nei fiumi d’Asia
sprofondati a verde
lasciarono carovane di sporco
strati di ceneri troiane
e nodi di polvere incordati
di fuga.
Si immersero così nei fiumi
d’Asia.
Ma ne emersero nuovi.
Invece questi maschi
come oserebbero bagnarsi nel flusso
dell’età più virile?
Hanno già tutto
i p e r t r o f i c i
e niente da lasciare!

(da Akamon)

Go (5.)

L’uomo di strada,
sulla camicia macchie
corrono, mandria.

(da Akamon)

BIBLIOGRAFIA

• Mediterraneo Normanno. Breve sunto storico sulle relazioni fra il Regno Normanno-Svevo di Sicilia e la Repubblica di Pisa / Furio Detti – Firenze (FI): Helicon, 2023, 150 p.; ISBN 978-8864665160
• ‘Odyssayin’. Una proposta operativo-performativa laboratoriale per la didattica, la conoscenza e la produzione della poesia con metodologia CLIL / Furio Detti – Roma (RM): WriteUp, 2023, 200 p.; EAN 9791280353467
• Maneggiare con Cura / Furio Detti-Simone Ottuzzi – Roma (RM): Idrovolante, 2023, 200 p.; ISBN 9791281143166
• Controcanzoniere / Furio Detti – Rieti (RI): Amarganta, 2022, 52 p.; ISBN 9791281150065
• Akamon. La Porta Rossa / Furio Detti – Santa Maria Nuova (AN): LeMezzelane, 2019, 92 p.; ISBN 9788833282596
• Natsu: la matura visione del giorno Natsu “Estate”: la matura visione del giorno / Furio Detti – Roma: Ilmiolibro, 2014, 56 p.; ISBN 9788891079008
• Antologia del Seminario di Poesia “Chiara Matraini” / Furio Detti et al. Cur. Daniela Marcheschi – ZonaFranca, 2013.

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Immagine di Diana Millan

Diana Millan

Magistero in Scienze Religiose conseguito presso l'ISSR "Beato Niccolò Stenone" di Pisa, lavoro per comunicati-stampa.net e sono responsabile editoriale di LiquidArte.it. Appassionata di cinema e libri.

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