Giacomo Manzù: una vita tra scultura e docenza

Ricordo di uno dei massimi scultori italiani del ‘900
Bruno Pollacci
Photo credits: Bruno Pollacci

Giacomo Manzù: una vita tra scultura e docenza

Bruno Pollacci
Photo credits: Bruno Pollacci
Ricordo di uno dei massimi scultori italiani del ‘900

Il 22 dicembre ricordiamo la nascita, avvenuta nel 1908 a Bergamo, di Giacomo Manzù, pseudonimo di Giacomo Manzoni. Maestro indiscusso della scultura del Novecento, Manzù imparò a lavorare e intagliare il legno fin da giovanissimo, ma fu durante il periodo militare (1927-1928) che si avvicinò seriamente al mondo dell’arte.

Nel 1929 si trasferì a Milano, dove iniziò a farsi notare: tra il 1931 e il 1932 eseguì la decorazione della Cappella dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, su commissione dell’architetto Giovanni Muzio. Nel 1933 ottenne un primo importante riconoscimento esponendo una serie di busti alla Triennale di Milano.

Nel 1934, insieme all’amico pittore Aligi Sassu, con cui condivideva lo studio, partecipò a una mostra significativa presso la Galleria “La Cometa” di Roma. Pochi anni dopo, nel 1938, Manzù iniziò la celebre serie dei “Cardinali”, che sarebbe diventata la più iconica della sua carriera. Il primo Cardinale seduto fu esposto alla Quadriennale di Roma e successivamente acquistato dalla Galleria d’Arte Moderna della capitale.

Nel 1939 intraprese una serie di bassorilievi in bronzo dedicati a Deposizioni e Crocifissioni. Nel 1940 fu nominato docente di scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera, ma lasciò l’incarico per dissensi con le autorità accademiche, trasferendosi poi all’Accademia Albertina di Torino. Nel 1943 ottenne il premio della Quadriennale di Roma.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, Manzù riprese l’insegnamento all’Accademia di Brera e successivamente alla Sommerakademie di Salisburgo. Tra il 1947 e il 1964 si dedicò alla monumentale “Porta della Morte” per la Basilica di San Pietro in Vaticano, mentre dal 1955 al 1958 realizzò la “Porta dell’Amore” per il Duomo di Salisburgo.

Nel 1962 presentò alcune sue opere al Festival dei Due Mondi di Spoleto. Due anni dopo, nel 1964, si trasferì ad Ardea, nei pressi di Roma, dove stabilì la sua villa-museo. Tra il 1965 e il 1968 lavorò alla “Porta della Pace e della Guerra” per la chiesa di Saint Laurens a Rotterdam. Parallelamente, si dedicò anche al teatro: dal 1964 iniziò a curare scenografie, realizzando costumi e allestimenti per diverse opere.

Nel 1973 il Museo d’Arte Moderna di Tokyo gli dedicò una mostra personale. Successivamente, nel 1977, fu inaugurato il suo Monumento al Partigiano a Bergamo, un’opera simbolica per la sua città natale. Nel 1979 Manzù donò molte delle sue opere allo Stato Italiano.

L’ultima grande realizzazione dell’artista fu un’imponente scultura in bronzo alta sei metri, collocata nel 1989 davanti alla sede delle Nazioni Unite a New York.

Giacomo Manzù si spense nel 1991 nella sua villa-museo di Campo del Fico, nel comune di Aprilia. La sua eredità artistica continua a essere un punto di riferimento per la scultura del XX secolo.

Questa mia opera realizzata con la tecnica della “Computer Art” è in suo omaggio e memoria.

Bruno Pollacci
Direttore dell’Accademia d’Arte di Pisa

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Informazioni sulla pubblicazione

Immagine di copertina – Photo credits: Bruno Pollacci
Immagine di Bruno Pollacci

Bruno Pollacci

Pittore. Nato a Lucca nel 1954, vive e lavora a Pisa. Ha conseguito il Diploma di Maturità Artistica presso il Liceo Artistico Statale di Lucca ed ha frequentato l'Accademia di Belle Arti di Firenze sotto la guida del Maestro Fernando Farulli. Ha iniziato l'attività artistica nel 1968. Nel 1978, con il pittore Marco Menghelli, ha fondato l'Accademia d'Arte di Pisa, che tutt'ora dirige e nella quale insegna Pittura e Disegno.

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