Helidon Xhixha: tre mostre, un unico percorso tra arte, paesaggio e memoria

Da San Galgano al Lago Maggiore fino alle Case Romane del Celio, il 2026 segna una nuova tappa nella ricerca dell’artista, tra luce, riflesso e dialogo con luoghi di straordinario valore storico e paesaggistico.

Helidon Xhixha: tre mostre, un unico percorso tra arte, paesaggio e memoria

Da San Galgano al Lago Maggiore fino alle Case Romane del Celio, il 2026 segna una nuova tappa nella ricerca dell’artista, tra luce, riflesso e dialogo con luoghi di straordinario valore storico e paesaggistico.

Il 2026 rappresenta un anno particolarmente significativo per Helidon Xhixha. Mentre la sua ricerca continua a espandersi a livello internazionale con importanti progetti espositivi in Europa e in Asia, l’artista presenta un articolato percorso che attraversa alcuni tra i luoghi più suggestivi d’Italia e della Svizzera, uniti da una riflessione comune sul rapporto tra luce, spazio e memoria.

Il progetto “Tre mostre: un unico percorso” riunisce infatti tre esposizioni profondamente diverse per contesto e identità, ma accomunate dalla capacità delle opere di instaurare un dialogo diretto con il luogo che le accoglie.

Dall’Abbazia di San Galgano al paesaggio toscano

Il primo capitolo è rappresentato da Oltre le mura, allestita presso l’Abbazia di San Galgano a Chiusdino.

A un anno dall’esperienza di Giubileo di Luce, il progetto si espande oltre l’architettura dell’abbazia per aprirsi al paesaggio della Valle del Merse. Le grandi sculture in acciaio inox lucidato a specchio riflettono cielo, vegetazione e visitatori, trasformando il territorio stesso in parte integrante dell’opera.

Tra le novità più significative figura Getto di Luce, monumentale intervento verticale alto otto metri che segna una nuova fase della ricerca dell’artista sul dialogo tra scultura e ambiente.

 

Helidon Xhixha_ Oltre le Mura_Getto di Luce_ph Michele Stanzione

Sul Lago Maggiore la natura diventa parte dell’opera

Con Sul Lago Luccica, mostra diffusa tra le località del Gambarogno e del Lago Maggiore, il lavoro di Xhixha incontra invece la dimensione dell’acqua.

Le opere sono distribuite tra Vira Gambarogno, Ascona, Gerra, Magadino, Sant’Abbondio, San Nazzaro e Vairano, dando vita a un percorso a cielo aperto in cui montagne, cielo e lago vengono continuamente assorbiti e restituiti dalle superfici specchianti delle sculture.

Il paesaggio non costituisce uno sfondo, ma diventa materia viva dell’esperienza artistica, trasformandosi con il mutare della luce e delle condizioni atmosferiche.

 

Helidon Xhixha – Luce Marina – Vira ph. Michele Stanzione

Roma e il dialogo con l’archeologia

Il terzo capitolo del progetto è Lumen ex terra, ospitato nelle suggestive Case Romane del Celio.

Qui il dialogo si sposta dagli elementi naturali alla stratificazione storica. Negli ambienti ipogei del sito archeologico romano, le opere di Xhixha entrano in relazione con affreschi, murature e architetture antiche, generando un confronto inedito tra contemporaneità e memoria.

Le superfici riflettenti delle sculture trasformano il patrimonio archeologico in immagini dinamiche e mutevoli, coinvolgendo direttamente il visitatore in un’esperienza immersiva fondata sul concetto di percezione.

 

Helidon Xhixha – Teuta ph. Michele Stanzione

Lo sguardo verso la Cina

Parallelamente al progetto europeo, il percorso internazionale dell’artista prosegue con l’importante esposizione presso il Guangdong Museum of Art in Cina, una delle istituzioni museali più rilevanti del Paese.

La presenza di Xhixha in un contesto culturale di tale prestigio conferma il crescente interesse internazionale verso una ricerca artistica che, attraverso l’acciaio inox lucidato a specchio, ha saputo costruire un linguaggio immediatamente riconoscibile e capace di dialogare con contesti profondamente differenti tra loro.

Un’unica ricerca, molteplici paesaggi

Dalla spiritualità dell’Abbazia di San Galgano alle acque del Lago Maggiore, dalle profondità archeologiche delle Case Romane del Celio fino alla scena museale cinese, il 2026 racconta un artista capace di attraversare geografie, culture e paesaggi differenti mantenendo una straordinaria coerenza di visione.

In ogni contesto, la scultura diventa strumento di relazione. Non un oggetto isolato, ma una superficie viva che riflette, interpreta e restituisce il mondo circostante.

È in questa capacità di trasformare lo spazio in esperienza che risiede il filo conduttore di un percorso che, pur articolandosi in luoghi diversi, continua a raccontare un’unica ricerca: quella sulla luce come materia, memoria e possibilità di incontro tra arte e realtà.

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Informazioni sulla pubblicazione

Immagine di Morino Studio (Nicoletta Strada)

Morino Studio (Nicoletta Strada)

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