Il 31 luglio 1886, a Bayreuth, in Germania, si spegneva Franz Liszt, compositore e pianista tra i più straordinari del XIX secolo. A lungo sottovalutato dalla storiografia musicale, è stato spesso etichettato semplicemente come un virtuoso esibizionista, celebre per le sue stupefacenti capacità tecniche. In realtà, Liszt fu molto di più: un autentico gigante del Romanticismo, all’altezza di figure come Beethoven e Chopin, nonché un innovatore radicale che ha precorso linguaggi musicali del futuro.
Ne è esempio emblematico la Bagatella senza tonalità, opera in cui anticipa l’atonalità di Schoenberg, scardinando le convenzioni armoniche dell’epoca. La sua Sonata in Si minore, oggi considerata un capolavoro, rimase a lungo ignorata, segno di quanto la sua arte fosse avanti rispetto ai tempi.
Liszt fu una personalità complessa e affascinante: mistico e passionale, tormentato ma vitale, autore di una produzione musicale ricca di contrasti, in cui convivono pagine brillanti, oscure, meditative ed esoteriche.
Nato nel 1811 a Raiding, nell’allora Impero Austriaco, fu un enfant prodige. Studiò a Vienna con Czerny e Salieri, per poi trasferirsi a Parigi, dove intraprese una precoce carriera internazionale. Superato un periodo di crisi e depressione, trovò nuovo slancio nella fede e nella cultura. Frequentò le personalità più influenti del suo tempo, tra cui Berlioz, Mendelssohn e Chopin.
Nel 1833 conobbe la contessa Marie d’Agoult, da cui ebbe tre figli, tra cui Cosima, futura moglie di Richard Wagner. Negli anni Trenta e Quaranta compose opere fondamentali come Album d’un voyageur, 12 Études d’exécution transcendante, e avviò il ciclo Années de pèlerinage. Memorabile il suo celebre “duello pianistico” con Sigismond Thalberg nel 1837.
Nel 1840 iniziò il sodalizio con Schumann e Wagner, con cui condivise l’ideale della “musica dell’avvenire”. Dopo la rottura con Marie (1844), conobbe la principessa Caroline von Sayn-Wittgenstein (1847), che divenne la sua nuova compagna. Trasferitosi a Weimar nel 1848, visse un’intensa stagione creativa, dando vita ai suoi poemi sinfonici (Les Préludes, Mazeppa) e a composizioni pianistiche di altissimo livello come la Sonata in Si minore, i due Concerti per pianoforte, e il Totentanz.
Durante la rivoluzione del 1849, aiutò Wagner a fuggire da Dresda, rafforzando un’amicizia già profonda. Negli anni Sessanta, segnato da gravi lutti familiari (la morte di due figli), Liszt si avvicinò alla religione, entrando in convento e ricevendo gli ordini minori. La sua musica si orientò verso il sacro, con opere come il Cantico del sole di San Francesco, il Christus e la Missa Choralis.
Negli ultimi anni rinsaldò il legame con Wagner e continuò a comporre, sperimentando nuovi linguaggi musicali. Incontrò anche un giovanissimo Claude Debussy nel 1886, pochi mesi prima della sua morte, avvenuta a Bayreuth durante il festival wagneriano.
Questa mia opera, realizzata con la tecnica della “computer art”, è un omaggio alla sua memoria.
Bruno Pollacci
Direttore dell’Accademia d’Arte di Pisa









