Horace Walpole nacque a Londra il 24 settembre 1717, figlio del potente Sir Robert Walpole, spesso considerato il primo vero primo ministro della Gran Bretagna. Cresciuto in una famiglia di prestigio e influenze politiche, Horace ebbe un’infanzia dorata, anche se segnato dalla morte prematura della madre, Lady Walpole, avvenuta quando lui era ancora giovane. Questo evento, insieme al successivo matrimonio del padre con la domestica Maria Skerrett, lo scosse profondamente, alimentando forse quel sottile senso di perdita e malinconia che avrebbe attraversato la sua opera più celebre.
Educato a Eton e poi al King’s College di Cambridge, Walpole formò un legame duraturo con Thomas Gray, un brillante poeta che sarebbe divenuto uno dei suoi più cari amici, sebbene la loro relazione fosse, a tratti, tempestosa. Insieme, intrapresero il Grand Tour, un viaggio che portava i giovani aristocratici europei a scoprire le meraviglie dell’arte e della cultura del continente. Tra il 1739 e il 1741, esplorarono Francia e Italia, due paesi che avrebbero fortemente influenzato il giovane Walpole. Fu durante questo viaggio che iniziò il suo vasto epistolario, un monumento della letteratura inglese composto da più di tremila lettere, in cui discuteva di politica, arte, letteratura e società con intellettuali e amici di tutta Europa.
Tornato in patria nel 1741, Walpole si inserì facilmente nella politica inglese, grazie all’influenza del padre. Fu eletto in Parlamento, ma il suo interesse per la vita politica non fu mai profondo, tanto che presto si ritirò a una vita più contemplativa, circondato dai libri e dai suoi progetti artistici. La sua vera passione, infatti, si riversava in due ambiti: la scrittura e l’architettura.
Nel 1747, Walpole prese in affitto una modesta casa sulle rive del Tamigi, a Twickenham. Quella casa, Strawberry Hill, sarebbe presto divenuta la sua ossessione. Trasformandola in un vero e proprio castello neogotico, Walpole non solo anticipava quello che sarebbe divenuto il movimento del Gothic Revival, ma coniugava il gusto per il gotico a una visione letteraria e fantasiosa. Strawberry Hill era più di una dimora, era un manifesto: le torrette, i merletti e gli archi acuti non avevano una funzione pratica, ma erano simboli di un passato immaginario, di una storia reinventata. Gli interni, con decorazioni in cartapesta e arredi che lui stesso credeva di epoca Tudor ma che in realtà provenivano da altri contesti, erano il frutto di una fantasia sfrenata e affascinante.
Fu in questa atmosfera che, nel 1764, nacque Il castello di Otranto, il primo romanzo gotico della storia della letteratura. Walpole lo scrisse in un mese, facendolo passare inizialmente come la traduzione di un antico manoscritto italiano del 1529. Solo dopo il successo, e forse incoraggiato dalla reazione positiva del pubblico, Walpole ripubblicò l’opera sotto il proprio nome. Il romanzo, ambientato in un antico castello infestato da misteri e sovrannaturale, segnò l’inizio di un genere che avrebbe ispirato scrittori per generazioni, tra cui Edgar Allan Poe.
Oltre a essere il padre della letteratura gotica, Walpole fu anche un uomo di grande curiosità intellettuale. Coniò il termine “serendipità”, ispirato dalla fiaba persiana dei Tre principi di Serendippo. Usò per la prima volta questa parola in una lettera indirizzata all’amico Horace Mann, per descrivere la scoperta di cose non cercate ma trovate per caso, una qualità che spesso accompagnava le sue stesse esplorazioni intellettuali.
Walpole non era solo uno scrittore e un esteta, ma anche un editore e un mecenate. Fondò una tipografia nella sua residenza a Strawberry Hill, dove pubblicò molte delle sue opere e quelle di amici come Thomas Gray. Tra le sue opere più importanti si annovera anche il Catalogo dei reali e nobili autori d’Inghilterra, una riflessione sui contributi letterari e artistici delle personalità più influenti del suo paese. La sua opera Aneddoti sulla pittura in Inghilterra rimase per tutto l’Ottocento un punto di riferimento per lo studio delle arti.
Nonostante i suoi successi, la vita di Walpole non fu priva di sfide. Le sue memorie, iniziate nel 1751, rimasero incompiute, interrotte dai suoi molteplici progetti. La sua corrispondenza con Madame du Deffand, una donna parigina che divenne una delle sue interlocutrici più assidue, rappresenta un altro tassello del suo complesso intreccio di relazioni e interessi.
Horace Walpole morì nel 1797. Il suo contributo alla letteratura, all’arte e alla cultura inglese non risiede solo nelle sue opere, ma anche nello spirito di curiosità e innovazione che lo accompagnò per tutta la vita.









