Il 26 luglio del 1893, a Berlino, in Germania, nasceva il pittore George Grosz. Si formò all’Accademia di Dresda e, in quel periodo, iniziò a realizzare disegni satirici e caricaturali, uno stile che in seguito caratterizzerà gran parte della sua pittura in modo originale. Soggiornando successivamente a Parigi, venne in contatto con le avanguardie cubiste e futuriste e rimase affascinato da Toulouse Lautrec, Honoré Daumier e Francisco Goya, le cui opere poté ammirare dal vivo.
Il suo linguaggio si inserì in un contesto assimilabile all’Espressionismo, con opere dal tono grottesco e allegorico. Non disdegnò nemmeno le complessità dei piani simultanei del cubismo e la semplificazione del disegno infantile, con un occhio al visionario e sempre con una graffiante e potente critica alla società corrotta e decadente. In seguito approdò alla “Nuova Oggettività” con perizia di particolari ed efficacia comunicativa. Tuttavia, nel 1933, con l’avvento del nazismo, il suo stile fu considerato “degenerato” e dovette fuggire negli Stati Uniti, dove insegnò a New York e successivamente ottenne anche la cittadinanza.
Fu, insieme a John Heartfield, l’inventore del fotomontaggio. Nel 1958 tornò in Germania, ma nel 1959, rientrando a casa di notte, completamente ubriaco, sbagliò porta e invece di aprire la porta di casa, aprì quella della cantina, cadendo rovinosamente e morendo.
Questa mia opera ad acquerello, carboncino ed acrilico è in suo omaggio e memoria.
Bruno Pollacci
Direttore dell’Accademia d’Arte di Pisa









